Fiat, Elkann: "Noi non licenziamo".
Marchionne: "Pesa l'incertezza politica"
Il presidente del gruppo automobilistico ha dichiarato che non chiuderà stabilimenti e non farà licenziamenti, grazie al nuovo piano. Il gruppo è in forte crescita e in utile. "E deve crescere ancora, il nonno sarebbe contento". Marchionne: "target centrati" e "pareggio di bilancio per il 2016"
MILANO - "Diversi costruttori sono entrati in crisi profonda e hanno annunciato chiusure di stabilimenti e licenziamenti. Ma noi no: noi manterremo l'occupazione". Lo ha detto il presidente della Fiat, John Elkann, aprendo l'assemblea degli azionisti. "Dopo aver considerato - ha aggiunto - le varie alternative, Sergio Marchionne e la sua squadra sono giunti a conclusioni opposte. La strada che è stata scelta è ambiziosa: puntare sui marchi di eccellenza del gruppo per aumentare la nostra presenza sui mercati di tutto il mondo".
"Fiat-Chrysler è un gruppo forte, in crescita e attento alla sostenibilità. Quando parlo della forza di Fiat-Chrysler - ha detto Elkann - mi riferisco ai suoi numeri: nel 2012 i ricavi hanno sfiorato gli 84 miliardi di euro, l'utile della gestione ordinaria ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Abbiamo venduto più di 4 milioni di automobili e veicoli commerciali".
Elkann ha poi ricordato che in occas…
"Fiat-Chrysler è un gruppo forte, in crescita e attento alla sostenibilità. Quando parlo della forza di Fiat-Chrysler - ha detto Elkann - mi riferisco ai suoi numeri: nel 2012 i ricavi hanno sfiorato gli 84 miliardi di euro, l'utile della gestione ordinaria ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Abbiamo venduto più di 4 milioni di automobili e veicoli commerciali".
Elkann ha poi ricordato che in occas…
MILANO - "Diversi costruttori sono entrati in crisi profonda e hanno annunciato chiusure di stabilimenti e licenziamenti. Ma noi no: noi manterremo l'occupazione". Lo ha detto il presidente della Fiat, John Elkann, aprendo l'assemblea degli azionisti. "Dopo aver considerato - ha aggiunto - le varie alternative, Sergio Marchionne e la sua squadra sono giunti a conclusioni opposte. La strada che è stata scelta è ambiziosa: puntare sui marchi di eccellenza del gruppo per aumentare la nostra presenza sui mercati di tutto il mondo".
"Fiat-Chrysler è un gruppo forte, in crescita e attento alla sostenibilità. Quando parlo della forza di Fiat-Chrysler - ha detto Elkann - mi riferisco ai suoi numeri: nel 2012 i ricavi hanno sfiorato gli 84 miliardi di euro, l'utile della gestione ordinaria ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Abbiamo venduto più di 4 milioni di automobili e veicoli commerciali".
Elkann ha poi ricordato che in occasione del centenario Fiat, l'avvocato Agnelli ebbe a dire: "ci hanno detto tante volte che siamo diventati troppo grandi, troppo ingombranti, ma sono cose che può dire solo chi non ha l'idea delle dimensioni della concorrenza con cui ci misuriamo: siamo troppo piccoli. La Fiat deve crescere ancora". "Questo imperativo - ha concluso - con Sergio e con tutte le persone che lavorano in Fiat-Chrysler, ce l'abbiamo chiaro e penso che mio nonno sarebbe orgoglioso di quello che abbiamo fatto in questi dieci anni".
All'assemblea è poi intervenuto Sergio Marchionne, l'amministratore delegato del gruppo: "Tutti gli obiettivi fissati per il 2012 sono stati raggiunti o superati". Marchionne ha ricordato che i ricavi conseguiti ammontano a 84 miliardi, in crescita del 12%, mentre l'utile è di 1,4 miliardi di euro. Nessun dividendo agli azionisti "per mantenere un'elevata liquidità", ha spiegato. Quanto allo scenario, nel mercato europeo rimangono significativi livelli di incertezza. "Tuttavia, a fine aprile, quando pubblicheremo i dati del secondo trimestre aggiorneremo i target 2013", ha spiegato il numero uno di Fiat. Per il mercato dell'auto, comunque, il 2013 "sarebbe il sesto anno consecutivo di contrazione, con un risultato peggiore delle previsioni", che la Fiat ha preso come base per i target 2013", ha aggiunto l'ad del Lingotto. Per quanto riguarda i target, il gruppo prevede di generare un fatturato di 88-92 miliardi per l'anno in corso, con un risultato di gestione compreso nella forchetta 4-4,5 miliardi e un utile netto di 1,2-1,5 miliardi con un indebitamento intorno a 7 miliardi di euro.
