BERLINO - Ci facciamo davvero una brutta figura, nell'indice mondiale del grado di corruzione dei manager stilato da Ernst&Young e pubblicato in Germania da Die Welt. In base alla graduatoria della statistica compilata dall'agenzia, non solo la corruzione, le tangenti, le bustarelle o regali in natura tipo viaggi e regali preziosi sono prassi quotidiana comunque in quasi tutta Europa. Ma nell'indice, L'Italia risulta più corrotta della Polonia e della Turchia. Il nostro indice di corruttibilità dei manager è infatti di ben il 60 per cento, contro una media mondiale del 57 per cento, mentre quello polacco è del 59 e quello turco del 55 per cento.
E' davvero un risultato tutt'altro che lusinghiero, se pensiamo che, al contrario del nostro paese, i polacchi non hanno avuto il Piano Marshall bensì sono stati vittime prima della politica di terra bruciata nazista e poi del colonialismo sovietico, e solo dal 1989 hanno conquistato la democrazia, dopo un cinquantennio di comunismo che come fa ovunque quando è al potere alimenta la corruzione, protetta dalla censura e incoraggiata dalla penuria. E che dire della Turchia? Da dieci anni ha cominciato uno sviluppo industriale ed economico in generale con ammivervoli ritmi di crescita quasi cinesi, ma partendo da una situazione ben più arretrata della nostra.
Il paese meno corruttibile è la Svizzera con un dieci per cento di manager sensibili a bustarelle o regali. Seguono a ruota, e ciè non è una sorpresa, Finlandia, Svezia, Norvegia, poi l'Olanda. La Francia, nonostante le sue serie difficoltà economiche e sociali e un trend di declino industriale, serba invece una sorpresa. Già, perché con una quota di corruttibilità dei suoi manager del 27 per cento batte la ricca e orgogliosa Germania, la quale ha un indice del 30 per cento, che comunque è la metà di quello italiano. In Germania, inoltre, 34 manager su cento sono biasimati dallo studio di Ernst&Young per l'abitudine di abbellire i bilanci.
A sorpresa il paese dove i manager, secondo lo studio di Ernst&Young, risultano più corruttibili è la Slovenia, fino a ieri considerato con troppa superficiale leggerezza primo della classe all'est e oggi nuovo membro dell'Eurozona investito da una crisi sia bancaria sia del debito sovrano. Male anche la Croazia, la Serbia, e ovviamente paesi in crisi come Grecia e Spagna. Pessima, ma non è una sorpresa, la situazione della Russia autoritaria di Putin con un indice dell'82 per cento, e cattivo anche dell'Ungheria dell'autocrate Orbàn con un 70 per cento che smentisce tutte le baldanzose frasi retoriche del premier sul 'nobile onore nazionale'.
E' davvero un risultato tutt'altro che lusinghiero, se pensiamo che, al contrario del nostro paese, i polacchi non hanno avuto il Piano Marshall bensì sono stati vittime prima della politica di terra bruciata nazista e poi del colonialismo sovietico, e solo dal 1989 hanno conquistato la democrazia, dopo un cinquantennio di comunismo che come fa ovunque quando è al potere alimenta la corruzione, protetta dalla censura e incoraggiata dalla penuria. E che dire della Turchia? Da dieci anni ha cominciato uno sviluppo industriale ed economico in generale con ammivervoli ritmi di crescita quasi cinesi, ma partendo da una situazione ben più arretrata della nostra.
Il paese meno corruttibile è la Svizzera con un dieci per cento di manager sensibili a bustarelle o regali. Seguono a ruota, e ciè non è una sorpresa, Finlandia, Svezia, Norvegia, poi l'Olanda. La Francia, nonostante le sue serie difficoltà economiche e sociali e un trend di declino industriale, serba invece una sorpresa. Già, perché con una quota di corruttibilità dei suoi manager del 27 per cento batte la ricca e orgogliosa Germania, la quale ha un indice del 30 per cento, che comunque è la metà di quello italiano. In Germania, inoltre, 34 manager su cento sono biasimati dallo studio di Ernst&Young per l'abitudine di abbellire i bilanci.
A sorpresa il paese dove i manager, secondo lo studio di Ernst&Young, risultano più corruttibili è la Slovenia, fino a ieri considerato con troppa superficiale leggerezza primo della classe all'est e oggi nuovo membro dell'Eurozona investito da una crisi sia bancaria sia del debito sovrano. Male anche la Croazia, la Serbia, e ovviamente paesi in crisi come Grecia e Spagna. Pessima, ma non è una sorpresa, la situazione della Russia autoritaria di Putin con un indice dell'82 per cento, e cattivo anche dell'Ungheria dell'autocrate Orbàn con un 70 per cento che smentisce tutte le baldanzose frasi retoriche del premier sul 'nobile onore nazionale'.