MILANO - "La Consob ha forti poteri investigativi sul market abuse, ma non per altre materie di nostra competenza", per questo "una equiparazione di questi poteri, su fenomeni che generano allarme sociale, potrebbe essere ragionevolmente auspicabile". Lo ha dichiarato Giuseppe Vegas, presidente della Consob, nel corso di un convegno a Pavia dal titolo "L'informazione societaria a quarant'anni dalla Legge 216/1974. Imprese e investitori tra forma e sostanza". La richiesta di dare più poteri alla commissione su materie per cui oggi non li ha viene rivolta "al prossimo governo", perché senza una maggiore possibilità di investigare, anche su questioni che non riguardano direttamente il market abuse, "ci sono tempi lunghi, vanno chieste le carte anche all'estero con rogatorie e chi ha compiuto eventuali reati ha la possibilità di far sparire elementi di prova".
A tutela del risparmiatore servono "poche informazioni qualitative, chiare e comprensibili", sostiene Vegas. "Dobbiamo dare al risparmiatore un modello semplice", sottolineando come "i prospetti informativi siano arrivati a centinaia di pagine" con il rischio che "più c'è scritto meno si capisce". Per Vegas si è passati da un sistema nel quale "il contraente andava tutelato dalla truffa e non dall'errore", a una situazione per cui oggi "molti vogliono essere tutelati anche quando sbagliano", e in questo modo "si è creato un eccesso di informazioni e regolamentazioni", ovvero c'è stata una risposta "più quantitativa che qualitativa", che ha a volte, per l'attività investigativa della Consob porta a "dei risultati francamente ridicoli, con episodi più simili alla vendita della fontana di Trevi da parte di Totò". In questo senso, vegas ha fatto riferimento al recente caso dello sceicco interessato a investire nell'As Roma. Ci sono state "persone che ammantano di avere proprietà in Medio Oriente per comprare una società" e anche se "il buon senso avrebbe detto di non crederci, abbiamo dovuto seguire una certa procedura e fare controlli, per non farci dire che non davamo informazioni corrette". Il modello a cui aspirare per la comunicazione, secondo vegas, è quello del "settimo comandamento" che ha "solo due parole: non rubare", mentre per esprimere lo stesso concetto, nel codice italiano se ne usano molte di più e, si è domandato retoricamente il presidente della Consob, "dai tempi di Mosè i furti sono aumentati o diminuiti?".
A tutela del risparmiatore servono "poche informazioni qualitative, chiare e comprensibili", sostiene Vegas. "Dobbiamo dare al risparmiatore un modello semplice", sottolineando come "i prospetti informativi siano arrivati a centinaia di pagine" con il rischio che "più c'è scritto meno si capisce". Per Vegas si è passati da un sistema nel quale "il contraente andava tutelato dalla truffa e non dall'errore", a una situazione per cui oggi "molti vogliono essere tutelati anche quando sbagliano", e in questo modo "si è creato un eccesso di informazioni e regolamentazioni", ovvero c'è stata una risposta "più quantitativa che qualitativa", che ha a volte, per l'attività investigativa della Consob porta a "dei risultati francamente ridicoli, con episodi più simili alla vendita della fontana di Trevi da parte di Totò". In questo senso, vegas ha fatto riferimento al recente caso dello sceicco interessato a investire nell'As Roma. Ci sono state "persone che ammantano di avere proprietà in Medio Oriente per comprare una società" e anche se "il buon senso avrebbe detto di non crederci, abbiamo dovuto seguire una certa procedura e fare controlli, per non farci dire che non davamo informazioni corrette". Il modello a cui aspirare per la comunicazione, secondo vegas, è quello del "settimo comandamento" che ha "solo due parole: non rubare", mentre per esprimere lo stesso concetto, nel codice italiano se ne usano molte di più e, si è domandato retoricamente il presidente della Consob, "dai tempi di Mosè i furti sono aumentati o diminuiti?".