Sul gruppo pesa l'incertezza politica. "L'incertezza politica va certamente ad impattare sui costi finanziari dell'azienda, la Fiat è certamente condizionata dallo spread. Più continua questa incertezza peggio è per chi continua a fare industria in questo Paese. Serve un governo in fretta". Cosi Sergio Marchionne, nel corso della conferenza stampa al termine dell'assemblea degli azionisti. Marchionne ha, comunque, confermato la volontà di non cambiare i piani. "Spero non succeda mai - ha concluso - che il livello di incertezza politica in questo Paese diventi tale da metterci in condizioni da non poter andare avanti". Il manager è poi tornato a scherzare su Maurizio Crozza: "'Non condivido la mia imitazione, gli ho consigliato di migliorarla. Imita gli altri molto meglio di me. E' una persona estremamente piacevole, abbiamo parlato di tutto e di tutti. Non abbiamo deciso di fare niente", ha aggiunto in merito alla possibilità che il comico girasse uno spot per Fiat.
Il gruppo Fiat dieci anni fa era "in profondo rosso, sull'orlo dell'estinzione". "La realtà di allora non esiste più - ha spiegato - i ricavi sono più che triplicati, allora erano totalmente sbilanciati verso l'Europa. Eravamo l'undicesimo costruttore mondiale, ora siamo i settimi. Siamo anni luce lontani da allora". "Entro il 2015-2016 raggiungeremo il pareggio di bilancio in Europa". Marchionne ha spiegato che questo sarà possibile "grazie all'esecuzione del piano coraggioso, illustrato il 30 ottobre agli analisti finanziari, che io stesso ho definito 'non per i deboli di cuore". "Abbiamo deciso di avviare una nuova direzione strategica, in risposta alle difficoltà del mercato europeo e alle tendenze in atto nella domanda e nelle preferenze dei clienti. Vogliamo toglierci dalla mischia dei marchi generalisti e andare a competere nella parte alta e meno affollata del mercato". Marchionne ha sottolineato poi che sia per l'America del Nord che per l'America Latina è prevista una crescita "moderata", mentre anche l'Asia dovrebbe registrare un aumento grazie alla spinta di India e Cina, malgrado la contrazione di Giappone e Australia. Secondo Marchionne, investire per nuovi modelli da lanciare solo in Europa oggi "non avrebbe senso, sarebbe una strategia suicida". "Prevedo che il mercato sia in ulteriore calo in Italia, sta peggiorando di giorno in giorno". "Per la prima volta non riesco a vedere il fondo. Se qualcuno mi avesse detto che nel 2013 saremmo arrivati a 1,3 milioni non gli avrei creduto. La cosa buona è che Fiat ha la forza finanziaria e operativa per potere gestire questo calo".
La Fiat non è più quella "che gli italiani rircordano", è un'azienda "aperta e globale", "totalmente diversa da quella di una volta", "ma intendiamo fare la nostra parte per l'Italia". "Non possiamo illuderci di ricreare la Fiat del passato e non lo vogliamo. Vogliamo contribuire alla costruzione di un domani che sia all'altezza delle nostre aspettative di crescita industriale sociale e civile", ha spiegato Marchionne, sottolineando che "la Fiat è considerata ancora da molti un'azienda italiana: poco o nulla importa che abbiamo creato un gruppo automobilistico mondiale". "Il ciclo che abbiamo aperto - ha osservato ancora l'ad del Gruppo - rappresenta piuttosto il contributo che la Fiat, nel suo piccolo, intende offrire al contributo del Paese. un segnale di speranza, un segnale di impegno". Ed ancora Marchionne ha rilevato che "se questa azienda si è trasformata e cresciuta nel mondo, è stato solo per porre fine ad un isolamento che ne avrebbe pregiudicato il futuro. Lo abbiamo fatto per diventare più forti, più capaci, più consapevoli delle nostre possibilità. Ma - ha aggiunto - questa non può essere considerata una colpa". "Non possiamo illuderci di ricreare la Fiat del passato, e non lo vogliamo. Ma intendiamo fare la nostra parte per l'Italia. Vogliamo contribuire alla costruzione di un domani, che sia all'altezza delle nostre aspettative di crescita industriale, sociale e civile". Fiat avrebbe potuto "chiudere uno o più stabilimenti in Italia", ma ha cercato "un punto di equilibrio tra logiche industriali e responsabilità sociale. Questa è la ragione per cui alla via più facile abbiamo preferito quella del coraggio e della responsabilità".
