MILANO - Il voto a distanza non passa all'assemblea degli azionisti della Bpm. Con una votazione plebiscitaria da parte degli oltre quattromila soci presenti (fisicamente e per delega) i soci della Popolare hanno bocciato la proposta di modifica del Regolamento assembleare avanzata e caldeggiata dal presidente del consiglio di gestione, Andrea Bonomi. In assemblea la scelta è stata fatta per alzata di mano e l'esito, palesemente contrario, è stato accolto con un boato di esultanza.
Il voto a distanza era il punto forte dell'assemblea, che ha anche ratificato il bilancio e sostituito il consigliere Carlo Dell'Aringa, dimissionario da febbraio scorso in seguito alla scelta di presentarsi alle elezioni politiche. Non sono stati invece sostituiti gli altri tre consiglieri dimissionari né lo stesso presidente del consiglio di sorveglianza, Filippo Annunziata, oggetto in assemblea di alcuni interventi polemici (Annunziata è stato oggetto di una lettera di richiamo da parte del consiglio di sorveglianza, sulla base delle risultanze dell'Organismo di controllo interno di sorveglianza, per una storia di sconfinamenti su un finanziamento della stessa Bpm).
La vicenda del voto a distanza, pur non necessariamente collegato, è stato vissuto come una sorta di referendum pro o contro la trasformazione in spa, nonostante lo stesso Bonomi in assemblea aveva spiegato le due cose sono disgiunte e che "la banca deve diventare trasparente: una banca popolare deve avere il massimo di partecipazione all'assemblea, è un segno di chiarezza e di civiltà".
Il presidente aveva anche aggiunto, dopo la bocciatura, di non considera il voto "come uno schiaffo" e, a proposito della spa, ha detto: "Ora abbiamo 60 giorni per vedere se i sindacati capiscono il loro nuovo ruolo". Ma è evidente che la levata di scudi di oggi è significativa. Così come è stata subito chiara la posizione dei sindacati. "E' indispensabile che Bonomi e il comitato di gestione della Bpm elaborino un piano industriale serio e non un progetto speculativo, come quello attuale", ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni. Il segretario della Fisac, Agostino Megale, ha parlato invece di necessità di "una riflessione attenta e di un cambiamento di passo da parte di Bonomi, per costruire soluzioni condivise".
Il voto a distanza era il punto forte dell'assemblea, che ha anche ratificato il bilancio e sostituito il consigliere Carlo Dell'Aringa, dimissionario da febbraio scorso in seguito alla scelta di presentarsi alle elezioni politiche. Non sono stati invece sostituiti gli altri tre consiglieri dimissionari né lo stesso presidente del consiglio di sorveglianza, Filippo Annunziata, oggetto in assemblea di alcuni interventi polemici (Annunziata è stato oggetto di una lettera di richiamo da parte del consiglio di sorveglianza, sulla base delle risultanze dell'Organismo di controllo interno di sorveglianza, per una storia di sconfinamenti su un finanziamento della stessa Bpm).
La vicenda del voto a distanza, pur non necessariamente collegato, è stato vissuto come una sorta di referendum pro o contro la trasformazione in spa, nonostante lo stesso Bonomi in assemblea aveva spiegato le due cose sono disgiunte e che "la banca deve diventare trasparente: una banca popolare deve avere il massimo di partecipazione all'assemblea, è un segno di chiarezza e di civiltà".
Il presidente aveva anche aggiunto, dopo la bocciatura, di non considera il voto "come uno schiaffo" e, a proposito della spa, ha detto: "Ora abbiamo 60 giorni per vedere se i sindacati capiscono il loro nuovo ruolo". Ma è evidente che la levata di scudi di oggi è significativa. Così come è stata subito chiara la posizione dei sindacati. "E' indispensabile che Bonomi e il comitato di gestione della Bpm elaborino un piano industriale serio e non un progetto speculativo, come quello attuale", ha detto il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni. Il segretario della Fisac, Agostino Megale, ha parlato invece di necessità di "una riflessione attenta e di un cambiamento di passo da parte di Bonomi, per costruire soluzioni condivise".