Economia

La Germania celebra Wolfsburg e VW,
mentre l'industria auto francese agonizza

Una 'catena di celebrazioni' saluta il 75esimo anniversario della fondazione della città dell'auto, voluta da Adolf Hitler e poi radicalmente cambiata nel tempo. I festeggiamenti proprio mentre emergono dati allarmanti per l'industria delle quattro ruote nel Sud dell'Europa: mentre gli stabilimenti tedeschi lavorano oltre il 70% della capacità, in Francia ed Europa meridionale si è ai livelli più bassi dal dopoguerra

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BERLINO - Buon compleanno, Volkswagen. Con una festa grande, anzi una catena di celebrazioni, viene salutato oggi il settantacinquesimo anniversario della fondazione di quella che oggi più di allora è la città dell'auto per eccellenza: cioè Wolfsburg, il centro che con attualmente 120mila abitanti circa ospita la casa madre del colosso industriale tedesco Volkswagen, e la sua fabbrica principale, quella che probabilmente è il più grosso impianto singolo al mondo per la produzione di auto.

La festa ha qualcosa di imbarazzante, perché Wolfsburg fu fondata nel 1938 da Adolf Hitler. All'inizio si chiamava "Autostadt von Kraft durch Freude", cioè città dell'auto del movimento forza attraverso la gioia. Tale definizione, forza attraverso la gioia, si riferiva a tutte le manifestazioni sportive paramilitari o iniziative sociali del Terzo Reich. Il piano originario del tiranno nazista era la motorizzazione di massa del Paese, grazie anche alla rete autostradale costruita in buona parte col lavoro in condizioni bestiali dei deportati. Ma in realtà Hitler già pensava a trasformare l'impianto in fabbrica per le sue guerre: nello stesso anno fu invasa la Cecoslovacchia, e un anno dopo nel 1939, con l'aggressione nazista e sovietica contro la Polonia, cominciò la seconda guerra mondiale. La fabbrica non sofrnò auto di massa, ma jeep, camion e blindati per la Wehrmacht.

Il vero decollo di Volkswagen venne nel dopoguerra. La città fu ribattezzata appunto Wolfsburg, dal nome di un vicino castello. Nella ricostruzione sotto la democrazia di Bonn aiutata dal decisivo piano Marshall, Volkswagen divenne quasi subito un'azienda esportatrice. Grazie anche al determinante aiuto di un gruppo di giovani ufficiali del British Army (Wolfsburg, nell'attuale Stato di Bassa Sassonia, era nella zona d'occupazione britannica) che organizzarono i contatti giusti per l'export del Maggiolino. Da allora la storia di Vw è stata un passaggio da un successo all'altro, l'erede del Maggiolino (la Golf) ha appena superato quota trenta milioni di auto prodotte, il colosso con i suoi undici marchi punta a sorpassare al più presto Toyota e General Motors per divenire numero uno dell'auto mondiale.

Wolsfsburg nacque sotto Hitler come ammasso di baracche-dormitorio, ma nel dopoguerra cambiò volto. Oggi è unica tra le città industriali del mondo: piena di centri culturali, musei, cinema, teatri, luoghi d'incontro giovanili, sembra piuttosto una comoda cittadina del ceto medio colto. Un dettaglio: all'arrivo, sul piazzale davanti la stazione ferroviaria dove scendi dal treno ad alta velocità dopo soli 57 minuti di viaggio da Berlino, si accoglie una statua, 'L'emigrante', che rende omaggio raffigurandone uno ai molti lavoratori italiani che emigrarono a Wolfsburg nel dopoguerra.

L'anniversario di Wolfsburg coincide con dati significativi, e molto preoccupanti per l'industria dell'auto, in Europa in generale ma soprattutto per Europa mediterranea e Francia. Secondo uno studio condotto dal professor Ferdinand Dudenhoeffer, massimo esperto tedesco del mercato dell'auto, l'utilizzo in percentuale delle capacità produttive dell'industria dell'auto scende quest'anno in tutto il Vecchio Continente, ma a sud e in Francia va molto peggio che in Germania, in una situazione che quasi disegna un muro tra due realtà diverse. I produttori tedeschi infatti utilizzano la capacità produttiva dei loro impianti in media al 71 per cento.

Mentre in Francia, Italia, Spagna, Portogallo l'utilizzo è solo al 58 per cento. E quindi, commenta Dudenhoeffer, da un punto di vista di percentuale di utilizzo della capacità produttiva, il 2013 appare per l'industria dell'auto dell'Europa meridionale il peggiore anno dal dopoguerra.