Milano chiude a -0,6%, spread sopra 270.
La Borsa di Tokyo sulle montagne russe
di RAFFAELE RICCIARDI<strong><br /></strong>
Il Nikkei - che ha bruciato 314 miliardi in un giorno - oscilla tra forti recuperi e pesanti perdite, per poi chiduere a +0,89%. Lo spread tra Btp e Bund supera quota 270 punti, i listini europei in negativo dopo un'apertura in rialzo. Debole anche Wall Street
MILANO - Il crollo di ieri della Borsa di Tokyo sembra aver aperto un periodo di grande instabilità sui mercati finanziari e la volatilità registrata dagli indici asiatici nella notte italiana lo testimonia. D'altra parte si stavano già sollevando molti dubbi sulla performance della finanza degli ultimi tempi: troppo euforica se raffrontata alla reale situazione economica globale, e dell'Europa in particolare. A spingere i listini sono state le massicce iniezioni di liquidità da parte delle Banche centrali: dalle sole Fed e BoJ nel corso del 2013 pioveranno sui mercati circa 2mila miliardi di dollari. Soldi che si muovono alla caccia di rendimenti, in molti casi senza guardare ai fondamentali economici.
Il primo conto di questa situazione è stato pagato, appunto, dal Nikkei: il suo crollo del 7,3% di giovedì ha bruciato 314 miliardi di capitalizzazione in un colpo solo. Oggi Tokyo ha viaggiato sull'ottovolante: il listino giapponese ha dapprima…
Il primo conto di questa situazione è stato pagato, appunto, dal Nikkei: il suo crollo del 7,3% di giovedì ha bruciato 314 miliardi di capitalizzazione in un colpo solo. Oggi Tokyo ha viaggiato sull'ottovolante: il listino giapponese ha dapprima…
MILANO - Il crollo di ieri della Borsa di Tokyo sembra aver aperto un periodo di grande instabilità sui mercati finanziari e la volatilità registrata dagli indici asiatici nella notte italiana lo testimonia. D'altra parte si stavano già sollevando molti dubbi sulla performance della finanza degli ultimi tempi: troppo euforica se raffrontata alla reale situazione economica globale, e dell'Europa in particolare. A spingere i listini sono state le massicce iniezioni di liquidità da parte delle Banche centrali: dalle sole Fed e BoJ nel corso del 2013 pioveranno sui mercati circa 2mila miliardi di dollari. Soldi che si muovono alla caccia di rendimenti, in molti casi senza guardare ai fondamentali economici.
Il primo conto di questa situazione è stato pagato, appunto, dal Nikkei: il suo crollo del 7,3% di giovedì ha bruciato 314 miliardi di capitalizzazione in un colpo solo. Oggi Tokyo ha viaggiato sull'ottovolante: il listino giapponese ha dapprima recuperato il 3%, per poi virare in ribasso di tre punti e mezzo e infine chiudere in nero (+0,89%). Si è fetto sentire il governatore Haruhito Kuroda, che ha garantito la volontà di dare stabilità al mercato di Jgb, i titoli del debito pubblico. "Non abbiamo target specifici - ha detto - per i prezzi azionari e i tassi di cambio", ma per quanto riguarda il mercato dei bond "poiché la Boj è direttamente coinvolta nelle operazioni di mercato, dico che la stabilità è molto desiderabile". Il Jbg decennale era partito in rialzo ma poi ha chiuso stabile a un tasso dello 0,84%.
Il segno meno domina invece in Europa, dove i principali listini aprono in terreno positivo, ma gli acquisti durano poco. Piazza Affari, che in mattinata aveva resistito alle vendite, inverte rotta e chiude in calo dello 0,65%: il Ftse Mib infrange così al ribasso quota 17mila punti. Soffrono in particolare le banche, tra i singoli titoli si segnala la performance di Telecom, peggiore del listino. Londra arretra in linea con Milano, Francoforte cede mezzo punto e Parigi tiene meglio a -0,2%.
Lo spread tra Btp e Bund decennali supera i 270 punti base: il titolo italiano scambia sul mercato secondario con una cedola del 4,15%. Nell'Ue si dibatte intanto sui problemi economici, che rischiano di incancrenirsi. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha posto l'accento sul nodo principale dell'economia del Vecchio Continente, la disoccupazione giovanile, ricordando quanto sia un "rischio" per la stabilità sociale. Anche il premier Enrico Letta, prima al Vertice Ue poi all'assemblea di Confindustria, aveva messo il lavoro per gli under 30 in cima alla sua agenda. Eppure, il fronte del rigore dei conti e dell'austerity continua ad avere forti sostenitori, come il tedesco Jens Weidmann.
