Economia

Squinzi: "L'Europa rilanci l'industria".
Confindustria chiede fine all'austerity

Il numero uno degli industriali a Bruxelles: "Il manifatturiero sia centrale nelle preoccupazioni politiche della Commissione". Barroso: "Incontrerò Letta, impegno chiaro verso l'economia reale, ma troppi leader si comportano da commentatori"

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MILANO - Il via libera al decreto sul pagamento dei debiti arretrati della P.A "e ' un segnale positivo che va nella giusta direzione" anche se i 40 miliardi "non sono sufficienti". A dirlo è il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi a margine della conferenza Ue sull'industria: "Abbiamo dubbi sui meccanismi per accedere ai pagamenti che sono comunque pagamenti di soldi che spettano alle imprese".

Il numero uno degli industriali italiani ha anche lanciato un appello all'Europa affinché metta "di nuovo al centro delle sue preoccupazioni la politica industriale e punti sul manifatturiero. Le imprese sicuramente prendono le loro responsabilità, vogliamo far cambiare il clima nel nostro paese e in Europa, ma ci deve essere un ruolo della politica per dare maggior impeto alla crescita e liquidità alle imprese".

Immediata la replica del presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso secondo cui per recuperare la fiducia in Europa è fondamentale "avere un chiaro impegno verso l'economia reale per uscire dalla crisi". Anche per questo Barroso si è detto "frustrato" dal vedere "molti leader comportarsi non come leader politici, ma come commentatori". E a proposito delle misure per crescita e occupazione, la prossima settimana il presidente della Commissione Ue incontrerà il premier Enrico Letta.

Un incontro importate perché per Squinzi i dati sul manifatturiero italiano, con una perdita del 15% della capacità produttiva dall'inizio della crisi, "sono da Pompei". Anche per questo secondo il presidente di Confindustria, "dobbiamo andar avanti con la definizione di un 'Industrial Compact' per assicurare maggiore integrazione e coordinamento tra le diverse politiche europee. Dobbiamo essere coscienti che il manifatturiero è il solo pilastro su cui costruire un futuro con più speranza e che non ci può essere creazione di benessere senza industria".

Per questo il presidente di Confindustria vorrebbe che l'obiettivo del 20%del Pil europeo proveniente dal manifatturiero entro il 2020 proposto da Bruxelles fosse "reso vincolante". Per arrivare a invertire la tendenza serve però "migliorare le sinergie tra le azioni a livello Ue e le politiche industriali nazionali" in modo da avere "misure organiche,coerenti e multidimensionali".
Perché, ha concluso Squinzi, "l'Europa non è una scelta ma un imperativo per sopravvivere nel mondo globale". Per farlo è vitale "fornire liquidità al sistema".

Secondo Squinzi, inoltre, va esaminata "la possibilità di separare la spesa produttiva dal computo del deficit. Dobbiamo riconoscere che il processo di ripresa dalla crisi è lento e difficile. E' chiaro che dobbiamo cambiare marcia" con un "aggiustamento più graduale accompagnato dalle necessarie riforme strutturali. Non dobbiamo abbandonare la responsabilità fiscale, ma l'austerità da sola no può essere garanzia di crescita".