Fusione con Chrysler. Entro il secondo trimestre la Fiat si attende la decisione dell'arbitrato del tribunale del Delaware sul prezzo della quota Veba in Chrysler. La decisione è importante perché fissa un riferimento anche per la transazione sull'intera quota detenuta dal sindacato automobilistico americano che la Fiat intende rilevare. "Non c'è nessun piano per aumentare il capitale" per garantire i finanziamenti per la fusione con Chrysler. "Abbiamo altre possibilità, come monetizzare altri asset del gruppo. Fiat potrebbe vendere il 2,8% di Industrial: "E' un asset - ha detto Marchionne durante la conferenza stampa - che potrebbe essere liberato, è la quota più liquida del gruppo". Spero che nel 2013 avremo idee molto più chiare". 'La fusione con Chrysler è inevitabile. Non vedo la soluzione entro il trimestre. Spero che entro la fine dell'anno avremo più certezze su come raggiungerla".
"Fiat-Chrysler è un gruppo forte, in crescita e attento alla sostenibilità. Quando parlo della forza di Fiat-Chrysler - ha detto Elkann - mi riferisco ai suoi numeri: nel 2012 i ricavi hanno sfiorato gli 84 miliardi di euro, l'utile della gestione ordinaria ha raggiunto i 3,8 miliardi di euro. Abbiamo venduto più di 4 milioni di automobili e veicoli commerciali".
Elkann ha poi ricordato che in occasione del centenario Fiat, l'avvocato Agnelli ebbe a dire: "ci hanno detto tante volte che siamo diventati troppo grandi, troppo ingombranti, ma sono cose che può dire solo chi non ha l'idea delle dimensioni della concorrenza con cui ci misuriamo: siamo troppo piccoli. La Fiat deve crescere ancora". "Questo imperativo - ha concluso - con Sergio e con tutte le persone che lavorano in Fiat-Chrysler, ce l'abbiamo chiaro e penso che mio nonno sarebbe orgoglioso di quello che abbiamo fatto in questi dieci anni".
All'assemblea è poi intervenuto Sergio Marchionne, l'amministratore delegato del gruppo: "Tutti gli obiettivi fissati per il 2012 sono stati raggiunti o superati". Marchionne ha ricordato che i ricavi conseguiti ammontano a 84 miliardi, in crescita del 12%, mentre l'utile è di 1,4 miliardi di euro. Nessun dividendo agli azionisti "per mantenere un'elevata liquidità", ha spiegato. Quanto allo scenario, nel mercato europeo rimangono significativi livelli di incertezza. "Tuttavia, a fine aprile, quando pubblicheremo i dati del secondo trimestre aggiorneremo i target 2013", ha spiegato il numero uno di Fiat. Per il mercato dell'auto, comunque, il 2013 "sarebbe il sesto anno consecutivo di contrazione, con un risultato peggiore delle previsioni", che la Fiat ha preso come base per i target 2013", ha aggiunto l'ad del Lingotto. Per quanto riguarda i target, il gruppo prevede di generare un fatturato di 88-92 miliardi per l'anno in corso, con un risultato di gestione compreso nella forchetta 4-4,5 miliardi e un utile netto di 1,2-1,5 miliardi con un indebitamento intorno a 7 miliardi di euro.
Sul gruppo pesa l'incertezza politica. "L'incertezza politica va certamente ad impattare sui costi finanziari dell'azienda, la Fiat è certamente condizionata dallo spread. Più continua questa incertezza peggio è per chi continua a fare industria in questo Paese. Serve un governo in fretta". Cosi Sergio Marchionne, nel corso della conferenza stampa al termine dell'assemblea degli azionisti. Marchionne ha, comunque, confermato la volontà di non cambiare i piani. "Spero non succeda mai - ha concluso - che il livello di incertezza politica in questo Paese diventi tale da metterci in condizioni da non poter andare avanti". Il manager è poi tornato a scherzare su Maurizio Crozza: "'Non condivido la mia imitazione, gli ho consigliato di migliorarla. Imita gli altri molto meglio di me. E' una persona estremamente piacevole, abbiamo parlato di tutto e di tutti. Non abbiamo deciso di fare niente", ha aggiunto in merito alla possibilità che il comico girasse uno spot per Fiat.
