MILANO - Un brutto precedente, una decisione infausta, un tabù infranto. La scelta dell'Eurogruppo di dare il benestare al salvataggio di Cipro in cambio di mettere mano ai depositi bancari dell'isola è stata accolta con il previsto arretramento dei mercati. Gli analisti finanziari, che già durante il fine settimana avevano messo in guardia dalla pericolosità della decisione, hanno rilasciato i primi commenti, anche se si attende il pacchetto di misure definitivo per un giudizio puntuale. La stessa Bce, infatti, per bocca di Joerg Asmussen ha confermato la possibilità del Parlamento di Nicosia di modificare l'impianto del "contributo di solidarietà", il cui gettito previsto dovrà comunque rimanere intorno a 5,8 miliardi.
In attesa dunque del voto del Parlamento - che è stato rimandato a domani - e dell'impalcatura definitiva della tassa, restano le valutazioni espresse sulla prima ipotesi, quella di un balzello del 6,75% e del 9,9% per i depositi rispettivamente sotto e sopra i 100mila euro. Il minimo comun denominatore delle analisi è dato dal fatto che si crea così un precedente; a ciò si aggiunge la mancata diversificazione tra i piccoli e i grandi depositi, tema cruciale soprattutto nell'ottica dei cittadini comuni.
Quest'ultimo punto è stato accolto con sorpresa da Unicredit, che si attendeva una protezione dei depositi di minore entità - ad esempio sotto i 25mila euro - e una incidenza maggiore su quelli di grande entità. Il commento a caldo degli analisti di Piazza Cordusio sembra aver fatto da traccia per le modifiche allo studio, tanto che ora le indiscrezioni riportate dal Wsj danno possibile un ritocco delle aliquote al 3% per i depositi fino a 100mila euro, del 10% fino a 500mila e quindi del 15%. Questa distinzione dovrebbe prevalere rispetto a quella relativa alla "nazionalità" dei depositi. Anche la Commissione Ue sembra spingere per avere una soluzione più progressiva.
Secondo la ricostruzione di Barclays, il 55% dei depositi (37,6 miliardi) rientra nella categoria superiore a 100mila euro. Assumendo che la maggior parte dei depositi stranieri - e si è a lungo detto come si tratti in gran parte di denaro legato alla Russia - rientrano in questa fascia (25,5 miliardi), significherebbe che circa 12 miliardi di depositi domestici sarebbero colpiti.

Resta l'unicità di una decisione mai adottata prima in Europa: la ricapitalizzazione delle banche (necessità stimata tra 10 e 12 miliardi, il 60% circa del Pil di Cipro) passerà per la metà attraverso i depositanti. Le vie alternative, cioè un intervento pubblico o una soluzione "alla greca", non sarebbero state praticabili. Nel primo caso sarebbe esploso il problema del debito (sarebbe arrivato al 145% del Pil); nel secondo si sarebbe indebolita ulteriormente la posizione delle banche, perché un haircut del debito avrebbe colpito in primis gli istituti ciprioti stessi, i maggiori sottoscrittori di titoli di Stato - che non sono molto diffusi all'estero. Per la banca inglese, quest'insieme di misure resterà comunque un unicum in Europa, così come lo è stata la ristrutturazione del debito di Atene.

