Timidi rimbalzi per le Borse Ue
grazie ai segnali positivi dagli Usa
di GIULIANO BALESTRERI
Il governatore della Fed di Atlanta tranquillizza gli investitori: "Qualunque aggiustamento della politica monetaria della Banca centrale non è un cambio di rotta". Confermato l'impegno sulla strada delle stimolo economico. Spread cala sotto 255 punti, Milano chiude a +0,45%
MILANO - Giappone e Stati Uniti rasserenano i mercati e le Borse europee chiudono una giornata di leggeri rialzi. Da Oriente arrivano rumors di un nuovo, possibile, allentamento economico, mentre Akira Amari - il ministro nipponico della Politiche economiche - descrive la correzione degli ultimi giorni come "un processo naturale". Da Occidente a tranquillizzare gli investitori è intervenuto il governatore della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, che ha confermato l'impegno della Banca centrale sulla strada dello stimolo economico. Gli operatori temono che buoni dati macroeconomici possano coincidere con la fine degli stimoli della Fed, ma Lockhart ha spiegato che "qualunque aggiustamento della politica monetaria della Fed non è un cambio di rotta".
Nel Vecchio continente i listini limano i guadagni in scia all'andamento degli scambi negli Usa e complici anche i dati deludenti pubblicati da Eurostat sui prezzi alla produzione, scesi dello 0,…
Nel Vecchio continente i listini limano i guadagni in scia all'andamento degli scambi negli Usa e complici anche i dati deludenti pubblicati da Eurostat sui prezzi alla produzione, scesi dello 0,…
MILANO - Giappone e Stati Uniti rasserenano i mercati e le Borse europee chiudono una giornata di leggeri rialzi. Da Oriente arrivano rumors di un nuovo, possibile, allentamento economico, mentre Akira Amari - il ministro nipponico della Politiche economiche - descrive la correzione degli ultimi giorni come "un processo naturale". Da Occidente a tranquillizzare gli investitori è intervenuto il governatore della Fed di Atlanta, Dennis Lockhart, che ha confermato l'impegno della Banca centrale sulla strada dello stimolo economico. Gli operatori temono che buoni dati macroeconomici possano coincidere con la fine degli stimoli della Fed, ma Lockhart ha spiegato che "qualunque aggiustamento della politica monetaria della Fed non è un cambio di rotta".
Nel Vecchio continente i listini limano i guadagni in scia all'andamento degli scambi negli Usa e complici anche i dati deludenti pubblicati da Eurostat sui prezzi alla produzione, scesi dello 0,6% (peggior calo dal 2009) nell'area della moneta unica ad aprile; su base annua la flessione è dello 0,2%. Inchiodata, invece, l'inflazione nell'area Ocse, con i prezzi che crescono al ritmo minimo dal 2009. Quanto alla Francia, il Fmi ha rilasciato previsioni al ribasso: il Pil si contrarrà dello 0,2% quest'anno e crescerà solo dello 0,8% l'anno prossimo. Piazza Affari guadagna alla fine lo 0,45%, Londra strappa mezzo punto, Francoforte recupera lo 0,12% e Parigi lo 0,13%.
Male invece Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,51%, il Nasdaq lo 0,58% e lo S&P 500 lo 0,6%. Il deficit commerciale americano è salito ad aprile a 40,3 miliardi di dollari, con un incremento dell'8,5% rispetto a marzo, ma ha fatto meglio delle attese. Pesa soprattutto il calo dell'export verso l'Europa in crisi. Balzo anche per i prezzi delle case, saliti del 12% annuo ad aprile: si tratta del maggior incremento dal 2006. La giornata americana non dovrebbe però riservare sorprese: l'attesa già si concentra sulla pubblicazione di domani del 'beige book' della Fed sullo stato dell'economia a stelle e strisce.
Sotto osservazione - sul listino milanese - i titoli Generali dopo la cessione della riassicurazione vita all'americana Scor per 920 milioni di dollari. Fari puntati anche sulla galassia Pirelli. Trochetti Provera e la famiglia Malacalza avrebbero raggiunto un accordo per la separazione e lo scioglimento di Gpi, la holding che controlla Camfin, a monte di Pirelli. Fiat cede terreno dopo che in Germania la performance di vendite (-11,4%) è stata peggiore del mercato. L'euro chiude stabile a 1,3062 dollari e 130,92 yen. Poco mosso anche il cambio dollaro/yen, a 100,24. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e bund tedeschi, scende rapidamente a 254 punti con i titoli italiani che rendono il 4%.