Negli Usa sono emersi dati positivi con gli ordini di beni durevoli che hanno battuto nettamente le attese: +3,3% ad aprile contro un consensus di +1,5%. Nonostante questi rilievi positivi, Wall Street avanza debole: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones arretra dello 0,3% e il Nasdaq cede mezzo punto. Sui mercati, dunque, non torna il bel tempo nonostante le iniezioni di ottimismo macroeconomico anche dall'Europa. In Germania, ad esempio, l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese è salito a 105,7 punti, sopra le attese. Migliora anche la fiducia dei consumatori: il relativo indice Gfk è salito a 6,5 punti a giugno, superando le attese del consensus che erano per 6,2 punti. Confermato invece il +0,1% del Pil nel primo trimestre dell'anno, frenato secondo l'Istitutto di statistica tedesco, dall'inverno rigido che ha bloccato le costruzioni. Sono meno ottimisti dei tedeschi gli italiani, tanto che l'indice del clima di fiducia dei consumatori torna a diminuire e tocca il livello di 85,9 da 86,3 di aprile.
L'euro chiude stabile in zona 1,293 contro il dollaro. Resta forte lo yen a circa 101,10 contro il biglietto verde. A 130,70 il cambio tra l'euro e la divisa nipponica. Dopo il recupero sui mercati asiatici, l'oro - tornato bene rifugio appetibile con il crescere della volatilità - flette leggermente a 1.386 dollari l'oncia. Cala invece il prezzo del petrolio, sotto quota 94 dollari al barile, con un ribasso di quasi un punto percentuale per il Wti.
Il primo conto di questa situazione è stato pagato, appunto, dal Nikkei: il suo crollo del 7,3% di giovedì ha bruciato 314 miliardi di capitalizzazione in un colpo solo. Oggi Tokyo ha viaggiato sull'ottovolante: il listino giapponese ha dapprima recuperato il 3%, per poi virare in ribasso di tre punti e mezzo e infine chiudere in nero (+0,89%). Si è fetto sentire il governatore Haruhito Kuroda, che ha garantito la volontà di dare stabilità al mercato di Jgb, i titoli del debito pubblico. "Non abbiamo target specifici - ha detto - per i prezzi azionari e i tassi di cambio", ma per quanto riguarda il mercato dei bond "poiché la Boj è direttamente coinvolta nelle operazioni di mercato, dico che la stabilità è molto desiderabile". Il Jbg decennale era partito in rialzo ma poi ha chiuso stabile a un tasso dello 0,84%.
Il segno meno domina invece in Europa, dove i principali listini aprono in terreno positivo, ma gli acquisti durano poco. Piazza Affari, che in mattinata aveva resistito alle vendite, inverte rotta e chiude in calo dello 0,65%: il Ftse Mib infrange così al ribasso quota 17mila punti. Soffrono in particolare le banche, tra i singoli titoli si segnala la performance di Telecom, peggiore del listino. Londra arretra in linea con Milano, Francoforte cede mezzo punto e Parigi tiene meglio a -0,2%.
Lo spread tra Btp e Bund decennali supera i 270 punti base: il titolo italiano scambia sul mercato secondario con una cedola del 4,15%. Nell'Ue si dibatte intanto sui problemi economici, che rischiano di incancrenirsi. Il presidente della Bce, Mario Draghi, ha posto l'accento sul nodo principale dell'economia del Vecchio Continente, la disoccupazione giovanile, ricordando quanto sia un "rischio" per la stabilità sociale. Anche il premier Enrico Letta, prima al Vertice Ue poi all'assemblea di Confindustria, aveva messo il lavoro per gli under 30 in cima alla sua agenda. Eppure, il fronte del rigore dei conti e dell'austerity continua ad avere forti sostenitori, come il tedesco Jens Weidmann.
Negli Usa sono emersi dati positivi con gli ordini di beni durevoli che hanno battuto nettamente le attese: +3,3% ad aprile contro un consensus di +1,5%. Nonostante questi rilievi positivi, Wall Street avanza debole: alla chiusura dei mercati europei il Dow Jones arretra dello 0,3% e il Nasdaq cede mezzo punto. Sui mercati, dunque, non torna il bel tempo nonostante le iniezioni di ottimismo macroeconomico anche dall'Europa. In Germania, ad esempio, l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese è salito a 105,7 punti, sopra le attese. Migliora anche la fiducia dei consumatori: il relativo indice Gfk è salito a 6,5 punti a giugno, superando le attese del consensus che erano per 6,2 punti. Confermato invece il +0,1% del Pil nel primo trimestre dell'anno, frenato secondo l'Istitutto di statistica tedesco, dall'inverno rigido che ha bloccato le costruzioni. Sono meno ottimisti dei tedeschi gli italiani, tanto che l'indice del clima di fiducia dei consumatori torna a diminuire e tocca il livello di 85,9 da 86,3 di aprile.
L'euro chiude stabile in zona 1,293 contro il dollaro. Resta forte lo yen a circa 101,10 contro il biglietto verde. A 130,70 il cambio tra l'euro e la divisa nipponica. Dopo il recupero sui mercati asiatici, l'oro - tornato bene rifugio appetibile con il crescere della volatilità - flette leggermente a 1.386 dollari l'oncia. Cala invece il prezzo del petrolio, sotto quota 94 dollari al barile, con un ribasso di quasi un punto percentuale per il Wti.