MILANO - La flessibilità "controllata" sfruttando appieno i margini di manovra esistenti nel patto di stabilità e nel patto fiscale sulle politiche di bilancio, l'adozione di misure efficaci per la crescita e contrastare la disoccupazione di lunga durata e giovanile "sarebbe il miglior messaggio per contrastare la marea montante del populismo e la disaffezione nei confronti dell'Enione europea". E' questa l'indicazione centrale contenuta nella lettera che il premier uscente, Mario Monti, ha consegnato ieri sera ai 26 "colleghi" del Consiglio europeo nella sua ultima uscita da capo del governo. In cinque pagine, Monti rievoca il percorso dell'italia sotto il governo tecnico, i risultati raggiunti e i rischi che corre l'Europa se non dimostra capacità di innovazione politica. Da parte del Professore è arrivato una sorta di avvertimento ai suoi connazionali, quando ha ricordato che il caso italiano "impressiona" e "preoccupa" ed è anche ora - in questa fase di incertezza politica - molto seguito.
Monti sottolinea che "l'esperienza italiana dimostra che la pressione dei mercati e gli imperativi di finanza pubblica rappresentano una spinta necessaria per avviare riforme a lungo rinviate, ma che è necessaria una strategia più articolata per garantire il successo di un processo di aggiustamento economico che si dipana lungo un arco temporale prolungato". Il confronto tra i capi di Stato e governo va focalizzato "su una nuova nozione di 'consolidamento orientato alla crescita' esplorando modalità atte ad ampliare i margini di manovra nelle politiche di bilancio, preservando nel contempo la credibilità del percorso di risanamento delle finanze pubbliche". Tre i terreni di azione immediata: strumenti più efficaci per affrontare i costi sociali della crisi soprattutto l'alto tasso di disoccupazione e in particolare quella giovanile; mobilitare tutte le leve finanziarie Ue, in particolare i fondi strutturali; procedere nel confronto sugli 'accordi contrattuali' tra gli Stati e la Ue per "ricompensare" chi si impegna ad attuare riforme difficili.
La ricetta di Monti è stata condivisa da Angela Merkel, che nella conferenza stampa di conclusione ha detto di trovare "pienamente giusto che l'Italia con un deficit pubblico sotto il 3% possa avere maggiore spazio sugli investimenti come stabilito dalla parte preventiva delle regole del patto di stabilità". La cancelliera ha poi detto di non essersi mai espressa sul tipo di coalizioni di governo italiane e che si augura, in ogni caso, che il paese abbia un governo "il più rapidamente possibile".
Sul terreno della crescita - però - la prima giornata di vertice si era conclusa senza grandi passi avanti. Come atteso, infatti, i capi di Stato e governo hanno raggiunto un accordo per un equilibrio tra il rigore di bilancio e azioni pro crescita, pur senza specificare in che cosa questo si tradurrà. Viene riconosciuta la possibilità di sfruttare i margini di manovra per non tenere conto della spesa per certi investimenti pubblici quando si valuta la posizione di bilancio dei paesi con un deficit sotto il 3% del Pil e vicino al pareggio. Su questo Monti ha dato battaglia in questi mesi. Il vero negoziato sui termini di questa apertura è però tutto da fare. In ogni caso, si tratta dello stesso principio già affermato al vertice di tre mesi fa.
Monti sottolinea che "l'esperienza italiana dimostra che la pressione dei mercati e gli imperativi di finanza pubblica rappresentano una spinta necessaria per avviare riforme a lungo rinviate, ma che è necessaria una strategia più articolata per garantire il successo di un processo di aggiustamento economico che si dipana lungo un arco temporale prolungato". Il confronto tra i capi di Stato e governo va focalizzato "su una nuova nozione di 'consolidamento orientato alla crescita' esplorando modalità atte ad ampliare i margini di manovra nelle politiche di bilancio, preservando nel contempo la credibilità del percorso di risanamento delle finanze pubbliche". Tre i terreni di azione immediata: strumenti più efficaci per affrontare i costi sociali della crisi soprattutto l'alto tasso di disoccupazione e in particolare quella giovanile; mobilitare tutte le leve finanziarie Ue, in particolare i fondi strutturali; procedere nel confronto sugli 'accordi contrattuali' tra gli Stati e la Ue per "ricompensare" chi si impegna ad attuare riforme difficili.
La ricetta di Monti è stata condivisa da Angela Merkel, che nella conferenza stampa di conclusione ha detto di trovare "pienamente giusto che l'Italia con un deficit pubblico sotto il 3% possa avere maggiore spazio sugli investimenti come stabilito dalla parte preventiva delle regole del patto di stabilità". La cancelliera ha poi detto di non essersi mai espressa sul tipo di coalizioni di governo italiane e che si augura, in ogni caso, che il paese abbia un governo "il più rapidamente possibile".
Sul terreno della crescita - però - la prima giornata di vertice si era conclusa senza grandi passi avanti. Come atteso, infatti, i capi di Stato e governo hanno raggiunto un accordo per un equilibrio tra il rigore di bilancio e azioni pro crescita, pur senza specificare in che cosa questo si tradurrà. Viene riconosciuta la possibilità di sfruttare i margini di manovra per non tenere conto della spesa per certi investimenti pubblici quando si valuta la posizione di bilancio dei paesi con un deficit sotto il 3% del Pil e vicino al pareggio. Su questo Monti ha dato battaglia in questi mesi. Il vero negoziato sui termini di questa apertura è però tutto da fare. In ogni caso, si tratta dello stesso principio già affermato al vertice di tre mesi fa.