Le parole di Amari, fiducioso che la "volatilità possa tornare in futuro sotto controllo", hanno spinto il rimbalzo della Borsa di Tokyo che ha fatto registrate la migliore seduta da tre settimane, dopo le forti perdite degli ultimi giorni. L'indice Nikkei ha guadagnato il 2,05% attestandosi a quota 13.533,76 mentre l'indice Topix ha chiuso a +2.6%. Dopo aver ceduto quasi quattro punti lunedì, il Nikkei stava perdendo l'1,5% prima che gli investitori tornassero a comprare in modo massiccio, soprattutto i titoli finanziari che da fine maggio avevano lasciato sul terreno più del 20%. Sul mercato sono infatti circolate indiscrezioni di un possibile ulteriore allentamento monetario da parte della Banca del Giappone.
Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo a causa della debolezza dei dati sulla manifattura in Cina. Il greggio Usa, con consegna luglio, viene scambiato a 92,77 dollari al barile, in calo di 0,7 punti percentuali. Dopo i rialzi sui mercati asiatici, ritraccia anche l'oro in area 1.395 dollari l'oncia.
Nel Vecchio continente i listini limano i guadagni in scia all'andamento degli scambi negli Usa e complici anche i dati deludenti pubblicati da Eurostat sui prezzi alla produzione, scesi dello 0,6% (peggior calo dal 2009) nell'area della moneta unica ad aprile; su base annua la flessione è dello 0,2%. Inchiodata, invece, l'inflazione nell'area Ocse, con i prezzi che crescono al ritmo minimo dal 2009. Quanto alla Francia, il Fmi ha rilasciato previsioni al ribasso: il Pil si contrarrà dello 0,2% quest'anno e crescerà solo dello 0,8% l'anno prossimo. Piazza Affari guadagna alla fine lo 0,45%, Londra strappa mezzo punto, Francoforte recupera lo 0,12% e Parigi lo 0,13%.
Male invece Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,51%, il Nasdaq lo 0,58% e lo S&P 500 lo 0,6%. Il deficit commerciale americano è salito ad aprile a 40,3 miliardi di dollari, con un incremento dell'8,5% rispetto a marzo, ma ha fatto meglio delle attese. Pesa soprattutto il calo dell'export verso l'Europa in crisi. Balzo anche per i prezzi delle case, saliti del 12% annuo ad aprile: si tratta del maggior incremento dal 2006. La giornata americana non dovrebbe però riservare sorprese: l'attesa già si concentra sulla pubblicazione di domani del 'beige book' della Fed sullo stato dell'economia a stelle e strisce.
Sotto osservazione - sul listino milanese - i titoli Generali dopo la cessione della riassicurazione vita all'americana Scor per 920 milioni di dollari. Fari puntati anche sulla galassia Pirelli. Trochetti Provera e la famiglia Malacalza avrebbero raggiunto un accordo per la separazione e lo scioglimento di Gpi, la holding che controlla Camfin, a monte di Pirelli. Fiat cede terreno dopo che in Germania la performance di vendite (-11,4%) è stata peggiore del mercato. L'euro chiude stabile a 1,3062 dollari e 130,92 yen. Poco mosso anche il cambio dollaro/yen, a 100,24. Lo spread, la differenza di rendimento tra Btp e bund tedeschi, scende rapidamente a 254 punti con i titoli italiani che rendono il 4%.
Le parole di Amari, fiducioso che la "volatilità possa tornare in futuro sotto controllo", hanno spinto il rimbalzo della Borsa di Tokyo che ha fatto registrate la migliore seduta da tre settimane, dopo le forti perdite degli ultimi giorni. L'indice Nikkei ha guadagnato il 2,05% attestandosi a quota 13.533,76 mentre l'indice Topix ha chiuso a +2.6%. Dopo aver ceduto quasi quattro punti lunedì, il Nikkei stava perdendo l'1,5% prima che gli investitori tornassero a comprare in modo massiccio, soprattutto i titoli finanziari che da fine maggio avevano lasciato sul terreno più del 20%. Sul mercato sono infatti circolate indiscrezioni di un possibile ulteriore allentamento monetario da parte della Banca del Giappone.
Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio sono in calo a causa della debolezza dei dati sulla manifattura in Cina. Il greggio Usa, con consegna luglio, viene scambiato a 92,77 dollari al barile, in calo di 0,7 punti percentuali. Dopo i rialzi sui mercati asiatici, ritraccia anche l'oro in area 1.395 dollari l'oncia.