MILANO - Si dice "renziano della prima ora". A Siena, città di lingue male e sciolte, qualcuno l'ha soprannominato "pettone", per l'attitudine a non ritrarsi. Bruno Valentini, da 50 giorni sindaco, da 37 anni bancario Mps (addetto fidi, da oggi in aspettativa) cerca di ricostruire il rapporto in frantumi cittàbanca- Fondazione, di cui a giorni nominerà il vertice in tutta discontinuità. "Dobbiamo trovare un equilibrio, un soft landingdopo anni di squilibri ".
Per questo il sindaco - Pd poco ortodosso, in coalizione con Sel e liste civiche - chiede a governo e autorità aiuto per tenere la banca nell'agone del mercato. E come primo elettore dell'ente prepara una governance riformata, che potrebbe svoltare sul modello duale, "un club dei soci sopra il 7% che non si occupino della gestione ma delle strategie, perché Mps resti in mani affidabili e auspicabilmente italiane, tornando alle origini retail. Lontana dalla politica". Il dossier governance, subito dopo le nomine di cui è scaduto ieri il bando comunale (62 candidati per 4 posti), il prossimo dominus di Palazzo Sansedoni lo proporrà ai soci di peso Unicoop, Aleotti e Axa, e ai futuri investitori di un miliardo l'anno prossimo.
Oggi l'assemblea Mps cancella il tetto al 4% per i soci. Lei era contro in campagna elettorale, ha cambiato idea?
"Ho contestato e contesto il modo. L'aver messo a disposizione del cda Mps la decisione, in un momento in cui la fondazione era così screditata da rischiare d'essere lo zerbino di altri, è stato un atto arrogante. Avrei voluto concedere al nuovo vertice dell'ente (in sella da agosto, ndr) la scelta. Ma quando ho visto i moniti di Fmi, vigilanze e Ue, ho accettato di dare un segnale che musica e suonatori sono cambiati. È una svolta: Siena non difenderà più il corporativismo municipale, accettando le sfide del mercato per la banca locale, con il solo tramite di una Fondazione che per troppi errori non può più fare da sola ".
Come sarà la nuova Fondazione?
"Se anche sarà socio di minoranza farò di tutto perché resti orgoglioso e autorevole difensore di alcuni punti fermi, e collabori con gli altri soci - e in posizione subalterna col management - a creare un governo stabile di un gruppo da cui dipendono pezzi decisivi dell'economia. S'inizia ora: settimana prossima il Comune sceglie candidati nuovi di alto livello, dal 4 agosto la nuova Fondazione studierà il percorso giuridico per individuare la nuova governance e i nuovi soci Mps. E valuterà se fare azioni di responsabilità al vertice in scadenza, senza riguardi per nessuno".
Cambierà anche il rapporto con i manager Mps?
"Il management deve mettersi a servizio dei soci ed essere misurato in base al valore creato. Il presidente Profumo è un grande personaggio che tende ad avere un rapporto diretto con la città: mi fa piacere che si senta cittadino a Siena, ma la mediazione banca-territorio deve lasciarla al Comune, ora non più commissariato, e alla fondazione".
Quali altre priorità vede sull'asse banca-Fondazione?
"Almeno due. Primo, le cure immediate e draconiane ammazzano la banca: a Mps servono più di sei settimane per trattare il piano con Bruxelles, e le dichiarazioni del commissario Almunia per cui "l'accordo non è vicino" lascia sperare in un esito più garantista. Secondo, le autorità vigilanti e il governo, che hanno avuto le loro responsabilità nella vicenda, aiutino a trovare nuovi soci, possibilmente non bancari e stranieri, perché Mps resti in mani affidabili. Non senesi, ma italiane: un conto è se gli stranieri comprano i gianduiotti, altro la terza banca del Paese".
Per questo il sindaco - Pd poco ortodosso, in coalizione con Sel e liste civiche - chiede a governo e autorità aiuto per tenere la banca nell'agone del mercato. E come primo elettore dell'ente prepara una governance riformata, che potrebbe svoltare sul modello duale, "un club dei soci sopra il 7% che non si occupino della gestione ma delle strategie, perché Mps resti in mani affidabili e auspicabilmente italiane, tornando alle origini retail. Lontana dalla politica". Il dossier governance, subito dopo le nomine di cui è scaduto ieri il bando comunale (62 candidati per 4 posti), il prossimo dominus di Palazzo Sansedoni lo proporrà ai soci di peso Unicoop, Aleotti e Axa, e ai futuri investitori di un miliardo l'anno prossimo.
Oggi l'assemblea Mps cancella il tetto al 4% per i soci. Lei era contro in campagna elettorale, ha cambiato idea?
"Ho contestato e contesto il modo. L'aver messo a disposizione del cda Mps la decisione, in un momento in cui la fondazione era così screditata da rischiare d'essere lo zerbino di altri, è stato un atto arrogante. Avrei voluto concedere al nuovo vertice dell'ente (in sella da agosto, ndr) la scelta. Ma quando ho visto i moniti di Fmi, vigilanze e Ue, ho accettato di dare un segnale che musica e suonatori sono cambiati. È una svolta: Siena non difenderà più il corporativismo municipale, accettando le sfide del mercato per la banca locale, con il solo tramite di una Fondazione che per troppi errori non può più fare da sola ".
Come sarà la nuova Fondazione?
"Se anche sarà socio di minoranza farò di tutto perché resti orgoglioso e autorevole difensore di alcuni punti fermi, e collabori con gli altri soci - e in posizione subalterna col management - a creare un governo stabile di un gruppo da cui dipendono pezzi decisivi dell'economia. S'inizia ora: settimana prossima il Comune sceglie candidati nuovi di alto livello, dal 4 agosto la nuova Fondazione studierà il percorso giuridico per individuare la nuova governance e i nuovi soci Mps. E valuterà se fare azioni di responsabilità al vertice in scadenza, senza riguardi per nessuno".
Cambierà anche il rapporto con i manager Mps?
"Il management deve mettersi a servizio dei soci ed essere misurato in base al valore creato. Il presidente Profumo è un grande personaggio che tende ad avere un rapporto diretto con la città: mi fa piacere che si senta cittadino a Siena, ma la mediazione banca-territorio deve lasciarla al Comune, ora non più commissariato, e alla fondazione".
Quali altre priorità vede sull'asse banca-Fondazione?
"Almeno due. Primo, le cure immediate e draconiane ammazzano la banca: a Mps servono più di sei settimane per trattare il piano con Bruxelles, e le dichiarazioni del commissario Almunia per cui "l'accordo non è vicino" lascia sperare in un esito più garantista. Secondo, le autorità vigilanti e il governo, che hanno avuto le loro responsabilità nella vicenda, aiutino a trovare nuovi soci, possibilmente non bancari e stranieri, perché Mps resti in mani affidabili. Non senesi, ma italiane: un conto è se gli stranieri comprano i gianduiotti, altro la terza banca del Paese".