BERLINO - Raggiunge anche la Germania, prima economia europea, la crescente inquietudine per la paura creata dal credit crunch nella Repubblica popolare cinese e le sue possibili conseguenze sull'economia reale, nel gigante asiatico come nell'Eurozona e nel resto del mondo. Negli ultimi giorni, titoli allarmati sull'onda lunga dei problemi del dragone si sono fatti dominanti nei media cartacei e sui siti più autorevoli qui nella Bundesrepublik. E proprio un paese come la Germania, che ha nella Cina di fatto il recipiente numero uno, quantitativamente e qualitativamente sempre più determinante del suo export manifatturiero e dei suoi investimenti per intere fabbriche chiavi in mano, teme di subire spiacevoli contraccolpi.
La situazione in Cina è tale che ieri sera la People's Bank of China, una delle principali banche del paese, ha voluto smentire una notizia diffusa da bloggers poche ore prima, e cioè che si sarebbe trovata a un passo dal default o in un default momentaneo per circa mezz'ora per mancanza di liquidità. L'istituto ha ampie riserve, però, intanto deve anche spenderle alla grande perché il credit crunch già impera nei rapporti tra gli istituti di credito, i quali si prestano a vicenda denaro solo con molta riluttanza e a tassi proibitivi, tassi che qui in Germania molti esperti definiscono vicinissimi a quelli che precedettero il crack di Lehman nel 2008. Il credit crunch è difficilmente sopportabile, a medio termine, soprattutto per gli istituti più piccoli. Molti lanciano appelli alle autorità monetarie. Ma la People's Bank of China non si lascia piegare: ufficialmente si rifiuta di portare liquidità sul mercato, è decisa alla fermezza nella lotta all'inflazione. E ritiene che in questa situazione tocchi agli istituti di credito stessi risolvere il problema e sdebitarsi da soli.
La durezza e rigore della banca centrale sono linee-guida strategiche, e in parte di facciata. Negli ultimi tempi l'istituto di emissione della Repubblica popolare ha comunque proceduto a operazioni di soccorso pompando sui mercati liquidità per almeno 50 miliardi di yuan, secondo fonti di Hong Kong. Nelle ultime ore è nuovamente intervenuta per 324 milioni di dollari. Ma i banchieri centrali, e il capo dello Stato Xi Jinping, sanno che la People's Bank of China non potrà fare sempre da pompiere in aiuto a ogni banca spendacciona, perché la Repubblica popolare è comprensibilmente decisa a rafforzare la sua immagine di polo di stabilità economica, monetaria, finanziaria mondiale. Le notizie sul mondo finanziario cinese allarmano, miste come sono ad altri segnali di rallentamento della congiuntura nella seconda economia mondiale: l'indice della fiducia dei consumatori pubblicato dal colosso bancario Hsbc è sceso dello 0,9 per cento a quota 48,3, il valore peggiore da nove mesi.
La situazione in Cina è tale che ieri sera la People's Bank of China, una delle principali banche del paese, ha voluto smentire una notizia diffusa da bloggers poche ore prima, e cioè che si sarebbe trovata a un passo dal default o in un default momentaneo per circa mezz'ora per mancanza di liquidità. L'istituto ha ampie riserve, però, intanto deve anche spenderle alla grande perché il credit crunch già impera nei rapporti tra gli istituti di credito, i quali si prestano a vicenda denaro solo con molta riluttanza e a tassi proibitivi, tassi che qui in Germania molti esperti definiscono vicinissimi a quelli che precedettero il crack di Lehman nel 2008. Il credit crunch è difficilmente sopportabile, a medio termine, soprattutto per gli istituti più piccoli. Molti lanciano appelli alle autorità monetarie. Ma la People's Bank of China non si lascia piegare: ufficialmente si rifiuta di portare liquidità sul mercato, è decisa alla fermezza nella lotta all'inflazione. E ritiene che in questa situazione tocchi agli istituti di credito stessi risolvere il problema e sdebitarsi da soli.
La durezza e rigore della banca centrale sono linee-guida strategiche, e in parte di facciata. Negli ultimi tempi l'istituto di emissione della Repubblica popolare ha comunque proceduto a operazioni di soccorso pompando sui mercati liquidità per almeno 50 miliardi di yuan, secondo fonti di Hong Kong. Nelle ultime ore è nuovamente intervenuta per 324 milioni di dollari. Ma i banchieri centrali, e il capo dello Stato Xi Jinping, sanno che la People's Bank of China non potrà fare sempre da pompiere in aiuto a ogni banca spendacciona, perché la Repubblica popolare è comprensibilmente decisa a rafforzare la sua immagine di polo di stabilità economica, monetaria, finanziaria mondiale. Le notizie sul mondo finanziario cinese allarmano, miste come sono ad altri segnali di rallentamento della congiuntura nella seconda economia mondiale: l'indice della fiducia dei consumatori pubblicato dal colosso bancario Hsbc è sceso dello 0,9 per cento a quota 48,3, il valore peggiore da nove mesi.