ROMA - La chiusura della procedura di infrazione Ue per deficit eccessivo - su cui ci sarà una decisione definitiva solo il 29, ma che ieri è trapelata ufficiosamente da Bruxelles - è certamente una buona notizia, ma avrà impatto solo sul bilancio 2014, mentre per quest'anno, come noto, non si libereranno risorse immediate. Così il premier Enrico Letta, secondo quanto riferito da alcuni presenti all'incontro Stato-Regioni a palazzo Chigi, durante il quale il presidente del Consiglio ha auspicato un dialogo "costante, proficuo e duraturo". Dopo l'incontro con i presidenti delle Regioni, il premier ha ricevuto i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
Le aspettative verso l'Europa che Letta avrebbe illustrato riguardano misure concrete per la lotta alla disoccupazione giovanile al Consiglio europeo di giugno e misure concrete per la lotta alla disoccupazione a dicembre. Il premier ha ribadito come in Europa stia passando la convinzione che "di sola austerità si va a sbattere" . A giugno l'Italia, confortata dalle parole di Van Rompuy, cercherà di anticipare l'entrata in vigore del pacchetto di 6 miliardi per la lotta alla disoccupazione giovanile, mentre per il resto delle misure realisticamente si dovrà attendere una decisione a dicembre, quindi dopo le elezioni tedesche, per vedere sbloccare misure per la disoccupazione più in generale, fino alla golden rule.
"Il presidente del Consiglio ci ha spiegato che il grosso delle decisioni europee sull'occupazione saranno probabilmente prese a dicembre e che a giugno ci sarà solo un via libera politico", ha riferito una fonte presente all'incontro, spiegando che Letta ha fatto esplicito riferimento alle elezioni tedesche. Fonti di governo, però, precisano che il premier è convinto che il prossimo Vertice Ue potrà almeno prendere decisioni concreta sull'anticipazione del piano europeo contro la disoccupazione giovanile, lo 'Youth Guarantee' del valore di circa 6 miliardi per tutti i Paesi Ue.
Governo Monti. Letta ha riconosciuto che l'archiviazione della procedura è in massima parte da attribuire all'azione del precedente esecutivo, guidato da Mario Monti. Tuttavia, ha aggiunto il premier, secondo quanto riferito da fonti presenti, la decisione è frutto anche delle decisioni assunte all'inizio del mandato dall'attuale governo, che fin da subito ha mostrato prudenza sul fronte dei conti pubblici, come conferma il primo decreto varato dall'Esecutivo su Imu e Cig.
"Se mercoledì verrà confermata la proposta fatta dalla Commissione", che prevede l'uscita dell'Italia dalla procedura d'infrazione, "allora si apriranno effetti concreti" anche sulle economie regionali, la prima riflessione di Letta a Palazzo Chigi. L'uscita dalla procedura di infrazione dovrebbe avere, ad ogni modo, un impatto positivo sulla crescita del Paese. "Non ci sarà più il monitoraggio e il tutoraggio continuo degli ultimi due anni", ha osservato Letta.
Le Regioni. Quanto al "dialogo" con le Regioni, Letta ha manifestato la volontà di coinvolgerle a partire da "tre disponibilità immediate" dell'esecutivo nei loro confronti. Il governo si impegna a "far partire la conferenza permanente sul federalismo fiscale, a dare il via alla commissione Governo-Regioni sui ticket sanitari e a coinvolgere le regioni nell'iter delle riforme costituzionali". Incontrando i governatori, Letta ha spiegato che sta per iniziare un percorso per importanti e profonde riforme dell'organizzazione dello Stato ed è fondamentale che le Regioni siano coinvolte, visto che si parlerà di Senato delle autonomie, di federalismo, e più in generale del rapporto tra governo centrale e territori.
Governatori Lega: "Tasse, 75% del gettito resti alle Regioni". Con una lettera, consegnata questa
mattina al presidente del Consiglio Enrico Letta e al vicepresidente Angelino Alfano, durante la riunione di Palazzo Chigi, i governatori di Lombardia, Piemonte e Veneto, Roberto Maroni, Roberto Cota e Luca Zaia, chiedono formalmente all'esecutivo di istituire un gruppo di lavoro per procedere a una revisione della fiscalità regionale e delle autonomie, sia sul fronte della organizzazione che su quello dei contenuti. Obiettivo: superare il sistema di riscossione fondato sulle competenze di Equitalia, definire un nuovo sistema che consenta ad ogni regione di poter trattenere almeno il 75% del gettito tributario complessivo prodotto nel singolo territorio regionale. Il risultato a cui si punta è di spendere meno soldi pubblici.
Squinzi: "Per aiutare le imprese pagare debiti P.A. e fisco amico". A proposito di risorse da liberare per la crescita, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è tornato a chiedere il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. "Siamo in una situazione precisa e specifica di credit crunch, per alleviare le imprese la prima cosa che si dovrebbe fare è che la pubblica amministrazione metta mano al portafogli e paghi i propri debiti".
Poi, secondo Squinzi, c'è da mettere mano alla tassazione. "L'Italia si sta battendo contro un sistema fiscale iniquo e imprevedibile: serve un fisco amico del cittadino e dell'impresa, che non vuol dire lasciare campo libero al sommerso e all'evasione". "Sistema fiscale iniquo a partire dall'Irap, che non permette il rilancio del settore manifatturiero - argomenta il presidente degli industriali -. Imprevedibile perché quello che va bene a Varese può non andare bene a Brescia: gli uffici sono giudicati sugli accertamenti che fanno, spesso non fondati".