Il gruppo Fiat dieci anni fa era "in profondo rosso, sull'orlo dell'estinzione". "La realtà di allora non esiste più - ha spiegato - i ricavi sono più che triplicati, allora erano totalmente sbilanciati verso l'Europa. Eravamo l'undicesimo costruttore mondiale, ora siamo i settimi. Siamo anni luce lontani da allora". "Entro il 2015-2016 raggiungeremo il pareggio di bilancio in Europa". Marchionne ha spiegato che questo sarà possibile "grazie all'esecuzione del piano coraggioso, illustrato il 30 ottobre agli analisti finanziari, che io stesso ho definito 'non per i deboli di cuore". "Abbiamo deciso di avviare una nuova direzione strategica, in risposta alle difficoltà del mercato europeo e alle tendenze in atto nella domanda e nelle preferenze dei clienti. Vogliamo toglierci dalla mischia dei marchi generalisti e andare a competere nella parte alta e meno affollata del mercato". Marchionne ha sottolineato poi che sia per l'America del Nord che per l'America Latina è prevista una crescita "moderata", mentre anche l'Asia dovrebbe registrare un aumento grazie alla spinta di India e Cina, malgrado la contrazione di Giappone e Australia. Secondo Marchionne, investire per nuovi modelli da lanciare solo in Europa oggi "non avrebbe senso, sarebbe una strategia suicida". "Prevedo che il mercato sia in ulteriore calo in Italia, sta peggiorando di giorno in giorno". "Per la prima volta non riesco a vedere il fondo. Se qualcuno mi avesse detto che nel 2013 saremmo arrivati a 1,3 milioni non gli avrei creduto. La cosa buona è che Fiat ha la forza finanziaria e operativa per potere gestire questo calo".
La Fiat non è più quella "che gli italiani rircordano", è un'azienda "aperta e globale", "totalmente diversa da quella di una volta", "ma intendiamo fare la nostra parte per l'Italia". "Non possiamo illuderci di ricreare la Fiat del passato e non lo vogliamo. Vogliamo contribuire alla costruzione di un domani che sia all'altezza delle nostre aspettative di crescita industriale sociale e civile", ha spiegato Marchionne, sottolineando che "la Fiat è considerata ancora da molti un'azienda italiana: poco o nulla importa che abbiamo creato un gruppo automobilistico mondiale". "Il ciclo che abbiamo aperto - ha osservato ancora l'ad del Gruppo - rappresenta piuttosto il contributo che la Fiat, nel suo piccolo, intende offrire al contributo del Paese. un segnale di speranza, un segnale di impegno". Ed ancora Marchionne ha rilevato che "se questa azienda si è trasformata e cresciuta nel mondo, è stato solo per porre fine ad un isolamento che ne avrebbe pregiudicato il futuro. Lo abbiamo fatto per diventare più forti, più capaci, più consapevoli delle nostre possibilità. Ma - ha aggiunto - questa non può essere considerata una colpa". "Non possiamo illuderci di ricreare la Fiat del passato, e non lo vogliamo. Ma intendiamo fare la nostra parte per l'Italia. Vogliamo contribuire alla costruzione di un domani, che sia all'altezza delle nostre aspettative di crescita industriale, sociale e civile". Fiat avrebbe potuto "chiudere uno o più stabilimenti in Italia", ma ha cercato "un punto di equilibrio tra logiche industriali e responsabilità sociale. Questa è la ragione per cui alla via più facile abbiamo preferito quella del coraggio e della responsabilità".
Fusione con Chrysler. Entro il secondo trimestre la Fiat si attende la decisione dell'arbitrato del tribunale del Delaware sul prezzo della quota Veba in Chrysler. La decisione è importante perché fissa un riferimento anche per la transazione sull'intera quota detenuta dal sindacato automobilistico americano che la Fiat intende rilevare. "Non c'è nessun piano per aumentare il capitale" per garantire i finanziamenti per la fusione con Chrysler. "Abbiamo altre possibilità, come monetizzare altri asset del gruppo. Fiat potrebbe vendere il 2,8% di Industrial: "E' un asset - ha detto Marchionne durante la conferenza stampa - che potrebbe essere liberato, è la quota più liquida del gruppo". Spero che nel 2013 avremo idee molto più chiare". 'La fusione con Chrysler è inevitabile. Non vedo la soluzione entro il trimestre. Spero che entro la fine dell'anno avremo più certezze su come raggiungerla".