Economia

Ungheria, la nuova patria delle auto di lusso.
Così Orbàn ha attirato le eccellenze Ue

Il premier - assai criticabile per le derive autoritarie - ha avviato una 'new innovation strategy', un nuovo corso economico votato a far confluire gli investimenti esteri nel Paese. Mercedes, Audi e Siemens ora realizzano in Ungheria i loro prodotti top. Anche la ricerca del Cern ha inaugurato una sede. Ecco la strategia dei 'Sette di Budapest' e del loro progetto di creare una nuova classe dirigente magiara

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BERLINO - La Mercedes vi produce la nuova classe A, modello-chiave del rilancio nella storia infinita della sfida con Bmw e Audi. Audi costruisce la nuova A3, un prodotto decisivo del marchio di lusso del gruppo Volkswagen. Siemens ha importanti stabilimenti, e l'altro giorno il Cern, il centro europeo di ricerca nucleare con sede centrale a Ginevra, ha inaugurato nello stesso Paese la sua seconda sede, un enorme centro di elaborazione dati. Vi sorprenderà, ma il Paese di cui parliamo è l'Ungheria.

Diciamolo subito: a Repubblica, come a molti altri media e a molti partiti democratici dell'Unione europea, il governo nazionalista ed euroscettico del premier-autocrate Viktor Orbàn non piace, non sta simpatico. Le critiche sulle derive autoritarie con la politica mediatica e ancor più con gli ultimi emendamenti costituzionali pesano come macigni. Frequenti sparate anti-integrazione europea infastidiscono a dir poco, a Berlino non meno che a Bruxelles. Però ai piani alti del potere a Budapest è emersa una nuova strategia economica, enunciata dal sottosegretario all'Economia Zoltàn Csefalvay - fedelissimo di Orbàn - e chiamata nei comunicati in inglese "new innovation strategy". A costi sociali alti (47 cittadini su cento secondo la Ue vivono attorno alla soglia di povertà secondo gli standard dell'Unione) Orbàn e il suo team si sono posti un obiettivo molto focalizzato, preciso: attirare le eccellenze, dalla produzione auto - ma premium molto più che di massa - all'elettronica, alla ricerca e sviluppo (Research and development) come il Cern. Priorità diverse, rispetto alla frequente retorica populista contro i piani malvagi del grande capitale internazionale, e Orbàn sta cogliendo successi.

L'inaugurazione del centro Cern a Budapest è stata l'ultima novità: processerà milioni di dati della casa madre nella Confederazione. Un colpo, venuto poco dopo la decisione della Commissione europea di ritirare la procedura d'infrazione contro Budapest per disavanzo e debito sovrano. I traguardi del disavanzo ora sono del 2,7 quest'anno e del 2,2 l'anno prossimo. Poi magari sforeranno, ma Olanda e Francia già stanno peggio. Continua a pesare lasfida del bassissimo rating assegnato al paese dalle tre massime agenzie internazionali. BA1 per Moody's, BB+per Standard and Poor, BBB per Fitch. S&P dà un outlook negativo, le altre due outlook stabile. Comunque qualcosa si sta muovendo. Prima di tutto nel comparto auto con gli investimenti di due dei quattro produttori premium tedeschi. Audi ha speso 900 milioni di euro per l'impianto a Gyoer, puntando a produrre 125mila A3 entro l'anno. Mercedes sforna a Kecskémet la nuova classe A, quella che finalmente ha un look sportivo e non da minivan da medico di campagna. Produzioni premium appunto, che quindi richiedono forti indotti locali per elettronica e altre componenti ad alta tecnologia (Foto).

Buone infrastrutture e trasporti, posizione geografica centrale, manodopera a basso costo (salari tra un terzo e metà che in Polonia) ma ben qualificata, università che sfornano quadri tecnici nonostante tagli brutali. Il potere ha in mano atout positivi, una grossa fortuna. Il Pil registra addirittura un miniaumento nel primo trimestre, più 0,7. Certo, metà di quello polacco e meno di quello tedesco e finlandese, ma un più 0,7, bisogna ammetterlo, è un dato che Roma, Madrid e anche Parigi possono solo sognare quest'anno. Gli investimenti qualificati hanno loro grosse teste di ponte: oltre a quelli tedeschi citati, da Nokia a Ibm, dal comparto IT del colosso indiano Tata a General Electric, alla farmaceutica francese Sanofi.

