Obiettivo lavoro per il G20 di Mosca
Per la prima volta ci sono i sindacati
I ministri dell'economia dei paesi più sviluppati al mondo si riuniscono nella capitale russa in vista del vertice di settembre. I rappresentanti dei lavoratori hanno preparato un lungo documento che chiede più investimenti e la fine dell'austerity
MILANO - Entra nel vivo il G20 dei ministri del lavoro e delle finanze riuniti a Mosca dove per la prima volta partecipa anche la Confederazione Internazionale dei Sindacati che presenterà un documento incentrato proprio su lavoro e sviluppo. Per i sindacati sarà l'occasione per ridadire la fortissima preoccupazione per la persistente crisi economica e finanziaria globale, in particolare nell'Eurozona, e la drammaticità della situazione occupazionale e sociale, a partire dalla disoccupazione giovanile. In rappresentanza della Cgil c'è il Segretario generale, Susanna Camusso. Presenti anche i ministri del lavoro Enrico Giovannini e quello dell'economia Fabrizio Saccomanni. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco parteciperà sabato all'incontro tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20.
I sindacati hanno presentato un lungo documento nel quale si chiede lo stop alle misure di austerità; il sostegno alla …
I sindacati hanno presentato un lungo documento nel quale si chiede lo stop alle misure di austerità; il sostegno alla …
MILANO - Entra nel vivo il G20 dei ministri del lavoro e delle finanze riuniti a Mosca dove per la prima volta partecipa anche la Confederazione Internazionale dei Sindacati che presenterà un documento incentrato proprio su lavoro e sviluppo. Per i sindacati sarà l'occasione per ridadire la fortissima preoccupazione per la persistente crisi economica e finanziaria globale, in particolare nell'Eurozona, e la drammaticità della situazione occupazionale e sociale, a partire dalla disoccupazione giovanile. In rappresentanza della Cgil c'è il Segretario generale, Susanna Camusso. Presenti anche i ministri del lavoro Enrico Giovannini e quello dell'economia Fabrizio Saccomanni. Il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco parteciperà sabato all'incontro tra i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali del G20.
I sindacati hanno presentato un lungo documento nel quale si chiede lo stop alle misure di austerità; il sostegno alla domanda e all'occupazione; investimenti in infrastrutture, istruzione e servizi pubblici di qualità; il contrasto all'erosione delle basi imponibili e la riforma dei sistemi fiscali; lo stop allo spostamento dei profitti delle multinazionali; il rafforzamento della contrattazione collettiva con robusti salari minimi; e, infine, agevolazioni al credito per le Pmi. Temi che le organizzazioni dei lavoratori auspiscano diventare una componente essenziale della dichiarazione e del piano di azione dei capi di Stato e di governo presenti al vertice G20 di San Pietroburgo, a inizio settembre.
A preoccupare è soprattutto la crescente diseguaglianza: negli Stati Uniti, nel 2010 - dicono - l'1% dei redditi più alti ha ricevuto il 98% dell'aumento del Pil; e, mentre, nel 2012, il reddito medio ha subito una stagnazione nei paesi industrializzati, quelli più alti hanno avuto un ulteriore incremento di altri 241 miliardi di dollari. La disparità, per quanto riguarda il reddito lordo e i benefit nei paesi Ocse, è aumentata più negli ultimi tre anni che nei precedenti 12.
Con una produzione stagnante o addirittura in diminuzione in parti significative dell'area del G20, la disoccupazione è destinata a salire in molti paesi, arrivando globalmente ben al di sopra del livello di 200 milioni di persone senza lavoro, di cui quasi metà (93 milioni) nelle 20 economie più sviluppate del mondo. A livello mondiale, più del 40% dei disoccupati, circa 75 milioni, sono giovani sotto i 25 anni. Tassi di disoccupazione giovanile del 56% in Spagna e del 38% in Portogallo e Italia riflettono la "devastante estensione della crisi". Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), nell'Unione europea, tali tassi resteranno al di sopra del 17% fino al 2015. Sempre a livello mondiale, l'84% di coloro che hanno perso il lavoro per la crisi, non godono di nessun sussidio di disoccupazione. Sono, quindi, costretti ad accettare anche occupazioni irregolari per sopravvivere. Si stima che siano necessari 21 milioni di posti di lavoro all'anno entro il 2015 solo per ritornare ai tassi di occupazione precedenti alla crisi.
I sindacati hanno presentato un lungo documento nel quale si chiede lo stop alle misure di austerità; il sostegno alla domanda e all'occupazione; investimenti in infrastrutture, istruzione e servizi pubblici di qualità; il contrasto all'erosione delle basi imponibili e la riforma dei sistemi fiscali; lo stop allo spostamento dei profitti delle multinazionali; il rafforzamento della contrattazione collettiva con robusti salari minimi; e, infine, agevolazioni al credito per le Pmi. Temi che le organizzazioni dei lavoratori auspiscano diventare una componente essenziale della dichiarazione e del piano di azione dei capi di Stato e di governo presenti al vertice G20 di San Pietroburgo, a inizio settembre.
A preoccupare è soprattutto la crescente diseguaglianza: negli Stati Uniti, nel 2010 - dicono - l'1% dei redditi più alti ha ricevuto il 98% dell'aumento del Pil; e, mentre, nel 2012, il reddito medio ha subito una stagnazione nei paesi industrializzati, quelli più alti hanno avuto un ulteriore incremento di altri 241 miliardi di dollari. La disparità, per quanto riguarda il reddito lordo e i benefit nei paesi Ocse, è aumentata più negli ultimi tre anni che nei precedenti 12.
Con una produzione stagnante o addirittura in diminuzione in parti significative dell'area del G20, la disoccupazione è destinata a salire in molti paesi, arrivando globalmente ben al di sopra del livello di 200 milioni di persone senza lavoro, di cui quasi metà (93 milioni) nelle 20 economie più sviluppate del mondo. A livello mondiale, più del 40% dei disoccupati, circa 75 milioni, sono giovani sotto i 25 anni. Tassi di disoccupazione giovanile del 56% in Spagna e del 38% in Portogallo e Italia riflettono la "devastante estensione della crisi". Secondo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), nell'Unione europea, tali tassi resteranno al di sopra del 17% fino al 2015. Sempre a livello mondiale, l'84% di coloro che hanno perso il lavoro per la crisi, non godono di nessun sussidio di disoccupazione. Sono, quindi, costretti ad accettare anche occupazioni irregolari per sopravvivere. Si stima che siano necessari 21 milioni di posti di lavoro all'anno entro il 2015 solo per ritornare ai tassi di occupazione precedenti alla crisi.