Spread, la Spagna raggiunge l'Italia
in un inseguimento lungo 18 mesi
Giuliano Balestreri, di GIULIANO BALESTRERI
La differenza di rendimento tra i titoli di Stato spagnoli e italiani si è azzerata. Per gli investitori pesa l'incertezza politica e il rischio di tornare alle urne con la stessa legge elettorale che ha sancito il pareggio tra Pd e Pdl
MILANO - Inseguimento finito. La Spagna raggiune l'Italia, almeno secondo gli investitori internazionali convinti che investire su Madrid non sia più rischioso che puntare su Roma: lo spread tra i Btp e i Bund è a 256 punti base, stesso livello dei Bonos, e i decennali italiani e spagnoli rendono entrambi il 4,5% (la mappa degli spread). Merito della stabilità politica iberica, che pure vede la ripresa economica più lontana rispetto al nostro Paese. A punire il nostro debito pubblico e i Btp sono soprattutto le tensioni politiche con il via alla Giunta per le elezioni del Senato, chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore dopo la condanna a quattro anni per frode fiscale.
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne i…
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne i…
MILANO - Inseguimento finito. La Spagna raggiune l'Italia, almeno secondo gli investitori internazionali convinti che investire su Madrid non sia più rischioso che puntare su Roma: lo spread tra i Btp e i Bund è a 256 punti base, stesso livello dei Bonos, e i decennali italiani e spagnoli rendono entrambi il 4,5% (la mappa degli spread). Merito della stabilità politica iberica, che pure vede la ripresa economica più lontana rispetto al nostro Paese. A punire il nostro debito pubblico e i Btp sono soprattutto le tensioni politiche con il via alla Giunta per le elezioni del Senato, chiamata a pronunciarsi sulla decadenza di Silvio Berlusconi da senatore dopo la condanna a quattro anni per frode fiscale.
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne in tempi brevi con la stessa legge elettorale che ha - di fatto - sancito il pareggio tra Pd e Pdl spaventa i grandi investitori.
Laconico il commento della banca d'affari Morgan Stanley: "Pensiamo che la crescita potenziale dell'Italia, che è già tra le minori tra i Paesi industrializzati, sia ancora scesa allo 0,5% circa. Senza un nuovo sforzo sulle riforme, crediamo sia improbabile che cresca". A questo si aggiungono proprio i rischi legati a una possibile crisi di governo e al mancato varo della riforma elettorale: "Senza nuove regole del gioco il rischio instabilità continuerà e ripresentarsi".
L'inseguimento spagnolo era iniziato 18 mesi fa, nel marzo del 2012, quando i mercati iniziarono a scommettere sulla cura Monti e l'Italia tornò ad essere - come era sempre stata prima del drammatico 2011 - meno "rischiosa" della Spagna. La cura dell'ex premier, però, si è rivelata meno efficace del previsto. La ripresa si è fatta sempre più lontana, la fiducia è diminuita e l'immobilismo del governo della larghe intese, zavorrato dai litigi tra Pd e Pdl, ha fatto il resto. Aumetando i costi per lo Stato, che per indebitarsi sarà costretto a offrire rendimenti (premi al rischio) sempre più alti.
Il Pdl minaccia di lasciare la maggioranza di governo se il Pd andasse avanti per la sua strada, confermando di votare a favore dell'ineleggibilità di Berlusconi. E così lo spettro di una crisi di governo con la prospettiva di tornare alle urne in tempi brevi con la stessa legge elettorale che ha - di fatto - sancito il pareggio tra Pd e Pdl spaventa i grandi investitori.
Laconico il commento della banca d'affari Morgan Stanley: "Pensiamo che la crescita potenziale dell'Italia, che è già tra le minori tra i Paesi industrializzati, sia ancora scesa allo 0,5% circa. Senza un nuovo sforzo sulle riforme, crediamo sia improbabile che cresca". A questo si aggiungono proprio i rischi legati a una possibile crisi di governo e al mancato varo della riforma elettorale: "Senza nuove regole del gioco il rischio instabilità continuerà e ripresentarsi".
L'inseguimento spagnolo era iniziato 18 mesi fa, nel marzo del 2012, quando i mercati iniziarono a scommettere sulla cura Monti e l'Italia tornò ad essere - come era sempre stata prima del drammatico 2011 - meno "rischiosa" della Spagna. La cura dell'ex premier, però, si è rivelata meno efficace del previsto. La ripresa si è fatta sempre più lontana, la fiducia è diminuita e l'immobilismo del governo della larghe intese, zavorrato dai litigi tra Pd e Pdl, ha fatto il resto. Aumetando i costi per lo Stato, che per indebitarsi sarà costretto a offrire rendimenti (premi al rischio) sempre più alti.