"Avevamo la grande speranza che la legge di riforma della delega fiscale venisse approvata nella scorsa legislatura: siamo arrivati a un passo, ma la mancata approvazione rimane una delle più grandi delusioni di questo mio anno alla guida di Confindustria. Abbiamo bisogno di un Paese normale", ha concluso Squinzi, intervenendo all'assemblea di Confindustria Varese.
Le aspettative verso l'Europa che Letta avrebbe illustrato riguardano misure concrete per la lotta alla disoccupazione giovanile al Consiglio europeo di giugno e misure concrete per la lotta alla disoccupazione a dicembre. Il premier ha ribadito come in Europa stia passando la convinzione che "di sola austerità si va a sbattere" . A giugno l'Italia, confortata dalle parole di Van Rompuy, cercherà di anticipare l'entrata in vigore del pacchetto di 6 miliardi per la lotta alla disoccupazione giovanile, mentre per il resto delle misure realisticamente si dovrà attendere una decisione a dicembre, quindi dopo le elezioni tedesche, per vedere sbloccare misure per la disoccupazione più in generale, fino alla golden rule.
"Il presidente del Consiglio ci ha spiegato che il grosso delle decisioni europee sull'occupazione saranno probabilmente prese a dicembre e che a giugno ci sarà solo un via libera politico", ha riferito una fonte presente all'incontro, spiegando che Letta ha fatto esplicito riferimento alle elezioni tedesche. Fonti di governo, però, precisano che il premier è convinto che il prossimo Vertice Ue potrà almeno prendere decisioni concreta sull'anticipazione del piano europeo contro la disoccupazione giovanile, lo 'Youth Guarantee' del valore di circa 6 miliardi per tutti i Paesi Ue.
Governo Monti. Letta ha riconosciuto che l'archiviazione della procedura è in massima parte da attribuire all'azione del precedente esecutivo, guidato da Mario Monti. Tuttavia, ha aggiunto il premier, secondo quanto riferito da fonti presenti, la decisione è frutto anche delle decisioni assunte all'inizio del mandato dall'attuale governo, che fin da subito ha mostrato prudenza sul fronte dei conti pubblici, come conferma il primo decreto varato dall'Esecutivo su Imu e Cig.
"Se mercoledì verrà confermata la proposta fatta dalla Commissione", che prevede l'uscita dell'Italia dalla procedura d'infrazione, "allora si apriranno effetti concreti" anche sulle economie regionali, la prima riflessione di Letta a Palazzo Chigi. L'uscita dalla procedura di infrazione dovrebbe avere, ad ogni modo, un impatto positivo sulla crescita del Paese. "Non ci sarà più il monitoraggio e il tutoraggio continuo degli ultimi due anni", ha osservato Letta.
Le Regioni. Quanto al "dialogo" con le Regioni, Letta ha manifestato la volontà di coinvolgerle a partire da "tre disponibilità immediate" dell'esecutivo nei loro confronti. Il governo si impegna a "far partire la conferenza permanente sul federalismo fiscale, a dare il via alla commissione Governo-Regioni sui ticket sanitari e a coinvolgere le regioni nell'iter delle riforme costituzionali". Incontrando i governatori, Letta ha spiegato che sta per iniziare un percorso per importanti e profonde riforme dell'organizzazione dello Stato ed è fondamentale che le Regioni siano coinvolte, visto che si parlerà di Senato delle autonomie, di federalismo, e più in generale del rapporto tra governo centrale e territori.
Governatori Lega: "Tasse, 75% del gettito resti alle Regioni". Con una lettera, consegnata questa
mattina al presidente del Consiglio Enrico Letta e al vicepresidente Angelino Alfano, durante la riunione di Palazzo Chigi, i governatori di Lombardia, Piemonte e Veneto, Roberto Maroni, Roberto Cota e Luca Zaia, chiedono formalmente all'esecutivo di istituire un gruppo di lavoro per procedere a una revisione della fiscalità regionale e delle autonomie, sia sul fronte della organizzazione che su quello dei contenuti. Obiettivo: superare il sistema di riscossione fondato sulle competenze di Equitalia, definire un nuovo sistema che consenta ad ogni regione di poter trattenere almeno il 75% del gettito tributario complessivo prodotto nel singolo territorio regionale. Il risultato a cui si punta è di spendere meno soldi pubblici.
Squinzi: "Per aiutare le imprese pagare debiti P.A. e fisco amico". A proposito di risorse da liberare per la crescita, il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è tornato a chiedere il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione con le imprese. "Siamo in una situazione precisa e specifica di credit crunch, per alleviare le imprese la prima cosa che si dovrebbe fare è che la pubblica amministrazione metta mano al portafogli e paghi i propri debiti".
Poi, secondo Squinzi, c'è da mettere mano alla tassazione. "L'Italia si sta battendo contro un sistema fiscale iniquo e imprevedibile: serve un fisco amico del cittadino e dell'impresa, che non vuol dire lasciare campo libero al sommerso e all'evasione". "Sistema fiscale iniquo a partire dall'Irap, che non permette il rilancio del settore manifatturiero - argomenta il presidente degli industriali -. Imprevedibile perché quello che va bene a Varese può non andare bene a Brescia: gli uffici sono giudicati sugli accertamenti che fanno, spesso non fondati".
"Avevamo la grande speranza che la legge di riforma della delega fiscale venisse approvata nella scorsa legislatura: siamo arrivati a un passo, ma la mancata approvazione rimane una delle più grandi delusioni di questo mio anno alla guida di Confindustria. Abbiamo bisogno di un Paese normale", ha concluso Squinzi, intervenendo all'assemblea di Confindustria Varese.