Economia

Crisi, metà degli italiani non andrà in vacanza

Da un sondaggio di Confesercenti-Swg risulta che saranno solo 25.700.000 le persone che si concederanno un periodo di riposo. Nel 2010 la percentuale dei vacanzieri sfiorava l'80 per cento

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ROMA - Quasi la metà degli italiani non si concederà una vacanza nei mesi estivi: saranno solo  25.700.000 le persone che non rinunceranno ad un periodo di riposo e svago. Così se nel 2010 la percentuale dei vacanzieri sfiorava l'80%, quest'anno frana al 58%. I dati dell'estate 2013 arrivano da un sondaggio Confesercenti-Swg.

Il fattore economico appare dominante per le famiglie italiane assediate dalle tasse, dalla disoccupazione, dall'erosione dei risparmi. S'impenna così dal 39 al 44% il numero di coloro che giudica determinante il reddito disponibile per programmare le vacanze. Ed un italiano su due (esattamente il 53%) - dice il sondaggio Swg per Confesercenti - lega la rinuncia alla vacanza al fatto che non se la può permettere (costa troppo rispetto alle difficoltà dei bilanci familiari deteriorati dalla crisi). Lo stesso sondaggio dice anche di più, e cioè che con l'incombere della crisi la vacanza sta progressivamente perdendo la sua principale caratteristica: quella di rappresentare uno stacco netto con la attività lavorativa.

Non è casuale allora che aumenti di tre punti (dal 4 al 7%) la pattuglia di coloro che non vanno in  vacanza perchè inchiodati al posto di lavoro.  E sono un vero e proprio esercito di quasi 10 milioni di italiani quelli che si portano in spiaggia o nei boschi il computer per lavorare o leggere la posta. Si assottiglia il popolo dei vacanzieri, ma complice la crisi emerge un nuovo e preoccupante fenomeno: ben il 20% del campione intervistato dichiara che nel corso dell'anno ha dovuto prendere giorni di ferie "forzate" a causa delle difficoltà delle imprese (che non vogliono licenziare ma sono costrette a chiudere per più tempo le proprie attività). Il nodo del lavoro accompagna dunque le famiglie italiane nel difficile tragitto della crisi, senza pause, neppure quella estiva. Non cambia invece la durata dei giorni di vacanza che dal 2009 resta attestata a 12 giorni (erano 14 giorni nel 2008). Se le risorse sono misurate, è tanta la voglia di cambiare il soggiorno estivo che sale da un già notevole 61% al 64%. Per andare dove? Le mete regine sono il mare (al 50% ma era il 73% nel 2006 ed ancora il 53% nel 2012), all'estero la Spagna (27%), in Italia l'Emilia-Romagna e la Sicilia (14%).