PARIGI - Un accordo per recuperare competitività ed evitare la progressiva scomparsa dell'industria nazionale: l'accordo firmato alla Renault è un simbolo per il paese. L'azienda ridurrà il personale senza licenziamenti, aumenterà la produttività, ma in cambio promette di non chiudere impianti Oltralpe. Due sindacati hanno firmato e poiché rappresentano il 45 per cento dei dipendenti, l'intesa è considerata valida dalla legge. Una terza confederazione potrebbe decidere di unirsi agli altri, mentre resta l'opposizione della comunista Cgt, che ha sposato una linea massimalista in tutta l'industria francese.
L'accordo proposto da Carlos Ghosn è stato considerato da molti come un aut-aut, se non proprio come un ricatto. E gli stessi aggiungono che lui non ha dato molto in cambio: congelare per tre anni la parte variabile del suo stipendio non è un grosso sacrificio personale. Ma il presidente-amministratore delegato della Renault ha avuto il merito di porre sul tappeto il problema che mina l'economia francese: la sua mancanza di competitività. E di darsi un obiettivo: portare la produttività degli stabilimenti transalpini al livello di quelli spagnoli.
L'intesa, valida fino al 2016, poggia su cinque punti: 1) gli occupati diminuiranno del 15 per cento grazie alla non sostituzione di chi va in pensione e agli incentivi previsti per alcune forme di prepensionamento; 2) i salari saranno congelati per il 2013, mentre ci saranno discussioni annuali per il 2014 e il 2015. In cambio, l'azienda s'impegna ad aumentare i premi legati ai risultati finanziari se il margine operativo lordo supererà il 3%; 3) la direzione assicura che non ci saranno chiusure di stabilimenti: la produzione arriverà a 710mila vetture, con l'obiettivo di salire a 820mila dopo il 2020; 4) la mobilità interna resterà su base volontaria (e non obbligatoria, come avrebbe voluto Ghosn) e sarà temporanea, incentivata da aumenti salariali per il periodo del trasferimento; 5) tutti dovranno lavorare 35 ore alla settimana, visto che attualmente un certo numero di operai lavora di meno.
Secondo gli imprenditori e i commentatori liberali, si tratta di un accordo modello per tutta l'industria nazionale, un esempio da seguire. Si vedrà, ma la perdita di competitività è certamente il male principale dell'economia francese e l'accordo alla Renault è una delle possibili risposte.
L'accordo proposto da Carlos Ghosn è stato considerato da molti come un aut-aut, se non proprio come un ricatto. E gli stessi aggiungono che lui non ha dato molto in cambio: congelare per tre anni la parte variabile del suo stipendio non è un grosso sacrificio personale. Ma il presidente-amministratore delegato della Renault ha avuto il merito di porre sul tappeto il problema che mina l'economia francese: la sua mancanza di competitività. E di darsi un obiettivo: portare la produttività degli stabilimenti transalpini al livello di quelli spagnoli.
L'intesa, valida fino al 2016, poggia su cinque punti: 1) gli occupati diminuiranno del 15 per cento grazie alla non sostituzione di chi va in pensione e agli incentivi previsti per alcune forme di prepensionamento; 2) i salari saranno congelati per il 2013, mentre ci saranno discussioni annuali per il 2014 e il 2015. In cambio, l'azienda s'impegna ad aumentare i premi legati ai risultati finanziari se il margine operativo lordo supererà il 3%; 3) la direzione assicura che non ci saranno chiusure di stabilimenti: la produzione arriverà a 710mila vetture, con l'obiettivo di salire a 820mila dopo il 2020; 4) la mobilità interna resterà su base volontaria (e non obbligatoria, come avrebbe voluto Ghosn) e sarà temporanea, incentivata da aumenti salariali per il periodo del trasferimento; 5) tutti dovranno lavorare 35 ore alla settimana, visto che attualmente un certo numero di operai lavora di meno.
Secondo gli imprenditori e i commentatori liberali, si tratta di un accordo modello per tutta l'industria nazionale, un esempio da seguire. Si vedrà, ma la perdita di competitività è certamente il male principale dell'economia francese e l'accordo alla Renault è una delle possibili risposte.