Economia

Campari fa "l'americana":
riaperto impianto nel Kentucky

Il gruppo ha riportato l'imbottigliamento del Wild Turkey nella fabbrica originaria, dopo sette anni di esternalizzazione. L'investimento è stato pari a 32 milioni di euro, quasi completato ormai il programma da 75 milioni previsti per lo sviluppo del bourbon, acquistato nel 2009

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MILANO - La Campari ha investito 32 milioni di euro per riportare nella storica distilleria di Lawrenceburg, nel Kentucky, l'imbottigliamento del bourbon Wild Turkey, acquisito nel 2009. E' quasi l'ultima mossa di un programma che prevedeva 75 milioni di euro di investimenti nelle strutture produttive del marchio. Dopo sette anni dunque il processo di imbottigliamento viene nuovamente internalizzato; inizialmente gestirà fino a quattro milioni di casse da nove litri di bourbon all'anno, ma l'impianto è progettato per poter produrre volumi anche maggiori, per le necessità future del gruppo nel Nord America. "Controllando il processo di produzione completo - ha dichiarato l'amministratore delegato del gruppo, Bob Kunze-Concewitz - per tutta la gamma di Wild Turkey, possiamo essere più agili nel soddisfare la crescente domanda globale, non solo per il bourbon ma anche per Skyy vodka."

Del resto, l'area delle Americhe e gli "spirits" rappresentano sempre più un ambito di forte sviluppo per il colosso italiano, che porta ancora il nome del prodotto originale, il Campari, ma che in realtà è sempre meno legato all'aperitivo classico ed è sempre più superalcolici, dal wiskey alla vodka (in particolare negli Usa, con la Skyy Vodka) e da ultimo al rum, con l'acquisizione in Giamaica di Lascelles deMercado).

Un'importanza che si vede anche nei numeri: l'Italia ormai conta "solo" per il 25,7% del fatturato complessivo relativo al primo semestre 2013, mentre le Americhe pesano per il 44,4% e sono in forte crescita: un anno fa contavano per il 33,7%. Più nel dettaglio, gli Stati Uniti sono cresciti ad un tasso dell'8,2% rispetto al 2012; a livello di brand, il Wild Turkey rappresenta il 9% del fatturato complessivo, mentre la vodka è l'11% delle vendite totali della Campari. Che invece, con il Campari medesimo, fattura il 10% del totale ed ha visto, in particolare nel secondo trimestre dell'anno, una crescita a due cifre proprio negli Stati Uniti.