Economia

Caso Monte dei Paschi

Dall'assemblea di Mps, ok ai Monti bond
Profumo: indipendenti, sostegno da Mancini

Via libera all'aumento di capitale da 4,5 miliardi finalizzato alla sottoscrizione dei titoli dal Tesoro. La Fondazione si dice pronta anche a un'azione di responsabilità nei confronti di Vigni e Mussari, ai vertici fino al 2011. Il presidente Profumo e l'ad Viola: siamo autonomi dalla politica. Sui derivati l'amministratore delegato promette chiarezza entro il 10 febbraio

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SIENA - L'assemblea del Monte dei Paschi ha dato l'ok alla delega per l'aumento di capitale da 4,5 miliardi per consentire l'emissione del prestito Monti bond da 3,9 miliardi, più 2 miliardi di interessi qualora il bond pubblico non fosse rimborsato fino al 2018. La Banca ha incassato il sostegno della Fondazione, primo azionista di Mps, espresso dal presidente Gabriello Mancini. E il management guidato da Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, nel riendicare discontinuità e indipendenza dalla politica, ha chiarito che farà di tutto per aumentare la redditivitá  -  come da piano industriale  -  e quindi riusci a rimborsare l'emissione, in arrivo a febbraio, entro cinque anni.

Gabriello Mancini, presidente del primo azionista, presente in assemblea con il 34% delle quote, ha letto un intervento per cui "la scelta del voto a favore é obbligata, per evitare esiti problematici". Mancini, che a luglio è in scadenza e con ogni probabilità non sarà rinnovato, ha espresso sostegno verso il nuovo management, e verso il piano di rilancio "basato su scelte coraggiose, e sul senso di responsabilità dimostrato dalle sigle sindacali della banca".

Mancini ha tenuto un profilo molto basso sulle vicende relative alle perdite su titoli strutturati che scuotono la banca e l'ambiente senese. Tra diversi mugugni dei piccoli azionisti, che ne chiedevano l'allontanamento, l'ente ha garantito "vigile attenzione sulle vicende che stanno emergendo sulla stampa nazionale, che non possiamo che stigmatizzare". A questo proposito, la fondazione si è detta "determinata a intraprendere tutte le azioni, inclusa quella di responsabilità, a tutela degli interessi propri e degli azionisti", e contro la gestione guidata fino al 2011 da Antonio Vigni e Giuseppe Mussari.

Il nuovo management, nel rispondere alle domande degli azionisti, ha rivendicato un ruolo di discontinuità con la passata gestione, e di indipendenza dalla politica, che tramite le amministrazioni di centrosinistra ha determinato per anni un'influenza decisiva sulle scelte di Mps e Fondazione Mps. "Siamo totalmente indipendenti dalla politica e la discontinuità dimostrata nelle nostre azioni prese dal 27 aprile scorso quando siamo stati nominati a oggi lo dimostrano nei fatti", ha detto il presidente di Banca Mps Alessandro Profumo. "L'ad Viola è indipendente e tutto il consiglio lo è", ha rimarcato Profumo, che ha aggiunto: "Vogliamo generare valore per la comunità senese e non altro. Non saremo un datore di lavoro di ultima istanza né acquirente di ultima istanza di aziende senesi. Noi non saremo il terminale di nessuno ma solo di voi azionisti, facendo bene il nostro mestiere. Se qualcuno identifica in Mps una banca che deve tornare ad essere un'ottima banca, faremo di tutto per renderlo contento".

L'amministratore delegato ha chiarito invece che entro il 10 febbraio il cda fará definitiva chiarezza su derivati e strutturati in pancia all'istituto. Nel chiedere comprensione per il ritardo di comunicazione al mercato rispetto ai rinvenimenti dello scorso novembre  -  "sono operazioni su cui non é stato facile fare chiarezza, solo dopo il licenziamento del direttore generale abbiamo potuto aprire tutti i cassetti, ed essendo societá quotata non potevamo fornire al mercato informazioni erronee"  -  Viola ha poi escluso che altri prodotti targati Mps come Nota Italia e come Patagonia possano riservare perdite "che non siano minori, anche se le ricognizioni sono tuttora in corso".