Economia

Riva: "Sequestro impedisce uso".
Mobilitazione nei sette impianti.

L'azienda risponde alla procura: "Il provvedimento del gip impedisce ogni utilizzo dei beni". Dopo lo stop alla produzione, che ha provocato circa 1400 esuberi, giornata di protesta dei lavoratori. Appello di Confindustria: governo salvaguardi l'industria siderurgica. Vertice tra Zanonato e il presidente Ilva, Ferrante

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ROMA - Il sequestro da parte del Gip di Taranto "sottrae alla disponibilità di Riva Acciaio tutti i beni, senza disporre alcuna facoltà d'uso a beneficio dell'azienda". E' la risposta di Riva Acciaio alla nota di sabato della procura di Taranto. Il braccio di ferro è sul provvedimento che ha sequestrato 916 milioni di euro al gruppo Riva nell'ambito della vicenda Ilva. A cui ha fatto seguito, da parte dell'azienda, la decisione di chiudere tutti gli impianti, con la conseguente sospensione di 1400 addetti. "Il sequestro preventivo penale - puntualizza Riva - impedisce all'azienda ogni utilizzo dei beni".

Gli inquirenti - nel comunicato di due giorni fa - avevano scritto che il provvedimento di sequestro 'non prevede alcun divieto di uso dei beni aziendali, aggiungendo che il custode-amministratore "è autorizzato ex lege a gestire eventuali necessità di ordine finanziario". "Tali dichiarazioni non trovano purtroppo riscontro nel provvedimento del GIP di Taranto - ribatte l'azienda - di cui ha ricevuto notifica il 9 settembre 2013.

Cortei e manifestazioni. La precisazione arriva nello stesso giorno in cui riparte con forza la mobilitazione dei lavoratori. Questo l'elenco dei siti industriali: Verona, Caronno Pertusella (Varese), Lesegno (Cuneo), Malegno, Sellero, Cerveno (Brescia) e Annone Brianza (Lecco). A Verona, dove è localizzata l'azienda più grande del gruppo, 500 persone hanno sfilato per le vie della città al grido "Commissario, commissario". E' stata anche promossa una raccolta di firme da inviare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. I manifestanti si sono diretti al municipio per incontrare Flavio Tosi: "Porto la solidarietà di tutta la città - ha detto il sindaco - in questa vicenda paradossale in cui a pagare sono solo i lavoratori".

Appello di Confindustria. Un appello al governo arriva da Fulvio Conti, vicepresidente di Confindustria. L'associazione degli industriali chiede al governo di fare tutto il possibile per "preservare l'industria siderurgica, l'industria dell'acciaio in italia". L'acciaio, sottolinea Conti, "è un'industria di base, essenziale e fondamentale per l'economia nazionale - dice su Radio1 -. L'italia è il secondo produttore di acciaio in Europa, non possiamo perdere anche questo primato, abbiamo bisogno di mantenere questa grande risorsa industriale". Tra le ipotesi su cui sta lavorando l'esecutivo, oltre alla cassa integrazione per i dipendenti, c'è anche un commissariamento che consenta il ripristino delle attività produttive.

Landini chiede il commissariamento. Una soluzione caldeggiata anche da Maurizio Landini. "Serve che il governo sia in grado in prima persona, di consentire la prosecuzione dell'attività - dice a Radio 1 il segretario Fiom -. I Riva non sono in grado di dare un futuro, per cui subito un commissariamento ma in prospettiva si puo ragionare su un intervento diretto, anche transitorio, dello stato,  per favorire un nuovo assetto proprietario dell'ilva". Qualche elemento in più emergerà dopo l'incontro in programma oggi tra il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante. "Faremo tutto il possibile per evitare danni ai lavoratori" -, ha detto il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. Il ministro avverte però che "il problema vero è che le imprese lavorino e che oggi, mancando l'acciaio, questo avrebbe un effetto a cascata che dobbiamo assolutamente evitare".