MILANO - La Federal Reserve proseguirà la sua strategia di politica monetaria espansiva: una riduzione del piano di stimoli in vigore metterebbe a rischio la ripresa dell'economia statunitense. A dirlo è il numero uno della Fed, Ben Bernanke, nel corso di un'audizione al Congresso: "Una prematura stretta sulla politica monetaria potrebbe condurre a un temporaneo rialzo dei tassi di interesse ma porterebbe anche il rischio di un rallentamento o una fine della ripresa economica e farebbe scendere ulteriormente l'inflazione". Attualmente la Federal Reserve inietta nell'economia Usa 85 miliardi di dollari al mese attraverso l'acquisto di titoli di Stato e Abs.
"La politica monetaria sta fornendo benefici significativi", ha affermato Bernanke sottolineando che l'azione della Fed ha "contribuito a frenare le incipienti pressioni inflazionistiche e ha evitato che l'inflazione calasse ulteriormente sotto l'obiettivo di lungo termine del 2%". Parte del declino dei prezzi al consumo, ha spiegato Bernanke, è poi dovuto alla flessione dei prezzi dell'energia, sebbene "le pressioni inflazionistiche per altri beni di consumo e servizi si sono ulteriormente affievolite".
La Fed, ha ribadito Bernanke, è comunque pronta ad aumentare o ridurre l'ammontare del piano di stimoli, il cosiddetto 'QE3', a seconda delle condizioni dell'economia. "Con una disoccupazione ben oltre i livelli normali e un'inflazione in calo, soddisfare il nostro mandato richiede una politica monetaria molto accomodante", ha detto ancora Bernanke prima di soffermarsi sull'allentamento delle tensioni finanziarie in Europa: "Le condizioni sono migliorate e questo potrebbe aiutare a mitigare il rallentamento economico" del Vecchio continente, riducendo anche i venti contrari sugli Stati Uniti.
Quanto al futuro il banchiere ha detto che la Fed potrebbe ridurre la velocità degli acquisti di asset, attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese, nelle prossime riunioni, ma "dipenderà dai dati". Ciò avverrà però solo "con un miglioramento del
mercato del lavoro, ,perché la chiusura del piano di allentamento monetario sarà il primo passo della exit strategy della banca centrale".
"La politica monetaria sta fornendo benefici significativi", ha affermato Bernanke sottolineando che l'azione della Fed ha "contribuito a frenare le incipienti pressioni inflazionistiche e ha evitato che l'inflazione calasse ulteriormente sotto l'obiettivo di lungo termine del 2%". Parte del declino dei prezzi al consumo, ha spiegato Bernanke, è poi dovuto alla flessione dei prezzi dell'energia, sebbene "le pressioni inflazionistiche per altri beni di consumo e servizi si sono ulteriormente affievolite".
La Fed, ha ribadito Bernanke, è comunque pronta ad aumentare o ridurre l'ammontare del piano di stimoli, il cosiddetto 'QE3', a seconda delle condizioni dell'economia. "Con una disoccupazione ben oltre i livelli normali e un'inflazione in calo, soddisfare il nostro mandato richiede una politica monetaria molto accomodante", ha detto ancora Bernanke prima di soffermarsi sull'allentamento delle tensioni finanziarie in Europa: "Le condizioni sono migliorate e questo potrebbe aiutare a mitigare il rallentamento economico" del Vecchio continente, riducendo anche i venti contrari sugli Stati Uniti.
Quanto al futuro il banchiere ha detto che la Fed potrebbe ridurre la velocità degli acquisti di asset, attualmente pari a 85 miliardi di dollari al mese, nelle prossime riunioni, ma "dipenderà dai dati". Ciò avverrà però solo "con un miglioramento del
mercato del lavoro, ,perché la chiusura del piano di allentamento monetario sarà il primo passo della exit strategy della banca centrale".