MILANO - Tre milioni di disoccupati, cinque milioni di persone in difficoltà. Sono gli effetti della crisi e della recessione sul mondo del lavoro in Italia rilevati da Confartigianato. Numeri che spingono gli italiani a reagire con strumenti nuovi ai danni economici e al disagio sociale, puntando anche sull'associazionismo e sul welfare "fai da te". In uno dei momenti più bui per l'economia del Paese, si scopre un'Italia solidale che si organizza per supplire alle carenze dei servizi pubblici e rispondere alle esigenze dei cittadini, testimoniando la capacità di molti connazionali di impegnarsi in prima persona al servizio della comunità.
Il rapporto di Confartigianato rivela infatti che, tra il 2001 e il 2011, il numero delle associazioni no profit è cresciuto del 28%. Oggi se ne contano oltre 300mila (301.191), che occupano 680.811 persone e vengono aiutate nelle loro attività da ben 4.758.622 volontari, pari a una fetta dell'8% della popolazione. L'invecchiamento del Paese, le esigenze di assistenza agli anziani e più in generale, di cura della famiglia, hanno causato in Italia a un boom di badanti e collaboratori domestici: secondo Confartigianato, nel 2011 sono complessivamente 881.702 e negli ultimi cinque anni sono aumentati di 257.456 unità, con una crescita del 53,7%.
Nonostante la mancanza cronica di lavoro, gli imprenditori italiani si distinguono per essere i più numerosi tra i Paesi Ue e per la capacità di creare occupazione: sono 5.574.333 in totale, il 9,3% della popolazione. Tra 1997 e 2012 le imprese dell'economia reale - manifatturiero, costruzioni e servizi non finanziari - hanno creato 1.614.300 nuovi occupati; nello stesso periodo l'agricoltura ha perso 431.200 occupati, la Pa è calata di 147.500 addetti e il settore finanza e assicurazioni ha incrementato gli occupati di sole 49.300 unità: "Si conferma l'assoluta prevalenza dell'economia reale sull'economia finanziaria nella creazione di posti di lavoro: la crescita dell'occupazione nell'economia reale è 33 volte quella dell'economia finanziaria".
Il rapporto di Confartigianato rivela infatti che, tra il 2001 e il 2011, il numero delle associazioni no profit è cresciuto del 28%. Oggi se ne contano oltre 300mila (301.191), che occupano 680.811 persone e vengono aiutate nelle loro attività da ben 4.758.622 volontari, pari a una fetta dell'8% della popolazione. L'invecchiamento del Paese, le esigenze di assistenza agli anziani e più in generale, di cura della famiglia, hanno causato in Italia a un boom di badanti e collaboratori domestici: secondo Confartigianato, nel 2011 sono complessivamente 881.702 e negli ultimi cinque anni sono aumentati di 257.456 unità, con una crescita del 53,7%.
Nonostante la mancanza cronica di lavoro, gli imprenditori italiani si distinguono per essere i più numerosi tra i Paesi Ue e per la capacità di creare occupazione: sono 5.574.333 in totale, il 9,3% della popolazione. Tra 1997 e 2012 le imprese dell'economia reale - manifatturiero, costruzioni e servizi non finanziari - hanno creato 1.614.300 nuovi occupati; nello stesso periodo l'agricoltura ha perso 431.200 occupati, la Pa è calata di 147.500 addetti e il settore finanza e assicurazioni ha incrementato gli occupati di sole 49.300 unità: "Si conferma l'assoluta prevalenza dell'economia reale sull'economia finanziaria nella creazione di posti di lavoro: la crescita dell'occupazione nell'economia reale è 33 volte quella dell'economia finanziaria".