Economia

Selex ES conferma: chiusura per 22 siti
e 1822 lavoratori a casa per due anni

Il piano di riorganizzazione presentato ufficialmente ai sindacati prevede anche 4 ore settimanali di cassa integrazione per altri 10mila dipendenti del gruppo. A rischio, tra le altre, diverse sedi di Firenze, Pisa, Milano, Roma e Genova. La Fiom: "Inaccettabile"

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ROMA - Dopo il caso Indesit, un'altra grande azienda annuncia un piano di ristrutturazione pesante. Nel corso di un incontro tenutosi a Roma, presso la sede dell'Unione industriali, la Selex Electronic Systems ha presentato ai sindacati dei metalmeccanici un piano di riorganizzazione che prevede la chiusura di 22 siti, due anni di cassa integrazione a zero ore per 1822 dipendenti e 4 ore di cassa integrazione settimanali per altri 10mila lavoratori.

La notizia è stata data dal coordinamento nazionale Fiom Finmeccanica che attraverso il coordinatore Massimo Masat ha definito il piano "inaccettabile": "La Fiom non considera questo piano come una base di discussione e ha chiesto a Selex ES di ritirarlo - ha detto Masat - . Per noi occorre invece utilizzare strumenti come i contratti di solidarietà che consentano di ripartire la riduzione di orario su un numero certo più ampio di lavoratori, ma in termini meno devastanti, e di ridurre il numero dei siti di cui sia prevista la chiusura integrale".

Secondo la Fiom Finmeccanica, il piano è inaccettabile "proprio perché divide l'azienda in due: da una parte i lavoratori che dovrebbero stare per due anni a casa a zero ore, dall'altra quelli che dovrebbero fronteggiare una messa in Cig per 4 ore settimanali".

"Tutto ciò - accusa ancora Masat - è in realtà frutto di errori industriali prodotti dal management delle tre aziende attualmente fuse in Selex ES ed è quindi ancor più inaccettabile che oggi si voglia far pagare il prezzo di questi errori proprio ai lavoratori che non ne sono responsabili".