MILANO - I dati negativi sull'andamento della produzione industriale e del Pil italiano rimbalzano dall'Istat all'assemblea di Assolombarda, la divisione di Confindustria della Lombardia, dove si svolge il passaggio di consegne al vertice tra Alberto Meomartini e Gianfelice Rocca. A rilanciare le preoccupazioni già espresse nel recente passato è il numero uno degli imprenditori, Giorgio Squinzi, che a partire dall'analisi della crisi greca sentenzia: "L'Europa si è accanita con una politica di rigore a dir poco miope, dimenticando che solo la crescita può sostenere il rigore finanziario". Squinzi, commentando la situazione di Atene, punta il dito contro i "sofismi recentemente riconosciuti anche dal Fondo Monetario Internazionale". L'Italia, invece, non cresce "perché ha esasperato e irrigidito politiche e norme oltre ogni limite sopportabile. Anche il recepimento delle direttive comunitarie avviene sempre in modo restrittivo, quasi autopunitivo: dobbiamo convincerci del fatto - aggiunge Squinzi intervenendo all'assemblea di Assolombarda - che è un diritto sacrosanto esercitare la nostra posizione di forza e rivendicare i nostri valori nazionali". Per tornare a espandersi, bisogna così "cambiare in profondità la politica economica, ma è anche cruciale correggere il tiro a Bruxelles, altrimenti non ne usciamo".
Video: Squinzi contro l'Europa
Il discorso di Squinzi mette nel mirino chiaramente la politica di austerità e non lesina gli attacchi a Mario Monti, criticato perché nonostante il rigore richiesto il debito non è sceso. "Accettando la vulgata monetarista - ha detto Squinzi - abbiamo finito con compromettere il mercato interno, attenendoci ai dettami di un'austerità fine a stessa e accettando di ridurre il rapporto debito/Pil asetticamente, senza una logica economica che accompagnasse questa scelta". Tentativo comunque fallito, perchè "quando si è insediato il governo Monti il rapporto debito/Pil era al 117, adesso siamo a 127 e le proiezioni di quest'anno ci portano almeno al 132".
La conseguenza del rigore e della non crescita potrebbero quindi vedersi nell'instabilità sociale già testimoniata quotidianamente da tanti gesti estremi: "Se il rigorismo e l'austerità mettono in ginocchio la tenuta sociale e il patrimonio delle nostre imprese affinché altri possano fare shopping portandosi a casa i nostri pezzi migliori a prezzi di saldo, dobbiamo dire no" - ha esortato Squinzi.
In precedenza, il neopresidente di Assolombarda Rocca aveva chiesto una moratoria della riforma Fornero "per rilanciare l'occupazione e dare una boccata d'ossigeno al mercato del lavoro". Secondo l'imprenditore dell'acciaio "è stato comprensibile lo sforzo di voler favorire con la legge Fornero la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato. Ma il desiderio di voler garantire maggiore stabilità e sicurezza si è scontrato con le condizioni di maggior incertezza e difficoltà delle imprese, e di volatilità dei mercati". Sul punto è poi intervenuto l'erede del dicastero, Enrico Giovannini, che ha auspicato "una revisione" del testo di legge, "ma non il suo smantellamento".
Video: Squinzi contro l'Europa
Il discorso di Squinzi mette nel mirino chiaramente la politica di austerità e non lesina gli attacchi a Mario Monti, criticato perché nonostante il rigore richiesto il debito non è sceso. "Accettando la vulgata monetarista - ha detto Squinzi - abbiamo finito con compromettere il mercato interno, attenendoci ai dettami di un'austerità fine a stessa e accettando di ridurre il rapporto debito/Pil asetticamente, senza una logica economica che accompagnasse questa scelta". Tentativo comunque fallito, perchè "quando si è insediato il governo Monti il rapporto debito/Pil era al 117, adesso siamo a 127 e le proiezioni di quest'anno ci portano almeno al 132".
La conseguenza del rigore e della non crescita potrebbero quindi vedersi nell'instabilità sociale già testimoniata quotidianamente da tanti gesti estremi: "Se il rigorismo e l'austerità mettono in ginocchio la tenuta sociale e il patrimonio delle nostre imprese affinché altri possano fare shopping portandosi a casa i nostri pezzi migliori a prezzi di saldo, dobbiamo dire no" - ha esortato Squinzi.
In precedenza, il neopresidente di Assolombarda Rocca aveva chiesto una moratoria della riforma Fornero "per rilanciare l'occupazione e dare una boccata d'ossigeno al mercato del lavoro". Secondo l'imprenditore dell'acciaio "è stato comprensibile lo sforzo di voler favorire con la legge Fornero la creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato. Ma il desiderio di voler garantire maggiore stabilità e sicurezza si è scontrato con le condizioni di maggior incertezza e difficoltà delle imprese, e di volatilità dei mercati". Sul punto è poi intervenuto l'erede del dicastero, Enrico Giovannini, che ha auspicato "una revisione" del testo di legge, "ma non il suo smantellamento".