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Gb, un esercito di precari
al servizio della Regina

La società che controlla e gestisce il palazzo della Corona ha assunto a tempo determinato 350 dipendenti imponendo loro i "zero-hours contracts": il dipendente deve essere sempre a disposizione, ma viene chiamato al lavoro solo quando c'è bisogno di lui. Con il rischio  di ricevere un pence di stipendio a fine mese se non si è convocati.Al via un'indagine del governo

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LONDRA - Altro che 007. Al servizio di sua maestà, e proprio a Buckingham Palace, c'è oggi un esercito di precari. La Royal Collection Enterprise Limited, società che controlla e gestisce il palazzo della Corona, ha assunto a tempo determinato 350 dipendenti imponendo loro, denuncia la stampa britannica, i famigerati e contestatissimi "zero-hours contracts". I patti sono chiari. Il dipendente deve essere sempre a disposizione, ma viene chiamato al lavoro solo quando c'è bisogno di lui. E' pagato solo per le ore effettivamente lavorate e deve chiedere il permesso per accettare altri impieghi. Risultato: una grande incertezza e il rischio potenziale di avere un posto ma non ricevere un pence di stipendio a fine mese se non si è convocati.

La Regina Spa ha deciso di utilizzare questa formula per i dipendenti stagionali durante i mesi estivi d'apertura al pubblico della residenza ufficiale dei sovrani. Il loro compito è accogliere i turisti nei negozi di souvenir e assicurare le informazioni e un minimo di sicurezza all'interno del palazzo. Perché assumerli così? Per la spending review avviata dai Windsor, ha spiegato la Royal Collection, sostenendo che - a guardare bene i contratti dei 350 precari reali - non si tratta di veri e propri zero-hours contracts.

Questo tipo di contratti - utilizzati già da un'azienda inglese su quattro - sono da tempo nel mirino dei sindacati e dell'opinione pubblica inglese. Lo stesso vice-primo ministro Nick Clegg, dopo la scoperta della loro assunzione persino a Buckingham Palace, ha voluto mettere i puntini sulle "i" annunciando oggi che il governo ha intenzione di avviare un'indagine sulla loro applicazione, nel timore, ha detto, che costringano i dipendenti a "inaccettabili incertezze" e che avvantaggino invece troppo i datori di lavoro.

Nei giorni scorsi è emerso che Sportdirect, grande catena di distribuzione sportiva britannica, ha tra i suoi organici ben 20mila contratti a zero ore. E che anche nei musei come la Tate Gallery, in nome del risparmio, si cavalca con disinvoltura questa nuova forma di precariato.