LUGANO - Le tangenti deducibili dalla dichiarazione dei redditi. In Svizzera è possibile anche se, per carità di patria, ne sono escluse quelle rifilate ai funzionari pubblici o ai politici. In quel caso, infatti, siamo di fronte ad un reato penale, come avviene in altri Paesi. Solo dal 1999, però, quando il Parlamento federale decise di punire i servitori dello Stato che si facevano ungere le ruote.
Il quotidiano di Zurigo, Tages Anzeiger, mette in rilievo, oggi, il paradosso secondo il quale, invece, nel privato, non solo la pratica di allungare una bustarella, per spuntare un prezzo migliore, rimanga in vigore, senza conseguenze per il corruttore ma, addirittura, come quel prezzo maggiorato, possa diventare una deduzione fiscale. "E' sufficiente dimostrare - recita la legge - che senza bustarelle determinate operazioni non potevano essere portate a termine".
Lo Stato, insomma, finisce per premiare chi falsa la concorrenza. "Semmai - spiega il deputato Fulvio Pelli, membro della Commissione finanze del Parlamento di Berna - è il corrotto che può incorrere in una querela, se si dimostra che, accettando una mazzetta, ha danneggiato la propria azienda. Quello che rischia è una denuncia per il reato di amministrazione infedele".
Quanto al corruttore non incorre in alcuna sanzione ma, come si è detto, viene, addirittura gratificato dal fisco, finendo per trovarsi una dichiazione dei redditi più leggera. "E' una legge pragmatica, che prende atto che queste cose capitano, perché così va il mondo - Fulvio Pelli -. Certo è che se l'accordo coinvolge l'amministrazione pubblica, in quel caso interviene la giustizia penale e si può parlare, davvero, del reato di corruzione". Ma la cuccagna dovrebbe durare ancora poco. Di recente, infatti, il Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia ha avviato una riforma della legge per cui, anche le mazzette che girano nel settore privato, potrebbero venire punite penalmente.
Il quotidiano di Zurigo, Tages Anzeiger, mette in rilievo, oggi, il paradosso secondo il quale, invece, nel privato, non solo la pratica di allungare una bustarella, per spuntare un prezzo migliore, rimanga in vigore, senza conseguenze per il corruttore ma, addirittura, come quel prezzo maggiorato, possa diventare una deduzione fiscale. "E' sufficiente dimostrare - recita la legge - che senza bustarelle determinate operazioni non potevano essere portate a termine".
Lo Stato, insomma, finisce per premiare chi falsa la concorrenza. "Semmai - spiega il deputato Fulvio Pelli, membro della Commissione finanze del Parlamento di Berna - è il corrotto che può incorrere in una querela, se si dimostra che, accettando una mazzetta, ha danneggiato la propria azienda. Quello che rischia è una denuncia per il reato di amministrazione infedele".
Quanto al corruttore non incorre in alcuna sanzione ma, come si è detto, viene, addirittura gratificato dal fisco, finendo per trovarsi una dichiazione dei redditi più leggera. "E' una legge pragmatica, che prende atto che queste cose capitano, perché così va il mondo - Fulvio Pelli -. Certo è che se l'accordo coinvolge l'amministrazione pubblica, in quel caso interviene la giustizia penale e si può parlare, davvero, del reato di corruzione". Ma la cuccagna dovrebbe durare ancora poco. Di recente, infatti, il Dipartimento Federale di Giustizia e Polizia ha avviato una riforma della legge per cui, anche le mazzette che girano nel settore privato, potrebbero venire punite penalmente.