Tabella: i grandi numeri dell'Ungheria

Un team di nazionalconservatori pragmatici è alle spalle di Orbàn nell'elaborazione della strategia, attuata in corsa anche pensando ovviamente alle legislative del 2014 e al confronto sia interno alla Fidesz (il partito al potere) tra falchi e realisti, e al rischio che i forti problemi di disuguaglianze sociali - aumentate dalla nuova politica fiscale con la flat rate del 16 per cento uguale per tutti nell'Irpef, che ovviamente penalizza i ricchi molto meno dei poveri - rafforzino Jobbik, l'opposizione d'ultradestra dichiaratamente razzista, antisemita e nostalgica, con la Magyar Garda e le sue altre formazioni paramilitari. Nel team, un uomo-chiave sembra essere Csefalvay, che ha contatti strettissimi con l'establishment politico ed economico tedesco come un altro sottosegretario, Gergely Proehle. Gli altri, al massimo livello della Nomenklatura Fidesz, sono i ministri degli Esteri e dell'Economia, Janos Martonyi e Mihaly Varga, lo 'spin doctor' e stratega mediatico Ferenc Kumin, il potente 'ministro delle risorse umane nazionali' Zoltàn Balog. Formare una nuova, forte, borghesia e classe media "nazionale", è l'obiettivo dichiarato.

Esplicitamente classista, da neoconservatori. Ma a differenza della signora Thatcher o del Tea party, Orbàn e i suoi sei scommettono su auto premium e alte tecnologie, insomma sull'industria più che su finanza o altri servizi. Audi e Mercedes parlano di partnership strategica. Il link privilegiato con Berlino è vitale per questa strategia di modernizzazione autocratica, per questo i Sette di Budapest (Orbàn e i sei altri) sono spesso consigliati dal governo federale a moderare le strette sui diritti civili e le libertà. L'altro polo della loro strategia è cercare ancor più peso nel gruppo di Visegrad, cioè l'alleanza informale centroeuropea guidata di fatto dalla Polonia postrivoluzionaria e liberal di Donald Tusk, seconda locomotiva d'Europa dopo la Bundesrepublik e a fianco della Finlandia.

Qui la strategia prende anche altre vie: su iniziativa di Varsavia, polacchi, cèchi, slovacchi e magiari vogliono formare un gruppo militare comune sull'esempio di quello francotedesco. Nel settore militare, la Polonia è di gran lunga numero uno regionale con F-16 dell'ultima generazione, tank Leopard 2 tedeschi e corpi speciali. La Magyar Honvedség è una forza piccola ma moderna, l'ha appena dimostrato nei soccorsi antialluvione insieme alla solidarietà nazionale anomala che sotto l'abile regìa di Balog ha visto seguaci del governo, ultrà di jobbik, oppositori di sinistra, ebrei e rom costruire insieme le dighe di sacchi di sabbia.

Il gioco è aperto, il volto autocratico, non liberal, non simpatico del potere resta tutto, ma occhio a non sottovalutare la nuova strategia. E' un'ennesima prova, dopo i fortissimi successi economici polacchi, slovacchi, cèchi, che nell'insieme quel Mitteleuropa risorto (noi italiani lo chiamiamo impropriamente Est) sta velocemente sorpassando il Sud dell'Unione. Certo, con uno scherzo cinico si potrebbe dire che se la modernizzazione autocratica e appoggiata dai big global players tedeschi avesse come volto e testimonial, oltre quello duro del premier, anche quello di Zsuzsanna Jakabos, la nuotatrice che a Londra 2012 fu eletta 'miss Olimpiadi' dal pubblico globale e che non ti fa pensare a leggi-bavaglio sui media o all'esautorazione della Corte costituzionale, andrebbe meglio. Ma i sette non ci hanno pensato.