MILANO - Il rapporto tra il debito pubblico e il Prodotto interno lordo, in Italia, ha superato il 130% nel corso del primo trimestre dell'anno. Lo ha certificato Eurostat, l'Istituto di statistica dell'Unione europea, secondo il quale il debito pubblico italiano è stato da record nel periodo compreso tra gennaio e marzo scorsi: ha raggiunto quota 130,3%, contro il 127% dell'ultimo trimestre del 2012 ed il 123,8% del primo trimestre dello scorso anno. In termini assoluti, il debito pubblico italiano nei primi tre mesi del 2013 è stato di 2.034.763 miliardi. All'ammontare totale ha contribuito fra l'altro la quota di versamento nell'ambito dei piani di assistenza finanziaria per i Paesi sotto programma, pari secondo Eurostat al 2,4% del Pil. I contributi pesano per il 2,1% nella media della zona euro e per l'1,6% nell'Unione.
La poco invidiabile classifica dei Paesi più indebitati è guidata dalla Grecia, con un livello del 160,5%, ma l'Italia si colloca proprio alle spalle di Atene. Seguono il Portogallo (127,2%) e l'Irlanda (125,1%). I livelli più bassi si registrano invece in Estonia (10%), Bularia (18%) e Lussemburgo (22,4%). Nel complesso della zona euro, prosegue la crescita del debito pubblico in rapporto al Pil dell'area. Alla fine del primo trimestre dell'anno il rapporto tra i due indicatori è salito al 92,2%, dal 90,6% segnalato alla fine del 2012 per i Paesi della moneta unica. Nella Ue a 27, invece, il debito/Pil alla fine di marzo ammontava all'85,9% in crescita rispetto a fine dicembre (85,2%). Rispetto al primo trimestre dello scorso anno il rapporto debito/Pil è cresciuto sia nell'Eurozona (88,2%) che nella Ue (83,3%).

L'incidenza percentuale del debito sul Pil (Eurostat)
Nel raffronto con il quarto trimestre 2012, spiega Eurostat, 21 Paesi membri hanno registrato un incremento del debito e solamente sei sono riusciti a diminuirne l'incidenza sul Prodotto lordo. La crescita maggiore è stata quella dell'Irlanda (+7,7%), mentre i più virtuosi sono stati i lettoni (-1,5%).
Con il dato rilevato nel primo trimestre ufficialmente a Bruxelles, l'Italia continua ad essere ben fuori dalle misure ideali secondo i regolamenti comunitari. Le nuove regole contenute nel cosiddetto Fiscal Compact sanciscono infatti l’obbligo di riduzione del debito al ritmo del 5% all'anno fino a raggiungere un rapporto sul Pil pari al 60%. Un obiettivo che comporta correzioni dei conti pubblici non da poco. L'ultima annotazione al riguardo è stata fatta dalla Consob, l'Autorità dei mercati finanziari, nel suo recente Outlook: secondo le simulazioni dell'Authority guidata da Giuseppe Vegas, "l’Italia dovrebbe conseguire avanzi primari mediamente pari al 4,6% del Pil in uno scenario base caratterizzato da una crescita annua del Prodotto dello 0,7% e da un tasso di interesse reale al 2,8%". Ma la necessità salirebbe al 6% del Pil in "uno scenario negativo con tasso di interesse superiore di 100 punti base" e si attesterebbe al 3,4% in uno scenario positivo con una crescita annua pari all’1,7%. In sintesi, "a fronte di un avanzo primario che nel decennio scorso si è attestato mediamente attorno al 2% circa, la correzione del surplus necessaria per adempiere al Fiscal Compact oscillerebbe, dunque, tra l’1,5% e il 4% del Pil" secondo la Consob.
La poco invidiabile classifica dei Paesi più indebitati è guidata dalla Grecia, con un livello del 160,5%, ma l'Italia si colloca proprio alle spalle di Atene. Seguono il Portogallo (127,2%) e l'Irlanda (125,1%). I livelli più bassi si registrano invece in Estonia (10%), Bularia (18%) e Lussemburgo (22,4%). Nel complesso della zona euro, prosegue la crescita del debito pubblico in rapporto al Pil dell'area. Alla fine del primo trimestre dell'anno il rapporto tra i due indicatori è salito al 92,2%, dal 90,6% segnalato alla fine del 2012 per i Paesi della moneta unica. Nella Ue a 27, invece, il debito/Pil alla fine di marzo ammontava all'85,9% in crescita rispetto a fine dicembre (85,2%). Rispetto al primo trimestre dello scorso anno il rapporto debito/Pil è cresciuto sia nell'Eurozona (88,2%) che nella Ue (83,3%).
L'incidenza percentuale del debito sul Pil (Eurostat)
Nel raffronto con il quarto trimestre 2012, spiega Eurostat, 21 Paesi membri hanno registrato un incremento del debito e solamente sei sono riusciti a diminuirne l'incidenza sul Prodotto lordo. La crescita maggiore è stata quella dell'Irlanda (+7,7%), mentre i più virtuosi sono stati i lettoni (-1,5%).
Con il dato rilevato nel primo trimestre ufficialmente a Bruxelles, l'Italia continua ad essere ben fuori dalle misure ideali secondo i regolamenti comunitari. Le nuove regole contenute nel cosiddetto Fiscal Compact sanciscono infatti l’obbligo di riduzione del debito al ritmo del 5% all'anno fino a raggiungere un rapporto sul Pil pari al 60%. Un obiettivo che comporta correzioni dei conti pubblici non da poco. L'ultima annotazione al riguardo è stata fatta dalla Consob, l'Autorità dei mercati finanziari, nel suo recente Outlook: secondo le simulazioni dell'Authority guidata da Giuseppe Vegas, "l’Italia dovrebbe conseguire avanzi primari mediamente pari al 4,6% del Pil in uno scenario base caratterizzato da una crescita annua del Prodotto dello 0,7% e da un tasso di interesse reale al 2,8%". Ma la necessità salirebbe al 6% del Pil in "uno scenario negativo con tasso di interesse superiore di 100 punti base" e si attesterebbe al 3,4% in uno scenario positivo con una crescita annua pari all’1,7%. In sintesi, "a fronte di un avanzo primario che nel decennio scorso si è attestato mediamente attorno al 2% circa, la correzione del surplus necessaria per adempiere al Fiscal Compact oscillerebbe, dunque, tra l’1,5% e il 4% del Pil" secondo la Consob.