“THE Family”, il nuovo film di Luc Besson con Robert De Niro, Michelle Pfeiffer e Tommy Lee Jones, uscirà negli Usa a settembre. Ma quello che potrebbe essere il trailer è andato in scena ieri a Milano.
Sotto i riflettori, l’arresto di don Salvatore Ligresti e dei suoi cari: alias “the Family” di Paternò, provincia di Catania, incistata nel “set” dei cosiddetti Salotti buoni del capitalismo italiano e dedita per decenni al grande saccheggio ambrosiano. Fred Blake-De Niro, il mafioso newyorkese protagonista film di Besson tratto del romanzo “Malavita” del francese Tonino Benacquista, viene trasferito sotto protezione in Normandia, dove invece di ravvedersi perpetua i vecchi metodi delinquenziali.
Anche don Salvatore non si è ravveduto dopo aver trascorso 121 terribili giorni a San Vittore, confortato soltanto dal compagno di cella che gli preparava piatti succulenti di spaghetti alle cozze. Era il 16 luglio 1992 quando il pool milanese di Mani pulite lo fece arrestare per aver pagato tangenti al Psi e alla Dc per ottenere appalti della Metropolitana milanese. Passa poi un anno e va sotto inchiesta per 17 miliardi di lire di tangenti pagate per far ottenere alla Sai l’esclusiva sulle polizze d’assicurazione sulla vita dei 140 mila dipendenti dell’Eni: condanna di due anni e quattro mesi in Cassazione, nello stesso processo che costò cinque anni e sei mesi a Bettino Craxi e che aveva provocato il suicidio in carcere del presidente dell’Eni Gabriele Cagliari.
Che cosa ti aspetteresti da uno che ne ha passate tante e tali con la giustizia? Se non il ravvedimento almeno un po’ di prudenza. Ma non don Salvatore, che sfangata Mani Pulite torna a comportarsi come un intoccabile.
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Sotto i riflettori, l’arresto di don Salvatore Ligresti e dei suoi cari: alias “the Family” di Paternò, provincia di Catania, incistata nel “set” dei cosiddetti Salotti buoni del capitalismo italiano e dedita per decenni al grande saccheggio ambrosiano. Fred Blake-De Niro, il mafioso newyorkese protagonista film di Besson tratto del romanzo “Malavita” del francese Tonino Benacquista, viene trasferito sotto protezione in Normandia, dove invece di ravvedersi perpetua i vecchi metodi delinquenziali.
Anche don Salvatore non si è ravveduto dopo aver trascorso 121 terribili giorni a San Vittore, confortato soltanto dal compagno di cella che gli preparava piatti succulenti di spaghetti alle cozze. Era il 16 luglio 1992 quando il pool milanese di Mani pulite lo fece arrestare per aver pagato tangenti al Psi e alla Dc per ottenere appalti della Metropolitana milanese. Passa poi un anno e va sotto inchiesta per 17 miliardi di lire di tangenti pagate per far ottenere alla Sai l’esclusiva sulle polizze d’assicurazione sulla vita dei 140 mila dipendenti dell’Eni: condanna di due anni e quattro mesi in Cassazione, nello stesso processo che costò cinque anni e sei mesi a Bettino Craxi e che aveva provocato il suicidio in carcere del presidente dell’Eni Gabriele Cagliari.
Che cosa ti aspetteresti da uno che ne ha passate tante e tali con la giustizia? Se non il ravvedimento almeno un po’ di prudenza. Ma non don Salvatore, che sfangata Mani Pulite torna a comportarsi come un intoccabile.
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