MILANO - "Caro Krugman sei un incivile". Firmato Ken Rogoff e Carmen Reinhart. Immediata la replica del premio Nobel all'economia: "Voi siete in malafede". Il dibattito tra austerity e crescita si accende, ma si sposta dal livello puramente accademico a quello personale. Da una parte Rogoff e Reinhart autori, nel 2010, del documento su debito e crescita che - nonostante i riconosciuti errori calcolo - ha aperto la via dell'austerity; dall'altra Paul Krugman, il professor di Princeton sostenitore di politiche fiscali espansive a sostegno della crescita.
In una lunga lettera sul suo sito, Reinhart, scrive al collega di non poter più tollerare i suoi incivili attacchi. "Caro Paul - scrivono - abbiamo ammirato il tuo lavoro che fino ad oggi ci ha influenzato. Ma è con disappunto che abbiamo sperimentato il tuo comportamento spettacolarmente incivile nelle ultime settimane. Ci hai attaccato sul piano personale senza tregua, prima dalla tua rubrica sul New York Times, poi sul blog e infine sulla New York Review of Books, aggiungendo l'accusa che non condividiamo i nostri dati. La tua caratterizzazione e fuorviante e vuota sulla nostra posizione con un punto fermo che ti presentiamo con rispetto. La tua logica e l'evidenza che porti sul piano della sostanza delle scelte politiche economiche non è attendibile come tu sostieni".
Abbastanza perché Krugman rispondesse immediatamente sul New York Times ribandendo ai due economisti l'accusa di aver manipolato i loro dati creando confusione tra gli addetti ai lavori sulle conseguenze di un debito sopra al 90% del Pil. Di più il premio Nobel ha voluto stuzzicare ulteriormente i colleghi definendoli "infelici" e spiegando che "c'è un'enorme differenza fra l'affermazione secondo cui "Paesi con un debito superiore al 90% del Pil tendono ad avere una crescita più lenta rispetto ad altri Paesi con un debito al di sotto del 90% del Pil" e la dichiarazione "La crescita crolla drasticamente quando il debito eccede il 90% del Pil". La prima affermazione è vera, la seconda no. Ma nonostante tutto R&R hanno continuato a giocare in modo ambiguo su questa distinzione".
Una distinzione cruciale, per esempio, per Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna il cui a debito è vicino al 90% del Pil. Una distinzione che all'Europa sta cercando di capire: dopo le politiche di austerity imposte dalla Germania, Bruxelles è vicina alla svolta. Condizionata sopratutto dagli scarsi risultati ottenuti negli ultimi anni: basti pensare che nei 27 Paesi dell'Unione europea, la disoccupazione è aumentata dal 9,5% del giugno 2010 al 10,8% di oggi, mentre nell'Eurozona dal 10% al 12% all'interno. Quanto al Pil, solo in Italia, a prezzi costanti, è sceso del 3,4%.
In una lunga lettera sul suo sito, Reinhart, scrive al collega di non poter più tollerare i suoi incivili attacchi. "Caro Paul - scrivono - abbiamo ammirato il tuo lavoro che fino ad oggi ci ha influenzato. Ma è con disappunto che abbiamo sperimentato il tuo comportamento spettacolarmente incivile nelle ultime settimane. Ci hai attaccato sul piano personale senza tregua, prima dalla tua rubrica sul New York Times, poi sul blog e infine sulla New York Review of Books, aggiungendo l'accusa che non condividiamo i nostri dati. La tua caratterizzazione e fuorviante e vuota sulla nostra posizione con un punto fermo che ti presentiamo con rispetto. La tua logica e l'evidenza che porti sul piano della sostanza delle scelte politiche economiche non è attendibile come tu sostieni".
Abbastanza perché Krugman rispondesse immediatamente sul New York Times ribandendo ai due economisti l'accusa di aver manipolato i loro dati creando confusione tra gli addetti ai lavori sulle conseguenze di un debito sopra al 90% del Pil. Di più il premio Nobel ha voluto stuzzicare ulteriormente i colleghi definendoli "infelici" e spiegando che "c'è un'enorme differenza fra l'affermazione secondo cui "Paesi con un debito superiore al 90% del Pil tendono ad avere una crescita più lenta rispetto ad altri Paesi con un debito al di sotto del 90% del Pil" e la dichiarazione "La crescita crolla drasticamente quando il debito eccede il 90% del Pil". La prima affermazione è vera, la seconda no. Ma nonostante tutto R&R hanno continuato a giocare in modo ambiguo su questa distinzione".
Una distinzione cruciale, per esempio, per Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna il cui a debito è vicino al 90% del Pil. Una distinzione che all'Europa sta cercando di capire: dopo le politiche di austerity imposte dalla Germania, Bruxelles è vicina alla svolta. Condizionata sopratutto dagli scarsi risultati ottenuti negli ultimi anni: basti pensare che nei 27 Paesi dell'Unione europea, la disoccupazione è aumentata dal 9,5% del giugno 2010 al 10,8% di oggi, mentre nell'Eurozona dal 10% al 12% all'interno. Quanto al Pil, solo in Italia, a prezzi costanti, è sceso del 3,4%.