Economia

Ocse: "Un piano per i giovani scoraggiati".
In Italia l'11% ha smesso di cercare lavoro

Siamo il quarto Paese dell'organizzazione per percentuale di disoccupati under 25, con un tasso che sfiora il 39%. Peggio fanno solo Grecia e Spagna, che superano ormai il 50%, e il Portogallo, che si attesta al 40%

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MILANO - In Italia il 21,5% degli under 25 è senza lavoro e fuori da educazione e formazione (Neet) e tra questi l'11% è "scoraggiato, disilluso, non cerca neanche più un lavoro perchè pensa che non ce ne sia". A dirlo è il direttore divisione lavoro Ocse, Stefano Scarpetta, secondo cui la loro reintegrazione nel mercato sarà "difficile mancano dell'esperienza che solo il lavoro può dare". L'Italia è quarta tra i Paesi Ocse per percentuale di disoccupati tra i giovani under 25, con un tasso che sfiora il 39%. Peggio fanno solo Grecia e Spagna, che superano il 50%, e il Portogallo, che si attesta al 40%. Per questo  "è imperativo agire immediatamente per impedire che la crisi abbia un impatto ancora più negativo sulle prospettive dei giovani" dice il segretario generale dell'Ocse, Angel Gurria.

"La disoccupazione di lungo periodo - scrive l'Ocse - è considerevolmente aumentata tra i giovani dal 2007, dato che oltre un giovane su cinque tra 15 e 24 anni oggi è senza lavoro da almeno un anno". In particolare "22 milioni di giovani sono oggi Neet: senza lavoro, senza istruzione nè formazione. Due terzi di questi hanno abbandonato la loro ricerca di lavoro e rischiano di affrontare lunghi episodi di disoccupazione e di avere dei salari inferiori a quelli dei loro pari per tutta la loro carriera". Per questo motivo, l'iniziativa dell'Ocse, precisa la nota, prevede un doppio binario di intervento: misure rapide, di breve termine, per scongiurare gli effetti più nefasti del picco di disoccupazione giovanile, e misure più a lungo termine, di tipo strutturale, che intervengano sia sulle regole del mondo del lavoro sia sul sistema formativo.

"Nel breve termine, i Paesi devono non solo rilanciare la crescita e la creazione di posti di lavoro, ma anche offrire una garanzia di risorse ai giovani disoccupati", spiega l'Ocse, secondo cui occore soprattutto fare in modo che "quelli che provengono da un contesto socioeconomico sfavorevole e che sono usciti presto dal sistema scolastico" possano "mantenere più facilmente il contatto con il mercato del lavoro". Per agire in modo efficace sul lungo termine, invece, "è essenziale riformare i sistemi di insegnamento e formazione", dato che "un giovane su cinque esce dalla scuola senza aver acquisito le competenze necessarie sul mercato del lavoro odierno". Ma anche operare sulle interazioni fra scuola e lavoro, le connessioni sul territorio tra i bisogni delle imprese e i curricula scolastici e accademici, la riduzione delle barriere all'accesso al mondo del lavoro.

A preoccupare l'Ocse è il cosiddetto "effetto cicatrice": chi è entrato tardi e con fatica nel mondo del lavoro "avrà una possibilità di essere occupato inferiore, e un salario più basso, rispetto a persone con le stesse competenze e nella stessa fascia di età che sono però entrate in un momento differente". A cui va aggiunto, sottolinea Stefano Scarpetta, l'effetto sulle pensioni future: "L'Italia, come diversi altri Paesi, è passata a un sistema contributivo. Di conseguenza, chi comincia a versare contributi avrà una pensione più bassa, e sarà quindi più esposto al rischio di povertà". La vera sfida sta quindi nell'offrire a questi giovani che hanno rinunciato, nuove opportunità e soprattutto nuova mativazione. Per esempio, suggerisce Scarpetta, attraverso campagne informative per illustrare l'azione di governo e imprese sul tema della disoccupazione giovanile. "Perchè per loro - conclude - sarebbe importante sapere che il governo sta facendo qualcosa, e offre loro qualcosa di concreto".