MILANO - Le attese degli analisti e degli operatori nei confronti della conferma del superamento della stagnazione economica nel Vecchio Continente non sono andate deluse: Eurostat ha certificato la prima stima sulla crescita del Pil nell'Eurozona - relativa al secondo trimestre 2013 - al +0,3% rispetto ai primi tre mesi dell'anno. Ma l'Italia, in questo quadro, resta attardata e - oltre a mostrare ancora criticità evidenti sul fronte della competitività - non aggancia ancora il treno della ripresa: -0,2% il Prodotto interno nel trimestre.
D'altra parte - anche in scia ai rilievi dell'Ocse - lo stesso Tesoro si appresta a peggiorare le stime per il Pil del 2013 (dall'attuale -1,3%), mentre conferma il ritorno alla crescita per l'anno prossimo. Nella relazione trasmessa dal governo al Parlamento, invece, si conferma il rispetto del rapporto tra deficit e Pil al 3%, mentre nel biennio 2014-2015 si attende un peggioramento di 0,7 punti percentuali.
Tornando all'Europa, a spegnere gli entusiasmi troppo facili ci pensa la stessa Bruxelles: "Dichiarazioni secondo le quali 'la crisi e' finita' sono per lo meno premature", afferma in una nota Simon O'Connor, portavoce del commissario Ue agli Affari monetari, Olli Rehn. "Visti gli elevati livelli di disoccupazione in molte parti in Europa", aggiunge, "non c'è assolutamente margine per il compiacimento". Il commissario stesso ha però parlato del dato odierno come di "un ulteriore segnale che l'economia europea ha raggiunto il momento di svolta".
Quanto ai numeri, rispetto al secondo trimestre 2012 la stima è migliorata passando da -0,7% a -0,5%. Allargando lo sguardo all'intera Unione europea, la dinamica del Pil è stata fissata al +0,4% rispetto al primo trimestre con una correzione al rialzo della prima previsione di metà agosto (+0,3%); rispetto al secondo trimestre 2012 il dato è stato rivisto a crescita 0 rispetto alla recessione dello 0,2% stimata ad agosto. Nello stesso periodo la crescita Usa è stata dello 0,6% rispetto al primo trimestre (dopo +0,3%); rispetto al secondo trimestre 2012 +1,6% (dopo +1,3%).
Guardando all'andamento dei singoli Paesi, si è verificato in Portogallo l'aumento più significativo del Pil: +1,1%. Seguono Germania, Lituania, Finlandia e Regno Unito con +0,7%. Francia a quota +0,5%. In una dinamica ancora negativa si trovano Cipro -1,4%, Slovenia -0,3%, Italia e Olanda -0,2% (in Italia -0,6% nel primo trimestre, -2% dopo -2,3% rispetto al secondo trimestre 2012). La Spagna segna -0,1%. Quanto alle singole componenti del Prodotto, nel secondo trimestre la spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,2% nelle due zone dopo -0,2% e 0% rispettivamente nel primo trimestre) e ha contribuito positivamente (+0,1%) alla crescita del Pil. Il contributo della formazione di capitale fisso è stato neutrale nell'Eurozona e positivo nella Ue (+0,1%).
Sempre da Eurostat sono poi arrivati dati relativi alle vendite al dettaglio, che mostrano anche in questo caso una lieve ripresa riferita al mese di luglio. Il commercio ha fatto segnare un +0,1% mensile, dopo il crollo dello 0,7% di giugno, nell'Eurozona. Nell'Unione a 28 membri ha invece segnato +0,2%, dopo il -0,5% del mese precedente. Rispetto a luglio 2012, invece, il dato è crollato dell'1,3% nei 17 e dello 0,3% nei 28. Gli aumenti maggiori sono stati registrati in Lettonia e Romania (+2,1%) e Francia (+2%), mentre i cali più significativi in Slovenia (-3,4%), Germania (-1,4%) e Svezia (-1,3%).
Una piccola delusione macroeconomica è arrivata dall'indice Pmi di Markit sul settore dei servizi, costruito in base alle sensazioni dei direttori degli acquisti. L'indice del settore servizi è salito a 50,7, dal 49,8 di luglio nell'Eurozona, meno della stima preliminare di 51 punti. In Italia, sempre ad agosto fa segnare 48,8 punti, da 48,7 in luglio e continua quindi a mostrare un tasso di contrazione dell'attività (sotto soglia 50 punti) quasi invariato; i nuovi ordini diminuiscono al tasso più lento degli ultimi due anni. L'occupazione nelle aziende del terziario italiano continua invece a diminuire a forte ritmo. Tornando a livello di Eurozona, cresce invece l'indice composito: sale a 51,5 punti - in salita da 50.5 di luglio - e solo leggermente al di sotto della stima flash di 51.7. Si porta comunque ai massimi da giugno.
D'altra parte - anche in scia ai rilievi dell'Ocse - lo stesso Tesoro si appresta a peggiorare le stime per il Pil del 2013 (dall'attuale -1,3%), mentre conferma il ritorno alla crescita per l'anno prossimo. Nella relazione trasmessa dal governo al Parlamento, invece, si conferma il rispetto del rapporto tra deficit e Pil al 3%, mentre nel biennio 2014-2015 si attende un peggioramento di 0,7 punti percentuali.
Tornando all'Europa, a spegnere gli entusiasmi troppo facili ci pensa la stessa Bruxelles: "Dichiarazioni secondo le quali 'la crisi e' finita' sono per lo meno premature", afferma in una nota Simon O'Connor, portavoce del commissario Ue agli Affari monetari, Olli Rehn. "Visti gli elevati livelli di disoccupazione in molte parti in Europa", aggiunge, "non c'è assolutamente margine per il compiacimento". Il commissario stesso ha però parlato del dato odierno come di "un ulteriore segnale che l'economia europea ha raggiunto il momento di svolta".
Quanto ai numeri, rispetto al secondo trimestre 2012 la stima è migliorata passando da -0,7% a -0,5%. Allargando lo sguardo all'intera Unione europea, la dinamica del Pil è stata fissata al +0,4% rispetto al primo trimestre con una correzione al rialzo della prima previsione di metà agosto (+0,3%); rispetto al secondo trimestre 2012 il dato è stato rivisto a crescita 0 rispetto alla recessione dello 0,2% stimata ad agosto. Nello stesso periodo la crescita Usa è stata dello 0,6% rispetto al primo trimestre (dopo +0,3%); rispetto al secondo trimestre 2012 +1,6% (dopo +1,3%).
Guardando all'andamento dei singoli Paesi, si è verificato in Portogallo l'aumento più significativo del Pil: +1,1%. Seguono Germania, Lituania, Finlandia e Regno Unito con +0,7%. Francia a quota +0,5%. In una dinamica ancora negativa si trovano Cipro -1,4%, Slovenia -0,3%, Italia e Olanda -0,2% (in Italia -0,6% nel primo trimestre, -2% dopo -2,3% rispetto al secondo trimestre 2012). La Spagna segna -0,1%. Quanto alle singole componenti del Prodotto, nel secondo trimestre la spesa delle famiglie per consumi finali è aumentata dello 0,2% nelle due zone dopo -0,2% e 0% rispettivamente nel primo trimestre) e ha contribuito positivamente (+0,1%) alla crescita del Pil. Il contributo della formazione di capitale fisso è stato neutrale nell'Eurozona e positivo nella Ue (+0,1%).
Sempre da Eurostat sono poi arrivati dati relativi alle vendite al dettaglio, che mostrano anche in questo caso una lieve ripresa riferita al mese di luglio. Il commercio ha fatto segnare un +0,1% mensile, dopo il crollo dello 0,7% di giugno, nell'Eurozona. Nell'Unione a 28 membri ha invece segnato +0,2%, dopo il -0,5% del mese precedente. Rispetto a luglio 2012, invece, il dato è crollato dell'1,3% nei 17 e dello 0,3% nei 28. Gli aumenti maggiori sono stati registrati in Lettonia e Romania (+2,1%) e Francia (+2%), mentre i cali più significativi in Slovenia (-3,4%), Germania (-1,4%) e Svezia (-1,3%).
Una piccola delusione macroeconomica è arrivata dall'indice Pmi di Markit sul settore dei servizi, costruito in base alle sensazioni dei direttori degli acquisti. L'indice del settore servizi è salito a 50,7, dal 49,8 di luglio nell'Eurozona, meno della stima preliminare di 51 punti. In Italia, sempre ad agosto fa segnare 48,8 punti, da 48,7 in luglio e continua quindi a mostrare un tasso di contrazione dell'attività (sotto soglia 50 punti) quasi invariato; i nuovi ordini diminuiscono al tasso più lento degli ultimi due anni. L'occupazione nelle aziende del terziario italiano continua invece a diminuire a forte ritmo. Tornando a livello di Eurozona, cresce invece l'indice composito: sale a 51,5 punti - in salita da 50.5 di luglio - e solo leggermente al di sotto della stima flash di 51.7. Si porta comunque ai massimi da giugno.