MILANO - Una normativa per rendere più trasparente l'utilizzo delle carte di pagamento e agevolarne la diffusione, anche in considerazione dei tentativi di ridurre l'uso del contante - si vedano le iniziative del governo Monti a riguardo - per limitare il nero. Ma una potenziale arma a doppio taglio, che se non venisse ben calibrata rischierebbe di trasformarsi in un conto miliardario proprio per quei consumatori che si dovrebbero tutelare.
Il settore dei pagamenti tramite carte è all'attenzione di Bruxelles. La Commissione Europea ha rilasciato un libro verde al riguardo - che a dire il vero è ad ampio respiro e tocca anche gli ambiti di internet e dei pagamenti via telefono - e probabilmente entro l'estate sarà chiamata ad esprimersi in termini concreti sulla regolamentazione del settore. "La discussione si è concentrata finora sulle commissioni interbancarie", spiega a proposito Lucia Leonelli - professore associato di economia degli intermediari finanziari a Tor Vergata. Il motivo è presto detto. Semplificando il meccanismo, "quando un consumatore acquista un prodotto in un negozio e paga con la carta, la banca dell'esercente deve pagare una commissione all'istituto del titolare della carta stessa", spiega la docente.
La Commissione è al lavoro proprio per ridurre queste commissioni, sperando che i risparmi si trasmettano alle commissioni pagate dai commercianti sulle transazioni effettuate con le carte e quindi ai consumatori. Ma il passaggio potrebbe non essere così immediato. "In Spagna le commissioni sono state ridotte per legge di oltre il 57% tra il 2006 e il 2010", spiega Leonelli citando uno studio dell'Università Rey Juan Carlos di Madrid. Ebbene, in questo periodo i costi per i consumatori sono aumentati del 50% con un carico aggiuntivo di 2,35 miliardi per usare le proprie carte. Cosa è accaduto? "Una delle ipotesi dello studio è che con le commissioni più basse, le banche emittenti abbiano dovuto compensare le minori entrate - mentre i costi dei servizi finanziari rimanevano gli stessi o addirittura aumentavano - per far funzionare il sistema. Lo hanno fatto scaricando le spese sugli utenti", aumentando loro i canoni per mantenere le carte.
L'effetto paradossale, oltre all'aumento dei costi per i consumatori, "è che si è tornati a un uso massiccio del contante, con evidenti problemi per il sommerso". Proprio quello che si vorrebbe scongiurare. Fatte le debite proporzioni e sottolineate le differenze tra i due Paesi, "a partire dal fatto che in Spagna vengono effettuate 47 operazioni di pagamento annue pro capite, mentre in Italia sono circa la metà", non è da escludere che anche per gli italiani un eventuale cambio di normativa senza i giusti accorgimenti porti le stesse conseguenze. E già il Belpaese ha un ritardo notevole rispetto all'Europa, dove il contante è sceso al 70% circa delle transazioni, contro il 90% italiano. Per Leonelli la parola d'ordine a Bruxelles deve essere "trasparenza. In primo luogo nei contratti dei clienti che disciplinano il rapporto tra chi usa le carte e chi offre quei servizi. Poi sul versante dei costi, in modo che tutti sappiano che determinati servizi espongono il consumatore a determinate spese. Con un'informazione chiara si dà la possibilità di confrontare le alternative e scegliere la più conveniente, e si favorisce la concorrenza".
Il settore dei pagamenti tramite carte è all'attenzione di Bruxelles. La Commissione Europea ha rilasciato un libro verde al riguardo - che a dire il vero è ad ampio respiro e tocca anche gli ambiti di internet e dei pagamenti via telefono - e probabilmente entro l'estate sarà chiamata ad esprimersi in termini concreti sulla regolamentazione del settore. "La discussione si è concentrata finora sulle commissioni interbancarie", spiega a proposito Lucia Leonelli - professore associato di economia degli intermediari finanziari a Tor Vergata. Il motivo è presto detto. Semplificando il meccanismo, "quando un consumatore acquista un prodotto in un negozio e paga con la carta, la banca dell'esercente deve pagare una commissione all'istituto del titolare della carta stessa", spiega la docente.
La Commissione è al lavoro proprio per ridurre queste commissioni, sperando che i risparmi si trasmettano alle commissioni pagate dai commercianti sulle transazioni effettuate con le carte e quindi ai consumatori. Ma il passaggio potrebbe non essere così immediato. "In Spagna le commissioni sono state ridotte per legge di oltre il 57% tra il 2006 e il 2010", spiega Leonelli citando uno studio dell'Università Rey Juan Carlos di Madrid. Ebbene, in questo periodo i costi per i consumatori sono aumentati del 50% con un carico aggiuntivo di 2,35 miliardi per usare le proprie carte. Cosa è accaduto? "Una delle ipotesi dello studio è che con le commissioni più basse, le banche emittenti abbiano dovuto compensare le minori entrate - mentre i costi dei servizi finanziari rimanevano gli stessi o addirittura aumentavano - per far funzionare il sistema. Lo hanno fatto scaricando le spese sugli utenti", aumentando loro i canoni per mantenere le carte.
L'effetto paradossale, oltre all'aumento dei costi per i consumatori, "è che si è tornati a un uso massiccio del contante, con evidenti problemi per il sommerso". Proprio quello che si vorrebbe scongiurare. Fatte le debite proporzioni e sottolineate le differenze tra i due Paesi, "a partire dal fatto che in Spagna vengono effettuate 47 operazioni di pagamento annue pro capite, mentre in Italia sono circa la metà", non è da escludere che anche per gli italiani un eventuale cambio di normativa senza i giusti accorgimenti porti le stesse conseguenze. E già il Belpaese ha un ritardo notevole rispetto all'Europa, dove il contante è sceso al 70% circa delle transazioni, contro il 90% italiano. Per Leonelli la parola d'ordine a Bruxelles deve essere "trasparenza. In primo luogo nei contratti dei clienti che disciplinano il rapporto tra chi usa le carte e chi offre quei servizi. Poi sul versante dei costi, in modo che tutti sappiano che determinati servizi espongono il consumatore a determinate spese. Con un'informazione chiara si dà la possibilità di confrontare le alternative e scegliere la più conveniente, e si favorisce la concorrenza".