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Manovra-tampone di 5-6 miliardi

Per scongiurare Imu di giugno e Iva e per finanziare la Cig in deroga. Possibile emendamento al decreto sblocca-rimborsi. Letta avrebbe scelto la strada più prudente. Il varo forse già la prossima settimana
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ROMA - Per ora si va verso una manovra-tampone di 5-6 miliardi per far fronte alle emergenze: moratoria sull'acconto Imu del 17 giugno (2 miliardi), rinuncia all'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per cento previsto per luglio (2 miliardi), rifinanziamento della cassa integrazione in deroga (1,5 miliardi). Il provvedimento, forse sotto forma di emendamento del governo al decreto sblocca-debiti in discussione in Parlamento, potrebbe essere varato fin dalla prossima settimana.

Niente di più, almeno per ora. Ad imporre al governo una linea più prudente rispetto alle attese suscitate dal discorso del premier Enrico Letta in Parlamento al momento della fiducia, più elementi: una certa "freddezza" di vecchio stampo rigorista resuscitata a Bruxelles per l'Italia; le dilanianti polemiche all'interno della maggioranza con la pretesa di Berlusconi di firmare un assegno di 8 miliardi per restituire l'Imu già pagata e cancellarla dalla faccia della terra; la neces…
ROMA - Per ora si va verso una manovra-tampone di 5-6 miliardi per far fronte alle emergenze: moratoria sull'acconto Imu del 17 giugno (2 miliardi), rinuncia all'aumento dell'Iva dal 21 al 22 per cento previsto per luglio (2 miliardi), rifinanziamento della cassa integrazione in deroga (1,5 miliardi). Il provvedimento, forse sotto forma di emendamento del governo al decreto sblocca-debiti in discussione in Parlamento, potrebbe essere varato fin dalla prossima settimana.

Niente di più, almeno per ora. Ad imporre al governo una linea più prudente rispetto alle attese suscitate dal discorso del premier Enrico Letta in Parlamento al momento della fiducia, più elementi: una certa "freddezza" di vecchio stampo rigorista resuscitata a Bruxelles per l'Italia; le dilanianti polemiche all'interno della maggioranza con la pretesa di Berlusconi di firmare un assegno di 8 miliardi per restituire l'Imu già pagata e cancellarla dalla faccia della terra; la necessità di avere tempo per allestire nuove ingegnerie finanziarie come quelle imperniate sulla Cassa depositi e prestiti volte a reperire liquidità.