Economia

Caso Mps

Mussari chiede il rinvio dell'interrogatorio
Rizzo conferma le accuse sulla banda del 5%

L'ex presidente del Monte dei Paschi ottiene tempo dai Pm di Siena, ma garantisce: "Parlerò". Il supertestimone della vicenda a colloquio con la Guardia di Finanza di Roma ribadisce l'esistenza di "pagamenti riservati" ai dirigenti di Mps. Rimosse "volontariamente" le email di Mussari

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MILANO - Continua su più fronti giudiziari la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, la banca al centro del caos relativo ai contratti derivati. Oggi, infatti, sono stati ascoltati dagli inquirenti sia Antonio Rizzo, l'ex funzionario della banca d'affari Dresdner Bank, considerato il "supertestimone" di questa vicenda, che l'ex presidente del Monte dei Paschi e dell'Abi, Giuseppe Mussari. O meglio, quest'ultimo è sì arrivato al Palazzo di giustizia di Siena, intorno alle 15.30 di oggi pomeriggio, lasciandolo però in meno di mezz'ora, dopo aver manifestato ai Pm Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso, "la propria intenzione di rispondere a tutte le domande che gli verranno poste" in un prossimo interrogatorio, non oggi.

A riferirlo è stato l'avvocato di Mussari, Fabio Pisillo, precisando che la richiesta di rinvio dell'interrogatorio è stata avanzata in considerazione dell'impossibilità dell'altro difensore dell'ex presidente del Monte, Tullio Padovani, di essere presente oggi all'interrogatorio. L'avvocato Pisillo ha spiegato che Padovani ha presentato apposita istanza di differimento dell'interrogatorio sabato scorso, dichiarando il proprio impedimento. Padovani è infatti impegnato in Cassazione per un procedimento "già fissato da molto tempo". L'avvocato Pisillo, a nome di Mussari, ha quindi chiesto che "venga fissata un'altra data fin da giovedì di questa settimana al fine di consentirgli di rispondere all'interrogatorio assistito da entrambi i difensori". Dall'inchiesta sarebbe poi emerso che tutte le mail dell'ex presidente del Monte dei Paschi relative al periodo tra fine giugno e ottobre 2007 presenti sul suo pc e sul server di posta sarebbero state "rimosse volontariamente". La circostanza emerge da una informativa sull'inchiesta relativa all'aeroporto di Ampugnano e ora agli atti dell'inchiesta sull'acquisizione di Antonveneta.

Quanto al fronte di Rizzo, quest'ultimo è stato sentito, come persona informata sui fatti, in mattinata dal nucleo valutario della Guardia di Finanza, guidato da Giuseppe Bottillo, a Roma. L'incontro era previsto a Siena la settimana scorsa, ma era stato rinviato per motivi di salute. L'ex funzionario ha confermato le accuse nei confronti della "banda del 5%", che prendeva una percentuale illecita su ogni operazione. Secondo la sua deposizione c'erano inoltre "pagamenti riservati" ai vertici di Mps: tutte le accuse, che aveva già messo in un verbale di polizia giudiziaria nel 2008 (carte poi passate a Siena), sono così state confermate. Il "supertestimone" ha fatto anche i nomi dei funzionari di Dresdner che hanno partecipato alle riunioni in cui si affrontava la questione delle percentuali per i funzionari di Rocca Salimbeni. Persone che saranno sentite nei prossimi giorni dalla procura di Siena, che indaga sull'acquisizione di Antonveneta e sulla vicenda del derivato Alexandria. Rizzo ha infine confermato l'esistenza di due o tre nastri - depositati a Milano già nel 2008 - sui quali avrebbe registrato le conversazioni con gli altri funzionari della Dresdner nelle occasioni in cui si parlava di Mps. Mossa fatta su suggerimento dei legali e nel timore che, una volta denunciata l'anomalia relativa a Mps, nei suoi confronti potesse essere aperta una procedura di licenziamento.

Nel verbale del marzo del 2008, in particolare, Rizzo citava una cena con il funzionario della Dresdner, Michele Cortese - che sarà sentito nei prossimi giorni - nella quale quest'ultimo affermava che "Baldassarri e Pontone (capo area finanza e responsabile ufficio di Londra di Mps, ndr) avevano percepito una commissione indebita dell'operazione per il tramite di Lutifin. Mi disse che i due erano conosciuti come la banda del 5% perchè su ogni operazione prendevano una percentuale".