MILANO - La politica monetaria accomodante della Banca Centrale Europea sosterrà "la ripresa dell'attività economica nel prosieguo dell'anno e nel 2014". Lo scrive la Bce nel bollettino mensile di luglio, ribadendo - come aveva detto la settimana scorsa il presidente Mario Draghi - la politica monetaria resterà "accomodante finché necessario". Il consiglio direttivo dell'Eurotower si aspetta quindi che "i tassi d'interesse restino sui livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo" anche perché l'inflazione è sotto controllo, mentre l'economia reale è ancora debole.
Secondo il bollettino di luglio l'attività economica dell'Eurozona "dovrebbe stabilizzarsi e recuperare nel corso dell'anno, seppure a un ritmo moderato": nel primo trimestre il Pil si è contratto dello 0,3%, mentre le "condizioni del mercato del lavoro permangono deboli"; il tasso di disoccupazione è al 12,2%, di 4,9 punti percentuali superiore a quello del marzo 2008, quando era al minimo ciclico prima dell'inizio della crisi finanziaria. I rischi per l'economia continuano, quindi, a essere orientati al ribasso.
La Bce comunque nota che nel 2014 l'export beneficerà della graduale ripresa della domanda mondiale e la domanda interna potrà contare sulla politica monetaria accomodante. Quindi, "i miglioramenti osservati in estate sui mercati finanziari si dovrebbero trasmettere all'economia reale, come pure i progressi compiuti nel risanamento delle finanze pubbliche. Detto ciò gli aggiustamenti di bilancio ancora necessari nei settori pubblico e privato seguiteranno a gravare sull'attività economica". La Banca centrale chiede quindi ai Paesi di "impegnarsi in maniera più determinata per portare avanti le riforme strutturali favorevoli alla crescita e all'occupazione" e di accelerare sull'unione bancaria.
Francoforte si è poi concentrata sulle piccole e medie imprese che "svolgono un ruolo fondamentale per l'economia dell'area dell'euro sul piano dell'occupazione e del valore aggiunto. La loro importanza finanziaria è finanche superiore nei paesi dell'area che registrano tensioni finanziarie più acute". Al momento, le Pmi in molte parti dell'Eurozona "si trovano a dover affrontare maggiori difficoltà nell'ottenimento dei prestiti bancari rispetto alle grandi imprese, oltre a dover sostenere costi di indebitamento più onerosi". L'accesso al finanziamento resta problematico, in particolare, "per le Pmi di recente costituzione e per quelle operanti nei paesi dell'area in difficoltà".
Secondo il bollettino di luglio l'attività economica dell'Eurozona "dovrebbe stabilizzarsi e recuperare nel corso dell'anno, seppure a un ritmo moderato": nel primo trimestre il Pil si è contratto dello 0,3%, mentre le "condizioni del mercato del lavoro permangono deboli"; il tasso di disoccupazione è al 12,2%, di 4,9 punti percentuali superiore a quello del marzo 2008, quando era al minimo ciclico prima dell'inizio della crisi finanziaria. I rischi per l'economia continuano, quindi, a essere orientati al ribasso.
La Bce comunque nota che nel 2014 l'export beneficerà della graduale ripresa della domanda mondiale e la domanda interna potrà contare sulla politica monetaria accomodante. Quindi, "i miglioramenti osservati in estate sui mercati finanziari si dovrebbero trasmettere all'economia reale, come pure i progressi compiuti nel risanamento delle finanze pubbliche. Detto ciò gli aggiustamenti di bilancio ancora necessari nei settori pubblico e privato seguiteranno a gravare sull'attività economica". La Banca centrale chiede quindi ai Paesi di "impegnarsi in maniera più determinata per portare avanti le riforme strutturali favorevoli alla crescita e all'occupazione" e di accelerare sull'unione bancaria.
Francoforte si è poi concentrata sulle piccole e medie imprese che "svolgono un ruolo fondamentale per l'economia dell'area dell'euro sul piano dell'occupazione e del valore aggiunto. La loro importanza finanziaria è finanche superiore nei paesi dell'area che registrano tensioni finanziarie più acute". Al momento, le Pmi in molte parti dell'Eurozona "si trovano a dover affrontare maggiori difficoltà nell'ottenimento dei prestiti bancari rispetto alle grandi imprese, oltre a dover sostenere costi di indebitamento più onerosi". L'accesso al finanziamento resta problematico, in particolare, "per le Pmi di recente costituzione e per quelle operanti nei paesi dell'area in difficoltà".