Economia

Crescono i fallimenti tra le imprese,
ma il saldo tra aperture e chiusure è positivo

I dati sul secondo trimestre 2013 diffusi da Unioncamere sono i meno brillanti tra quelli degli stessi periodi dell'ultimo decennio. Le procedure fallimentari crescono del 5,9% nei primi sei mesi dell'anno, in valore assoluto le nuove aziende sono 26mila 

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MILANO - Il sistema delle imprese avanza, ma ha il fiato decisamente corto. Nel secondo trimestre dell'anno, il saldo tra aperture e chiusure di imprese fa segnare un bilancio positivo per 26.084 unità. Ma è il risultato meno brillante nella serie degli ultimi dieci anni di rilevazioni relative al periodo aprile-giugno. A determinarlo hanno concorso il basso numero di iscrizioni (100.448, il secondo peggior risultato del decennio) e l'elevato livello di cessazioni (74.364, il terzo valore più elevato della serie dei secondi trimestri). Questi i dati di sintesi più significativi di Movimprese - la rilevazione trimestrale sulla natalità e mortalità delle imprese condotta da InfoCamere - diffusi oggi da Unioncamere.

A livello complessivo - al netto dell'agricoltura che ha chiuso il trimestre con 5.195 unità in meno - tutti i settori evidenziano un saldo positivo tra aperture e chiusure. In questo scenario, però, a certificare la persistente durezza della crisi restano i dati dei fallimenti e il bilancio anagrafico del comparto artigiano, rimasto fermo a tre mesi fa. Per le crisi d'impresa, il dato relativo ai primi sei mesi del 2013 certifica un aumento del 5,9% delle aperture di procedure fallimentari, corrispondenti a 6.456 imprese che hanno portato i libri in tribunale (nello stesso periodo del 2012 questa sorte era toccata a 6.095 aziende). Sul fronte artigiano, per la prima volta in dieci anni si registra un sostanziale stallo (-113 imprese) tra aperture e chiusure. Frutto soprattutto della forte riduzione di iscrizioni di nuove imprese (4.835 unità in meno, pari ad una riduzione del 16% nel numero di aperture rispetto a quelle registrate nello stesso periodo del 2012). A fronte di questa caduta di vitalità, la lieve contrazione delle chiusure (849 in meno nel confronto con il secondo trimestre dell'anno scorso) non è stata sufficiente a mantenere il saldo in territorio positivo. A incidere maggiormente sullo stallo del comparto artigiano sono stati i bilanci negativi delle costruzioni (-828 imprese), dei trasporti e magazzinaggio (-568) e delle attività manifatturiere (-506).

"Il Paese si rilancia se riusciamo a rilanciare le imprese - ha detto, commentando i dati, il Presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello - perchè è solo dalle imprese che viene il lavoro. Il tessuto produttivo italiano sta combattendo una battaglia di resistenza ormai da anni. La caduta dei consumi e degli investimenti hanno 'impantanato' le possibilità di ripresa del mercato interno. Serve una forte iniezione di fiducia e di risorse. Oltre a quelle del credito, indispensabili per dare operatività alle imprese, serve mettere a frutto con intelligenza quelle messe a disposizione dall'Europa. A sei mesi dalla chiusura del ciclo 2007-2013, abbiamo davanti la sfida ad accelerare la spesa per utilizzare i quasi 30 miliardi di euro di risorse disponibili".