MILANO - "La sentenza della Consulta va applicata, le parti sociali devono parlarsi e su questo il governo non c'entra". Così il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a margine di un convegno di Confindustria Energia ha risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla sentenza di ieri che coinvolge Fiat e Fiom. Ieri, la Consulta ha dato ragione alla sigla sindacale dichiarando illegittimo l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, nella parte che consente la rappresentanza sindacale aziendale (Rsa) ai soli sindacati firmatari del contratto applicato nell'unità produttiva. La decisione è stata adottata proprio nell'ambito del ricorso della Fiom, esclusa dalla Rsa, contro la Fiat - ultimo atto dello scontro inaugurato nell'era Marchionne dall'uscita di Fiat da Confindustria e dalla nascita del contratto di gruppo, che le tute blu della Cgil non firmarono.
All'indomani di questa sentenza 'storica' non sono mancate altre prese di posizione. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto a Radio Anch'io di sperare che la Fiom "faccia rientrare la democrazia in fabbrica, accettando le maggioranze che si esprimono di volta in volta. La vicenda nasce perché la Fiom non rispetta la maggioranza dei lavoratori". Per Bonanni "il problema è risolvibile a monte" e deve valere "l'accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil un mese e mezzo fa. Quello vale e dovrà valere, spero che il legislatore stia attento a quello che fa e la corte costituzionale sia più cauta" conclude Bonanni.
Mentre, secondo quanto riporta la Stampa, Sergio Marchionne avrebbe definito come "inattesa" la sentenza ("E poi ci chiediamo - è stato il suo sfogo con i collaboratori - perché nessuno viene a investire nel nostro Paese"), secondo il suo oppositore Maurizio Landini - segretario Fiom - "riafferma i principi della Costituzione. Non riguarda solo la Fiom ma i lavoratori tutti. Si conferma che la libertà sindacale è una condizione preliminare, la base per costruire vere relazioni sindacali. Partendo da questa vicenda si proceda adesso a cancellare l'articolo 8 e ad approvare una legge sulla rappresentanza".
In merito all'eventuale convocazione di un tavolo al ministero, così come chiesto dai sindacati, il sottosegretario De Vincenti ha invece risposto: "Vedremo".
All'indomani di questa sentenza 'storica' non sono mancate altre prese di posizione. Il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha detto a Radio Anch'io di sperare che la Fiom "faccia rientrare la democrazia in fabbrica, accettando le maggioranze che si esprimono di volta in volta. La vicenda nasce perché la Fiom non rispetta la maggioranza dei lavoratori". Per Bonanni "il problema è risolvibile a monte" e deve valere "l'accordo sulla rappresentanza siglato da Cgil, Cisl e Uil un mese e mezzo fa. Quello vale e dovrà valere, spero che il legislatore stia attento a quello che fa e la corte costituzionale sia più cauta" conclude Bonanni.
Mentre, secondo quanto riporta la Stampa, Sergio Marchionne avrebbe definito come "inattesa" la sentenza ("E poi ci chiediamo - è stato il suo sfogo con i collaboratori - perché nessuno viene a investire nel nostro Paese"), secondo il suo oppositore Maurizio Landini - segretario Fiom - "riafferma i principi della Costituzione. Non riguarda solo la Fiom ma i lavoratori tutti. Si conferma che la libertà sindacale è una condizione preliminare, la base per costruire vere relazioni sindacali. Partendo da questa vicenda si proceda adesso a cancellare l'articolo 8 e ad approvare una legge sulla rappresentanza".
In merito all'eventuale convocazione di un tavolo al ministero, così come chiesto dai sindacati, il sottosegretario De Vincenti ha invece risposto: "Vedremo".