MILANO - Può andare avanti la causa civile da 5 miliardi di dollari intentata dal governo americano contro l'agenzia di rating Standard & Poor's, accusata di avere fuorviato gli investitori gonfiando le valutazioni sul credito. Lo ha stabilito il giudice federale David Carter del tribunale di Santa Ana, in California, secondo cui il governo ha presentato prove sufficienti per sostenere l'accusa di frode. Carter ha dunque respinto la richiesta di archiviazione di S&P, secondo cui la tesi del governo era senza fondamento.
La causa è partita lo scorso 4 febbraio e l'agenzia di rating è accusata di non essere stata obiettiva nelle valutazioni assegnate tra il 2004 e il 2007, ovvero prima della crisi finanziaria, in modo da trarre maggiore profitto dalle commissioni versate dagli istituti finanziari.
In particolare, S&P avrebbe dato valutazioni gonfiate su oltre 2.800 miliardi di dollari di titoli garantiti da mutui residenziali e quasi 1.200 miliardi di dollari di Cdo (collateralised debt obligation, complessi "pacchetti" di strumenti derivati). Accuse simili sono state mosse da 14 stati e dal district of Columbia, quello dove si trova la capitale Washington, che hanno intentato causa presso un tribunale distrettuale di Manhattan.
La causa è partita lo scorso 4 febbraio e l'agenzia di rating è accusata di non essere stata obiettiva nelle valutazioni assegnate tra il 2004 e il 2007, ovvero prima della crisi finanziaria, in modo da trarre maggiore profitto dalle commissioni versate dagli istituti finanziari.
In particolare, S&P avrebbe dato valutazioni gonfiate su oltre 2.800 miliardi di dollari di titoli garantiti da mutui residenziali e quasi 1.200 miliardi di dollari di Cdo (collateralised debt obligation, complessi "pacchetti" di strumenti derivati). Accuse simili sono state mosse da 14 stati e dal district of Columbia, quello dove si trova la capitale Washington, che hanno intentato causa presso un tribunale distrettuale di Manhattan.