MILANO - "La disoccupazione non scenderà nel prossimo futuro e le attese delle imprese sull'occupazione sono ancora negative", avverte il centro studi di Confindustria. Peggio: la stretta creditizia non molla la prese nei confronti delle imprese, rendendo ancora più importante il pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione. Nell'analisi mensile "Congiuntura flash" gli analisti di Viale dell'Astronomia sottolineano che non rappresenta "un'inversione di tendenza" il calo dei disoccupati dello 0,9% "rimasti quasi 3 milioni". Una discesa che "non ha compensato il balzo (+3,8%) di gennaio. Con la forza lavoro ferma (+0,1%) ciò ha ridotto di un decimo di punto il tasso di disoccupazione (all'11,6%)". Il centro studi di Confindustria "stima che le unità di lavoro equivalenti siano state in marzo pari a 330mila", +4,2% rispetto a febbraio. "Nei prossimi mesi il ricorso alla Cig potrebbe diminuire, non per il miglioramento della situazione economica, bensì per la maggiore espulsione di manodopera, date le attese occupazionali delle imprese".
Politica. L'associazione degli industriali rileva come l'assenza di guida nella politica economica impedisca "di spezzare il circolo vizioso tra economia reale e stretta bancaria. In Italia ci sono segnali di stabilizzazione dell'attività industriale, ma su livelli depressi e con una morsa del credito che soffoca ogni rimbalzo". In particolare, "la redditività e gli ordini interni sono ai minimi, il pessimismo delle imprese è ai massimi. Sulle scelte delle famiglie grava la paura per il peggioramento del mercato del lavoro; il credit crunch non dà segnali di allentamento, semmai l'opposto".
Crediti. In particolare i prestiti alle imprese "sono calati anche a febbraio (-0,1% mensile; -5,1% dal settembre 2011, pari a -47 miliardi di euro), con tassi di interesse al 3,5%. Le Pmi pagano il 4,4%, con 4,2 punti di spread sull'Euribor a 3 mesi". A marzo, inoltre, "il 14,8% delle imprese manifatturiere che ha chiesto credito non lo ha ottenuto (6,9% nella prima metà del 2011; indagine Istat). Un altro 23,0% di tali imprese ha subito un peggioramento delle condizioni (era il 13,8%): aumento di tassi e altri costi, ma anche più richieste di garanzie e limiti sui volumi erogati".
Pa. Per questi motivi "è sempre più vitale il pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione, la più indebitata verso le imprese: circa 91 miliardi nel 2011, quasi il 6% del Pil". Il pagamento dei debiti "restituirebbe ossigeno finanziario al sistema produttivo facendo ripartire i progetti di investimento accantonati e risalire i rating aziendali, favorendo l'erogazione di credito a tassi più bassi". Il centro studi di Confindustria, ribadisce il documento, stima che il saldo immediato di debiti della P.a. per 48 miliardi farebbe aumentare il Pil dell'1,4% e gli occupati di 243mila unità nell'arco di 5 anni. Mentre "l'impatto su deficit e debito pubblico è già scontato dai mercati e sarà comunque contenuto dagli effetti positivi sul Pil". Le misure varate dal Governo "sono un passo importante ma contenute nell'ammontare e molto complesse nelle procedure attuative, rendendo incerti sia le somme che verranno effettivamente erogate, sia i tempi, e quindi gli effetti", avverte viale dell'Astronomia.
Politica. L'associazione degli industriali rileva come l'assenza di guida nella politica economica impedisca "di spezzare il circolo vizioso tra economia reale e stretta bancaria. In Italia ci sono segnali di stabilizzazione dell'attività industriale, ma su livelli depressi e con una morsa del credito che soffoca ogni rimbalzo". In particolare, "la redditività e gli ordini interni sono ai minimi, il pessimismo delle imprese è ai massimi. Sulle scelte delle famiglie grava la paura per il peggioramento del mercato del lavoro; il credit crunch non dà segnali di allentamento, semmai l'opposto".
Crediti. In particolare i prestiti alle imprese "sono calati anche a febbraio (-0,1% mensile; -5,1% dal settembre 2011, pari a -47 miliardi di euro), con tassi di interesse al 3,5%. Le Pmi pagano il 4,4%, con 4,2 punti di spread sull'Euribor a 3 mesi". A marzo, inoltre, "il 14,8% delle imprese manifatturiere che ha chiesto credito non lo ha ottenuto (6,9% nella prima metà del 2011; indagine Istat). Un altro 23,0% di tali imprese ha subito un peggioramento delle condizioni (era il 13,8%): aumento di tassi e altri costi, ma anche più richieste di garanzie e limiti sui volumi erogati".
Pa. Per questi motivi "è sempre più vitale il pagamento degli arretrati della pubblica amministrazione, la più indebitata verso le imprese: circa 91 miliardi nel 2011, quasi il 6% del Pil". Il pagamento dei debiti "restituirebbe ossigeno finanziario al sistema produttivo facendo ripartire i progetti di investimento accantonati e risalire i rating aziendali, favorendo l'erogazione di credito a tassi più bassi". Il centro studi di Confindustria, ribadisce il documento, stima che il saldo immediato di debiti della P.a. per 48 miliardi farebbe aumentare il Pil dell'1,4% e gli occupati di 243mila unità nell'arco di 5 anni. Mentre "l'impatto su deficit e debito pubblico è già scontato dai mercati e sarà comunque contenuto dagli effetti positivi sul Pil". Le misure varate dal Governo "sono un passo importante ma contenute nell'ammontare e molto complesse nelle procedure attuative, rendendo incerti sia le somme che verranno effettivamente erogate, sia i tempi, e quindi gli effetti", avverte viale dell'Astronomia.