ROMA - Peggiorano i conti dello Stato. A maggio il fabbisogno, cioè l'andamento di cassa di entrate e uscite dello Stato centrale, raddoppiano il rosso: da 4,3 miliardi dello scorso anno a 8,8 miliardi di quest'anno.
Dall'inizio dell'anno il peggioramento è di 20,7 miliardi visto che il dato cumulato dei primi cinque mesi è di 56,250 miliardi contro i 35,490 dello scorso anno.
Il Tesoro da una lettura più attenta e prudenziale: le entrate fiscali sono in linea, c'è stato l'anticipo di rimborsi fiscali e anche un disallineamento di pagamenti di 1,2 miliardi. Ma certo sono aumentati di 2,2 miliardi gli interessi, a causa di una diversa calendarizzazione delle scadenze. Gli effetti sono già considerati nelle stime annue.
I dati mostrano comunque che l'Italia cammina sul filo del rasoio. E gli ultimi potrebbero essere considerati una tegola sulla testa del governo ora a caccia di risorse per cancellare l'Imu sulla prima casa e possibilmente - ma l'impresa appare sempre più ardua - evitare l'aumento dell'Iva dal 21% al 22% a partire dal primo luglio. Per il primo obiettivo servirebbero circa 4,1 miliardi l'anno, che salgono a 4,8 miliardi se si considera anche l'imposta sui terreni, sui fabbricati rurali e sulle cooperative a proprietà indivisa, tutte tipologie per le quali è scattata la sospensione della prima rata. Se poi si aggiunge anche l'impegno a rivedere la Tares bisogna sommare un altro miliardo. L'Iva, poi, richiede due miliardi per quest'anno e quattro per il prossimo. Risorse che forse potrebbero essere utilizzate per la lotta alla disoccupazione giovanile.
Dall'inizio dell'anno il peggioramento è di 20,7 miliardi visto che il dato cumulato dei primi cinque mesi è di 56,250 miliardi contro i 35,490 dello scorso anno.
Il Tesoro da una lettura più attenta e prudenziale: le entrate fiscali sono in linea, c'è stato l'anticipo di rimborsi fiscali e anche un disallineamento di pagamenti di 1,2 miliardi. Ma certo sono aumentati di 2,2 miliardi gli interessi, a causa di una diversa calendarizzazione delle scadenze. Gli effetti sono già considerati nelle stime annue.
I dati mostrano comunque che l'Italia cammina sul filo del rasoio. E gli ultimi potrebbero essere considerati una tegola sulla testa del governo ora a caccia di risorse per cancellare l'Imu sulla prima casa e possibilmente - ma l'impresa appare sempre più ardua - evitare l'aumento dell'Iva dal 21% al 22% a partire dal primo luglio. Per il primo obiettivo servirebbero circa 4,1 miliardi l'anno, che salgono a 4,8 miliardi se si considera anche l'imposta sui terreni, sui fabbricati rurali e sulle cooperative a proprietà indivisa, tutte tipologie per le quali è scattata la sospensione della prima rata. Se poi si aggiunge anche l'impegno a rivedere la Tares bisogna sommare un altro miliardo. L'Iva, poi, richiede due miliardi per quest'anno e quattro per il prossimo. Risorse che forse potrebbero essere utilizzate per la lotta alla disoccupazione giovanile.