Sarà anche un episodio isolato, ma secondo l'agenzia di rating Moody's il prelievo forzoso potrebbe avere conseguenze negative per i rating delle banche europee. La decisione ha infatti "pesanti conseguenze" per i risparmiatori non solo a Cipro, ma anche per i creditori di banche in altri Paesi europei, aumentando nel contempo i rischi di una fuga di capitali da altri Paesi in difficoltà dell'Eurozona. Le conseguenze dirette del prelievo dovrebbero restare limitate, dice Moody's, ma si tratta di un punto di svolta a livello di politiche europee: "Con la decisione - scrive l'agenzia - si è avviato un passo importante per limitare, o addirittura eliminare, la tutela sistemica dei creditori bancari in tutta europa". In questo modo, i responsabili politici europei "dimostrano di essere disponibili a rischiare turbolenze più consistenti sui mercati finanziari, nel perseguimento di obiettivi politici".
La posizione dell'agenzia di rating e il nesso con la politica era stata in qualche modo anticipata da Morgan Stanley, che in un report mattutino aveva sottolineato come "l'introduzione di un prelievo sui depositi bancari" a Cipro "sembra aver rotto un altro tabù". Per gli analisti si è trattato probabilmente dell'esito di un'attività combinata tra le varie autorità europee. Quasi un monito - si potrebbe interpretare - nei confronti del modello finanziario cipriota (che pesa otto volte il valore dell'economia reale) e della necessità di una maggiore trasparenza nella finanza. Una decisione che "va al di là del mercato e delle nostre aspettative, sollevando timori di un possibile errore politico e che potrebbe causare un rischio sostanziale di contagio" a Paesi periferici.
In attesa dunque del voto del Parlamento - che è stato rimandato a domani - e dell'impalcatura definitiva della tassa, restano le valutazioni espresse sulla prima ipotesi, quella di un balzello del 6,75% e del 9,9% per i depositi rispettivamente sotto e sopra i 100mila euro. Il minimo comun denominatore delle analisi è dato dal fatto che si crea così un precedente; a ciò si aggiunge la mancata diversificazione tra i piccoli e i grandi depositi, tema cruciale soprattutto nell'ottica dei cittadini comuni.
Quest'ultimo punto è stato accolto con sorpresa da Unicredit, che si attendeva una protezione dei depositi di minore entità - ad esempio sotto i 25mila euro - e una incidenza maggiore su quelli di grande entità. Il commento a caldo degli analisti di Piazza Cordusio sembra aver fatto da traccia per le modifiche allo studio, tanto che ora le indiscrezioni riportate dal Wsj danno possibile un ritocco delle aliquote al 3% per i depositi fino a 100mila euro, del 10% fino a 500mila e quindi del 15%. Questa distinzione dovrebbe prevalere rispetto a quella relativa alla "nazionalità" dei depositi. Anche la Commissione Ue sembra spingere per avere una soluzione più progressiva.
Secondo la ricostruzione di Barclays, il 55% dei depositi (37,6 miliardi) rientra nella categoria superiore a 100mila euro. Assumendo che la maggior parte dei depositi stranieri - e si è a lungo detto come si tratti in gran parte di denaro legato alla Russia - rientrano in questa fascia (25,5 miliardi), significherebbe che circa 12 miliardi di depositi domestici sarebbero colpiti.

Resta l'unicità di una decisione mai adottata prima in Europa: la ricapitalizzazione delle banche (necessità stimata tra 10 e 12 miliardi, il 60% circa del Pil di Cipro) passerà per la metà attraverso i depositanti. Le vie alternative, cioè un intervento pubblico o una soluzione "alla greca", non sarebbero state praticabili. Nel primo caso sarebbe esploso il problema del debito (sarebbe arrivato al 145% del Pil); nel secondo si sarebbe indebolita ulteriormente la posizione delle banche, perché un haircut del debito avrebbe colpito in primis gli istituti ciprioti stessi, i maggiori sottoscrittori di titoli di Stato - che non sono molto diffusi all'estero. Per la banca inglese, quest'insieme di misure resterà comunque un unicum in Europa, così come lo è stata la ristrutturazione del debito di Atene.

Sarà anche un episodio isolato, ma secondo l'agenzia di rating Moody's il prelievo forzoso potrebbe avere conseguenze negative per i rating delle banche europee. La decisione ha infatti "pesanti conseguenze" per i risparmiatori non solo a Cipro, ma anche per i creditori di banche in altri Paesi europei, aumentando nel contempo i rischi di una fuga di capitali da altri Paesi in difficoltà dell'Eurozona. Le conseguenze dirette del prelievo dovrebbero restare limitate, dice Moody's, ma si tratta di un punto di svolta a livello di politiche europee: "Con la decisione - scrive l'agenzia - si è avviato un passo importante per limitare, o addirittura eliminare, la tutela sistemica dei creditori bancari in tutta europa". In questo modo, i responsabili politici europei "dimostrano di essere disponibili a rischiare turbolenze più consistenti sui mercati finanziari, nel perseguimento di obiettivi politici".
La posizione dell'agenzia di rating e il nesso con la politica era stata in qualche modo anticipata da Morgan Stanley, che in un report mattutino aveva sottolineato come "l'introduzione di un prelievo sui depositi bancari" a Cipro "sembra aver rotto un altro tabù". Per gli analisti si è trattato probabilmente dell'esito di un'attività combinata tra le varie autorità europee. Quasi un monito - si potrebbe interpretare - nei confronti del modello finanziario cipriota (che pesa otto volte il valore dell'economia reale) e della necessità di una maggiore trasparenza nella finanza. Una decisione che "va al di là del mercato e delle nostre aspettative, sollevando timori di un possibile errore politico e che potrebbe causare un rischio sostanziale di contagio" a Paesi periferici.