LONDRA - "Julian Assange ha la forza per restare dentro alla nostra ambasciata londinese altri cinque anni, se necessario", ha detto ieri il ministro degli Esteri dell'Ecuador, Ricardo Patino, dopo un incontro infruttuoso con la sua controparte britannica, William Hague, per cercare una soluzione al caso dell'asilo politico del fondatore di Wikileaks. Ma proprio Hague ha ammonito che la permanenza del fondatore di Wikileaks nell'ambasciata del paese sudamericano a Londra potrebbe durare ancora più a lungo, altri nove anni, per un totale di dieci perché domani è un anno esatto che Assange ha cercato rifugio nella palazzina dell'Ecuador. Perché altri nove anni? Perché la richiesta di estradizione della Svezia, approvata dalla magistratura del Regno Unito, ha un limite temporale: vale appunto dieci anni. Dopodiché, come avviene per la trascrizione in giudicato di reati avvenuti in un distante passato, non avrebbe più valore. E a quel punto Assange potrebbe uscire dall'ambasciata e rimanere un uomo libero.
Dieci anni, o meglio altri nove, sono tanti, però, e non soltanto nella vita del direttore di Wikileaks, che abita in uno stanzino, fa la doccia in una toilette, si cucina da sé su un fornello elettrico e per prendere un po' d'aria può soltanto affacciarsi alla finestra o al balcone dell'angusta sede diplomatica ecuadoregna. Dieci anni sono tanti anche per il budget britannico: tenere Assange sotto il controllo della polizia 24 ore su 24, per evitare che esca non visto dall'ambasciata e scappi, costa infatti molto caro. Ci vogliono agenti costantemente di guardia di persona attorno all'edificio, più un'adeguata sorveglianza elettronica. Finora questo accerchiamento è costato al contribuente britannico quasi 4 milioni di sterline, circa 5 milioni di euro; se dovesse prolungarsi fino al 2022, appunto per dieci anni, il costo raggiungerebbe la cifra esorbitante di 40 milioni di sterline, quasi 50 milioni di euro.
Anche per questo Londra è interessata a trovare una soluzione. I due ministri hanno concordato di formare una commissione mista per dirimere il caso. Come è noto, Assange è ricercato in Svezia perché accusato di violenze sessuali da parte di due volontarie di Wikileaks insieme alle quali trascorse qualche giorno durante una visita che fece in Scandinavia qualche anno fa. Lui smentisce le accuse, sostenendo che fanno parte di un complotto per estradarlo dapprima in Svezia e quindi negli Stati Uniti, dove verrebbe processato per spionaggio e violazione di segreti di stato in riferimento alle rivelazioni di Wikileaks sulla guerra in Iraq e in Afghanistan. La Gran Bretagna replica che la Svezia non potrebbe estradare Assange negli Usa senza l'autorizzazione legale di Londra, ma Assange non si fida e chiede di potere essere interrogato dai giudici svedesi (che non lo hanno ancora formalmente incriminato) in Inghilterra o in videoconferenza. Ma se lui si preoccupa della sua libertà e della prospettiva di trascorrere un decennio praticamente agli arresti domiciliari, il governo britannico si preoccupa di quanto dovrebbe spendere per questa vicenda. Chissà se i soldi non contribuiranno a far emergere una via d'uscita.
Dieci anni, o meglio altri nove, sono tanti, però, e non soltanto nella vita del direttore di Wikileaks, che abita in uno stanzino, fa la doccia in una toilette, si cucina da sé su un fornello elettrico e per prendere un po' d'aria può soltanto affacciarsi alla finestra o al balcone dell'angusta sede diplomatica ecuadoregna. Dieci anni sono tanti anche per il budget britannico: tenere Assange sotto il controllo della polizia 24 ore su 24, per evitare che esca non visto dall'ambasciata e scappi, costa infatti molto caro. Ci vogliono agenti costantemente di guardia di persona attorno all'edificio, più un'adeguata sorveglianza elettronica. Finora questo accerchiamento è costato al contribuente britannico quasi 4 milioni di sterline, circa 5 milioni di euro; se dovesse prolungarsi fino al 2022, appunto per dieci anni, il costo raggiungerebbe la cifra esorbitante di 40 milioni di sterline, quasi 50 milioni di euro.
Anche per questo Londra è interessata a trovare una soluzione. I due ministri hanno concordato di formare una commissione mista per dirimere il caso. Come è noto, Assange è ricercato in Svezia perché accusato di violenze sessuali da parte di due volontarie di Wikileaks insieme alle quali trascorse qualche giorno durante una visita che fece in Scandinavia qualche anno fa. Lui smentisce le accuse, sostenendo che fanno parte di un complotto per estradarlo dapprima in Svezia e quindi negli Stati Uniti, dove verrebbe processato per spionaggio e violazione di segreti di stato in riferimento alle rivelazioni di Wikileaks sulla guerra in Iraq e in Afghanistan. La Gran Bretagna replica che la Svezia non potrebbe estradare Assange negli Usa senza l'autorizzazione legale di Londra, ma Assange non si fida e chiede di potere essere interrogato dai giudici svedesi (che non lo hanno ancora formalmente incriminato) in Inghilterra o in videoconferenza. Ma se lui si preoccupa della sua libertà e della prospettiva di trascorrere un decennio praticamente agli arresti domiciliari, il governo britannico si preoccupa di quanto dovrebbe spendere per questa vicenda. Chissà se i soldi non contribuiranno a far emergere una via d'uscita.