Economia

Ifil-Exor alterarono il prezzo di Fiat,
Grande Stevens sapeva di dire il falso

"Il comunicato del 24 agosto ha provocato una sensibile alterazione del corso dell'azione", nel senso che "ha subito una flessione assai minore rispetto a quella che avrebbe dovuto patire". Lo scrive il giudice Roberto Pallini del tribunale di Torino nelle motivazioni della sentenza di condanna di Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens

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MILANO - "Il comunicato del 24 agosto di fatto ha provocato una 'sensibile alterazione' del corso dell'azione Fiat, nel senso che esso ha subito una flessione assai minore rispetto a quella che avrebbe dovuto patire". Lo scrivono i giudici della Corte di appello di Torino nelle motivazioni della sentenza del processo Ifil-Exor con la quale il 21 febbraio scorso sono stati condannati a un anno e quattro mesi per aggiotaggio informativo Gianluigi Gabetti, ex presidente di Ifil, e l'avvocato Franzo Grande Stevens.

La vicenda riguarda l'operazione di equity swap, che permise nel 2005 a Ifil (oggi Exor) di mantenere il 30% di Fiat allo scadere del prestito convertendo delle banche. Se il comunicato "falso" e "idoneo a provocare, come di fatto provocò, una 'sensibile alterazione' del prezzo dell'azione Fiat" diramato da Ifil e dall'accomandita Giovanni Agnelli Sapaz fosse stato "veridico", scrivono i giudici nelle 73 pagine della sentenza, "il titolo avrebbe perso dopo il 24 agosto quasi il doppio rispetto alla discesa effettivamente registrata".

"Il comportamento tenuto da Grande Stevens davanti alla Consob non è quello del consulente legale ma quello, tipico, del concorrente nella decisione di diramare un comunicato che lui, non meno di Gabetti, sapeva essere falso".  I giudici si soffermano sul ruolo dell'avvocato Franzo Grande Stevens che - sostengono in risposta alle tesi della difesa - "non si è comportato affatto come un professionista esterno, ma ha agito e ha contribuito in modo decisivo".