MILANO - Cipro spalle al muro per colpa del suo sistema bancario. L'ipertrofia dell'apparato finanziario dell'isola mediterranea è additata come la causa principe dei suoi mali, ai quali si sta cercando di porre rimedio in mezzo a mille difficoltà. Nel tempo, un boom guidato dall'eccesso di credito ha generato, già prima della crisi del 2008, gli squilibri di sistema che sono arrivati a un punto irreversibile con la crisi globale, l'impossibilità di finanziarsi sui mercati dopo il taglio del rating sovrano e l'haircut del debito greco, al quale le banche cipriote erano pesantemente esposte (insieme col settore residenziale).
Nel periodo tra il 2004 e il 2008 il Pil di Cipro è cresciuto a un ritmo superiore al 3,5% l'anno, spinto dall'esplosione dei servizi finanziari e dal boom del settore delle costruzioni. Quest'ultimo, insieme all'aumento dei consumi, ha permesso di aumentare le entrate dello Stato. Ma nello stesso periodo si gettavano le basi per il rischio-crack: incremento del debito nel settore privato dal 160% del Pil del 2004 al 235% del 2008, 28 miliardi di esposizione sulla Grecia tra bond governativi e mutui ai privati, crescente deficit delle partite correnti di Nicosia (dal 5 al 17% circa tra il 2004 e il 2008).
Oltre che con crescenti squilibri di bilancio, Cipro si è presentato all'appuntamento con la crisi con un sistema bancario sovradimensionato. Alla fine dello scorso anno gli asset complessivi contavano per il 700% del Pil, ma in passato (nel giugno 2011) si è arrivati a superare l'800%. La situazione rappresenta certo un unicum, ma ci si può domandare, come hanno fatto i ricercatori dell'Università della Pennsylvania Wharton School, cosa succeda nel resto del mondo.

Complessivamente, le 100 maggiori banche (a metà 2012) mettevano insieme asset per 99mila miliardi di dollari, contro un Pil globale di 72mila miliardi. Dal grafico si nota come bastino una manciata di istituti (una decina) per sommare asset pari alla metà del Prodotto lordo del mondo intero. Quali sono dunque i Paesi "più esposti" alle loro banche? Al di là di Cipro, senza troppe sorprese, svetta la Svizzera. La sola Ubs ha asset pari al 238% del Pil elevetico. Certo questo non significa che il destino dei sistemi sia comune, perché la solidità degli istituti è altra cosa. Ma è un curioso metro per vedere come stanno le cose. Nella galleria del Wsj gli altri casi emblematici, l'Italia non rientra nella top ten con un rapporto del 156%.
CLASSIFICA: i Paesi più esposti alle loro banche
Nel periodo tra il 2004 e il 2008 il Pil di Cipro è cresciuto a un ritmo superiore al 3,5% l'anno, spinto dall'esplosione dei servizi finanziari e dal boom del settore delle costruzioni. Quest'ultimo, insieme all'aumento dei consumi, ha permesso di aumentare le entrate dello Stato. Ma nello stesso periodo si gettavano le basi per il rischio-crack: incremento del debito nel settore privato dal 160% del Pil del 2004 al 235% del 2008, 28 miliardi di esposizione sulla Grecia tra bond governativi e mutui ai privati, crescente deficit delle partite correnti di Nicosia (dal 5 al 17% circa tra il 2004 e il 2008).
Oltre che con crescenti squilibri di bilancio, Cipro si è presentato all'appuntamento con la crisi con un sistema bancario sovradimensionato. Alla fine dello scorso anno gli asset complessivi contavano per il 700% del Pil, ma in passato (nel giugno 2011) si è arrivati a superare l'800%. La situazione rappresenta certo un unicum, ma ci si può domandare, come hanno fatto i ricercatori dell'Università della Pennsylvania Wharton School, cosa succeda nel resto del mondo.
Complessivamente, le 100 maggiori banche (a metà 2012) mettevano insieme asset per 99mila miliardi di dollari, contro un Pil globale di 72mila miliardi. Dal grafico si nota come bastino una manciata di istituti (una decina) per sommare asset pari alla metà del Prodotto lordo del mondo intero. Quali sono dunque i Paesi "più esposti" alle loro banche? Al di là di Cipro, senza troppe sorprese, svetta la Svizzera. La sola Ubs ha asset pari al 238% del Pil elevetico. Certo questo non significa che il destino dei sistemi sia comune, perché la solidità degli istituti è altra cosa. Ma è un curioso metro per vedere come stanno le cose. Nella galleria del Wsj gli altri casi emblematici, l'Italia non rientra nella top ten con un rapporto del 156%.
CLASSIFICA: i Paesi più esposti alle loro banche