MILANO - Inseguimento finito. La Spagna raggiune l'Italia, almeno secondo gli investitori internazionali convinti che investire su Madrid non sia più rischioso che puntare su Roma: lo spread tra i Btp e i Bund è a 256 punti base, stesso livello dei Bonos, e i decennali italiani e spagnoli rendono entrambi il 4,5% (la mappa degli spread). Merito della stabilità politica iberica, che pure vede la ripresa economica più lontana rispetto al nostro Paese. A punire il nostro debito pubblico e i Btp sono soprattutto le tensioni politiche con il via alla Giunta per le elezioni del Senato, chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore dopo la condanna a quattro anni per frode fiscale.
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne in tempi brevi con la stessa legge elettorale che ha - di fatto - sancito il pareggio tra Pd e Pdl spaventa i grandi investitori.
Laconico il commento della banca d'affari Morgan Stanley: "Pensiamo che la crescita potenziale dell'Italia, che è già tra le minori tra i Paesi industrializzati, sia ancora scesa allo 0,5% circa. Senza un nuovo sforzo sulle riforme, crediamo sia improbabile che cresca". A questo si aggiungono proprio i rischi legati a una possibile crisi di governo e al mancato varo della riforma elettorale: "Senza nuove regole del gioco il rischio instabilità continuerà e ripresentarsi".
L'inseguimento spagnolo era iniziato 18 mesi fa, nel marzo del 2012, quando i mercati iniziarono a scommettere sulla cura Monti e l'Italia tornò ad essere - come era sempre stata prima del drammatico 2011 - meno "rischiosa" della Spagna. La cura dell'ex premier, però, si è rivelata meno efficace del previsto. La ripresa si è fatta sempre più lontana, la fiducia è diminuita e l'immobilismo del governo della larghe intese, zavorrato dai litigi tra Pd e Pdl, ha fatto il resto. Aumetando i costi per lo Stato, che per indebitarsi sarà costretto a offrire rendimenti (premi al rischio) sempre più alti.
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne in tempi brevi con la stessa legge elettorale che ha - di fatto - sancito il pareggio tra Pd e Pdl spaventa i grandi investitori.
Laconico il commento della banca d'affari Morgan Stanley: "Pensiamo che la crescita potenziale dell'Italia, che è già tra le minori tra i Paesi industrializzati, sia ancora scesa allo 0,5% circa. Senza un nuovo sforzo sulle riforme, crediamo sia improbabile che cresca". A questo si aggiungono proprio i rischi legati a una possibile crisi di governo e al mancato varo della riforma elettorale: "Senza nuove regole del gioco il rischio instabilità continuerà e ripresentarsi".
L'inseguimento spagnolo era iniziato 18 mesi fa, nel marzo del 2012, quando i mercati iniziarono a scommettere sulla cura Monti e l'Italia tornò ad essere - come era sempre stata prima del drammatico 2011 - meno "rischiosa" della Spagna. La cura dell'ex premier, però, si è rivelata meno efficace del previsto. La ripresa si è fatta sempre più lontana, la fiducia è diminuita e l'immobilismo del governo della larghe intese, zavorrato dai litigi tra Pd e Pdl, ha fatto il resto. Aumetando i costi per lo Stato, che per indebitarsi sarà costretto a offrire rendimenti (premi al rischio) sempre più alti.