Economia

Lo scandalo della carne cavallo
affonda le vendite di surgelati

Secondo un'indagine Coldiretti gli acquisti di primi piatti pronti, raù e prodotti congelati sono crollati del 30% con il ritiro di circa 200 diversi tipi di confezioni di prodotti alimentari in 24 diversi Paesi

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MILANO - L'Italia come la Francia: lo scandalo della carne di cavallo venduta come manzo affonda le vendite di primi piatti pronti, surgelati e ragù. Secondo una stima della Coldiretti gli acquisti sarebbero crollati addirittura del 30% con il ritiro di circa 200 diversi tipi di confezioni di prodotti alimentari in 24 diversi Paesi sulla base del monitoraggio effettuato dal portale eFoodAlert.net.

Gli allevatorei della Cia-Confederazione italiana agricoltori segnalano un calo delle vendite del 10% concofermando però che a scontare l'effetto fuga dei consumatori sono soprattutto i prodotti confezionati a base di carne bovina, con cali al supermercato che arrivano al 30 per cento. Soltanto il segmento dei piatti pronti - ricorda la Cia - in Italia genera un giro d'affari annuo di 330 milioni di euro nei canali della Gdo, di cui 80 milioni solo per i primi pronti freschi. In un anno il comparto ha fatto segnare un aumento delle quantità acquistate superiore al 5 per cento e oggi nel Bel Paese ci sono 31.955 imprese, soprattutto piccole, che producono piatti pronti, precotti e refrigerati".

Per questo, fa eco la Coldiretti, "per evitare il ripetersi in futuro di altre emergenze e dipanare ogni dubbio sulle effettive caratteristiche del cibo che si porta a tavola occorrono interventi strutturali come l'obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta per farla conoscere ai consumatori e scoraggiare il proliferare di passaggi che favoriscono le truffe".

Di più. Secondo lo stesso sondaggio, sei italiani su dieci adesso hanno paura a tavola dopo aver scoperto l'esistenza di un giro vorticoso di partite di carne che si spostano da un capo all'altro dell'Europa attraverso intermediazioni poco trasparenti che favoriscono il verificarsi di frodi ed inganni, a danno delle imprese e dei consumatori. "Una situazione che - sostiene la Coldiretti - non può essere affrontata semplicemente con un aumento momentaneo dei controlli perché è chiaro che si tratta di una truffa non occasionale, ma sistematica che ha coinvolto piccole aziende ma anche i grandi marchi dell'agroalimentare mondiale, dalla Buitoni a Star fino alla Findus".

Secondo Coldiretti per evitare danni economici e occupazionali, le piccole e le grandi aziende multinazionali dovrebbero valutare l'opportunità di evitare forniture di prodotti di dubbia qualità e di origine incerta per acquistare invece al giusto prezzo prodotti locali e certificati che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti.