Economia

Saccomanni e Letta in disaccordo
sul patto tra Confindustria e sindacati

Il ministro dell'Economia all'affondo: "Costa troppo, una proposta con poco realismo". Ma per il presidente del Consiglio si tratta di "un fatto importante e positivo". E il Tesoro precisa in serata. Saccomanni lancia la task force per i tagli alla spesa pubblica, mentre Letta dà l'abbrivio alle dismissioni

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MILANO - Un affondo da parte di un ministro di peso, e una repentina correzione di rotta da parte del presidente del Consiglio in persona. Tra Fabrizio Saccomanni, ministro dell'Economia, e il premier Enrico Letta è andato in onda un piccolo scambio di vedute a distanza. Su un tema annunciato in pompa magna e - nelle intenzioni dei suoi fautori - destinato a cambiare le sorti economiche del Paese e la storia delle relazioni tra industriali e sindacati: il patto tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil con i punti programmatici per il rilancio dell'Italia.

La stilettata di Saccomanni. Durante l'ultima giornata del Forum Ambrosetti a Cernobbio, il titolare delle Finanze ha avuto parole poco tenere nei confronti del documento sottoscritto tra l'organizzazione datoriale e le parti sociali: "Se si legge in filigrana" - ha commentato dal lago di Como - il programma comune di Confindustria e sindacati "mostra un conto della spesa molto elevato e immediatamente posto a carico del bilancio statale con poco realismo". Il "programma di Confindustria e sindacati va molto nella direzione che abbiamo indicato", ha comunque concesso  Saccomanni nel corso del suo intervento, ma è "scarso su quello che possa essere il contributo che sistema delle imprese e delle forze sindacali possono dare" al rilancio dell'economia nazionale e del sistema Paese.

Le divergenze con Letta. Diverso il pensiero espresso dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, sempre da Cernobbio. Sebbene il premier abbia tenuto un discorso dai tempi più ampi, e non sia quindi sceso nel dettaglio delle critiche tecniche mosse da Saccomanni, ha tenuto a sottolineare:  "Saluto positivamente l'accordo raggiunto tra sindacati e Confindustria. E' un fatto importante e positivo. Daremo seguito a quell'accordo, perchè c'è bisogno che le parti sociali lavorino contro le tensioni e per aiutare la pace sociale". Parole forse di rito, ma dalle quali emerge una divergenza di vedute rispetto al suo ministro dell'Economia.

La precisazione. In serata, dal Tesoro è partita una precisazione. Il ministro dell'Economia "ha affermato oggi che il piano Confindustria-sindacati è in sintonia con gli orientamenti del Governo", si legge nella nota. "Nella circostanza ha anche osservato che la realizzazione dell'intero piano è certamente molto onerosa per il bilancio pubblico - e quindi, aggiunge ora, occorrerà confrontarsi sulle scelte da fare. Nel confronto, come ha concluso oggi, sarà importante che ciascuno faccia la propria parte e quindi che anche imprenditori e sindacati indichino il contributo che ritengono di poter dare alle riforme economiche strutturali".

La spending review. Lo stesso Saccomanni ha poi dettagliato il suo programma per i giorni a venire: la priorità è proseguire nell'azione di "spending review" nella quale "risultati già ci sono". Il ministro ha annunciato che si lavorerà anche con Istat e Corte dei Conti per creare una task force "che possa fare la differenza" sul fronte dei risparmi sulla spesa. Il commissario straordinario per la spending review, ha assicurato Saccomanni, "avrà le risorse del ministero dell'Economia e della Ragioneria". Della gruppo speciale di lavoro farà parte anche la Banca d'Italia.

Il ministro ha comunque fatto presente che per avere dei risultati pieni si dovrà aspettare perché la verifica sulle spese non può produrre effetti "dall'oggi al domani. Non si fa un favore a nessuno se si fa credere che c'è una grande forbice che può tagliare cifre significative dalla mattina alla sera, è un lavoro faticoso che va fatto con determinazione e dettaglio". La spending review è il passo necessario per poi avere "tagli di spesa significativi". Dopo questo primo punto - nella lista delle "cose da fare" - seguono la riforma fiscale e l'uso migliore dei fondi strutturali europei. Il ministro ha detto che l'intervento sulle agevolazioni fiscali, accennato anche dal collega Giovannini, è molto importante: "Si tratta di una realtà molto grande, frutto di singole misure di legge importanti; che non possono essere disattivate con un tratto di penna, per questo occorre agire in modo sistematico sule agevolazioni magari introdotte decenni fa, verificare se sono ancora necessarie e poi correggere".

I sei decreti finora varati dal Governo - ha spiegato ancora Saccomanni - "sono una manovra anticiclica che vale 2 punti del Pil. Il totale degli interventi fatti ammonta a circa 7 miliardi, di cui 4 con nuove entrate e 3 con la riduzione e rimodulazione delle spese". Inoltre "con il decreto Imu e le misure per l'occupazione sono state recuperate risorse per altri 3 miliardi di cui 2 nuove entrate e 1 con tagli alle spese".

Il piano di dismissioni. Tra gli altri punti toccati, il premier Letta ha anche indicato che il governo metterà in campo dalla fine di settembre un "grande" piano di dismissioni e un piano di incentivi per attrarre investimenti. Si tratta del progetto denominato "destinazione Italia", che sarà presentato e approvato a fine mese.