Economia

Il governo Letta all'esame dei Btp
Saccomanni alla prova del Def

Attesa per l'asta di titoli di Stato a 5 e 10 anni per 6 miliardi di euro. Sul tavolo del ministro dell'economia diversi dossier, dal documento di politica economica all'Imu e l'Iva. Passando per il difficile rapporto con l'Ue

2 minuti di lettura
MILANO - La prima pagella alla squadra di governo allestita da Enrico Letta arriverà, ancora una volta, dai mercati. Prima lo spread, risalito a quota 286 punti venerdì scorso, poi - al di la della performance di Piazza Affari - l'asta Btp a 5 e 10 anni fino a un massimo di 6 miliardi di euro. Dopo il buon esito del collocamento dei Bot a sei mesi dello scorsa settimana, con il rendimento sceso ai minimi storici, gli addetti ai lavori cercano risposte dopo la nomina all'Economia di Fabrizio Saccomanni che, come Mario Draghi, arriva dalle stanze austere della Banca d'Italia. E proprio Saccomanni negli ultimi giorni ha detto che lo spread può scendere sotto la soglia dei 100 punti base.

Dopo il passaggio di consegne con il predecessore Vittorio Grilli, il ministro si è già trovato sulla scrivanie una lunga serie di dossier da affrontare con la convinzione che sia necessario superare la fase rigorista per tornare alla crescita. A breve, inoltre, dovrà confrontarsi con Bruxelles con l'obiettivo di ottenere la chiusura della procedura per deficit eccessivo ed eventualmente ricontrattare i tempi di rientro come ha fatto la Spagna.

I temi sul tavolo.

Def.  Non è slittato per caso il via libera al Documento di Economia e Finanza, con cui il governo indica le linee di sviluppo della politica economica. In Parlamento c'è chi spiega che non avrebbe senso approvarlo senza un preventivo confronto con il nuovo Governo. E c'è da considerare che occorre mettere mano alla recente "correzione" del Governo uscente: la nota con la quale è stata resa permanente l'Imu che invece, nella prima versione, scontava un carattere "sperimentale" fino al 2015. Ma è noto che tutte le forze che concorrono al nuovo esecutivo hanno proprio questa priorità: fino addirittura all'abolizione e alla restituzione dell'Imu.

Imu, Iva e Tares. Cancellare e restituire l'Imu sulla prima casa costerebbe il primo anno 8 miliardi, poi 4 miliardi l'anno di mancato gettito. Non a caso si parla di "revisione" con l'ipotesi (del Pd) di non far pagare fino a 500 euro redistribuendo l'onere sulle fasce più alte dei contribuenti, ma lasciando inalterato il gettito come già chiesto da Bankitalia. Anche perchè l'Imu assicura una quota consistente di entrate (oltre 22 miliardi nel 2012) mentre altre, come ad esempio l'aumento del'Iva ordinaria potrebbe saltare. Resta anche da vedere che fine farà l'aumento della Tares osteggiato dai più in Parlamento.

Mutui e debiti Pa. Il tempo non si ferma per attendere il nuovo governo: domani inizia la certificazione dei debiti P.a. (con maximulte per i funzionari inadempienti) e scatta la possibilità di chiedere il 'congelamento del mutuo. Il decreto e' già operativo con scadenze che si susseguono a raffica. L'obiettivo è restituire 40 miliardi di debiti della P.a., ma il Parlamento sta ancora esaminando il decreto (andrà in aula dopo il Def a maggio) e potrebbero esserci modifiche.

Esodati e cassintegrati. Una delle vere emergenze da affrontare, insieme al collega Enrico Giovannini Welfare, è quella della cassa integrazione in deroga che "finisce" entro giugno. Da affrontare anche il nodo esodati: 140mila sono già "salvaguardati". Ma da calcoli recenti sembra ci sia da salvaguardarne altrettanti.

Spese da rifinanziare.
Missioni di pace, spese inderogabili, contratti. Nel bilancio pubblico ci sono voci da rifinanziare annualmente attraverso la legge di bilancio (la Legge di Stabilità) a meno che non si decida politicamente di cambiar strada. Un esempio può essere l'impegno già preso per l'acquisto degli F35 e le successive polemiche elettorali.

Deficit eccessivo.
Con il pagamento dei debiti della P.a. si arriverà al 2,9%, un soffio sotto il 3% dei parametri di Maastricht. Ma, sull'esempio della deroga ottenuta sui tempi del rientro dalla Spagna, non è escluso che si avvii una trattativa con l'Ue sulle modalità di riordino dei conti, con parametri più morbidi. E, sempre in Europa, c'è il tema aperto dell'intesa fiscale con la Svizzera, che però non sembra molto intenzionata a chiudere sulla tassazione alla fonte dei capitali italiani nelle banche elvetiche.