La Svizzera mette l'Iva all'8%
sulle case d'appuntamenti
Franco Zantonelli, di FRANCO ZANTONELLI
Dopo una lunga battaglia legale tra un locale di Zurigo e il fisco elvetico, la Corte suprema della Confederazione ha dato ragione allo Stato fissando anche i prezzi minimi delle prestazioni
LUGANO - Un fisco talmente pignolo da arrivare ad applicare l'Iva persino sul mestiere più vecchio del mondo. In Svizzera neppure le prostitute sfuggono, ormai, all'imposta sul valore aggiunto. Di conseguenza sono obbligate ad aggiungere un 8 per cento in più - un'Iva decisamente più leggera di quella in vigore in altri Paesi europei - alle loro prestazioni sessuali. Lo ha deciso il Tribunale Federale di Losanna, ponendo fine ad una controversia tra una casa chiusa di Zurigo e l'Ufficio Federale delle Contribuzioni, l'equivalente svizzero dell'Agenzia delle Entrate.
"Riteniamo sia perfettamente corretto inserire, nella cifra d'affari di un'attività assogettata all'Iva, anche il reddito conseguito con la prostituzione", ha sentenziato la Corte suprema elvetica. Il locale in lite con il fisco non contestava, tuttavia, questo principio, quanto il fatto che gli agenti delle tasse avessero stabilito una tariffa standard di 150 franchi, circa 120 euro, …
"Riteniamo sia perfettamente corretto inserire, nella cifra d'affari di un'attività assogettata all'Iva, anche il reddito conseguito con la prostituzione", ha sentenziato la Corte suprema elvetica. Il locale in lite con il fisco non contestava, tuttavia, questo principio, quanto il fatto che gli agenti delle tasse avessero stabilito una tariffa standard di 150 franchi, circa 120 euro, …
LUGANO - Un fisco talmente pignolo da arrivare ad applicare l'Iva persino sul mestiere più vecchio del mondo. In Svizzera neppure le prostitute sfuggono, ormai, all'imposta sul valore aggiunto. Di conseguenza sono obbligate ad aggiungere un 8 per cento in più - un'Iva decisamente più leggera di quella in vigore in altri Paesi europei - alle loro prestazioni sessuali. Lo ha deciso il Tribunale Federale di Losanna, ponendo fine ad una controversia tra una casa chiusa di Zurigo e l'Ufficio Federale delle Contribuzioni, l'equivalente svizzero dell'Agenzia delle Entrate.
"Riteniamo sia perfettamente corretto inserire, nella cifra d'affari di un'attività assogettata all'Iva, anche il reddito conseguito con la prostituzione", ha sentenziato la Corte suprema elvetica. Il locale in lite con il fisco non contestava, tuttavia, questo principio, quanto il fatto che gli agenti delle tasse avessero stabilito una tariffa standard di 150 franchi, circa 120 euro, su cui applicare l'imposta.
"Niente affatto, la tariffa dipende dalla tipologia e dalla durata delle prestazioni", la replica della casa d'appuntamenti, che ha così deciso di rivolgersi al Tribunale Federale. E, sostanzialmente, la massima istanza giudiziaria della Confederazione le ha dato ragione: il calcolo va rifatto e la tariffa standard, definita dal fisco, dettagliata meglio. E dire che, nello stabilire l'ammontare dell'Iva contestato, l'Ufficio Federale delle Contribuzioni si era preso la briga di consultare i tariffari dei bordelli di mezza Svizzera scoprendo che un "rapporto veloce" viene fatturato 50 franchi, una seduta di mezz'ora 150, un'ora completa 300. Per una cifra d'affari complessiva di 4 miliardi di franchi all'anno, ovvero di 3,2 miliardi di euro. Una cifra che fa brillare gli occhi all'ufficio delle imposte, anche se è costretto a riconsiderare il calcolo dell'Iva.
"Riteniamo sia perfettamente corretto inserire, nella cifra d'affari di un'attività assogettata all'Iva, anche il reddito conseguito con la prostituzione", ha sentenziato la Corte suprema elvetica. Il locale in lite con il fisco non contestava, tuttavia, questo principio, quanto il fatto che gli agenti delle tasse avessero stabilito una tariffa standard di 150 franchi, circa 120 euro, su cui applicare l'imposta.
"Niente affatto, la tariffa dipende dalla tipologia e dalla durata delle prestazioni", la replica della casa d'appuntamenti, che ha così deciso di rivolgersi al Tribunale Federale. E, sostanzialmente, la massima istanza giudiziaria della Confederazione le ha dato ragione: il calcolo va rifatto e la tariffa standard, definita dal fisco, dettagliata meglio. E dire che, nello stabilire l'ammontare dell'Iva contestato, l'Ufficio Federale delle Contribuzioni si era preso la briga di consultare i tariffari dei bordelli di mezza Svizzera scoprendo che un "rapporto veloce" viene fatturato 50 franchi, una seduta di mezz'ora 150, un'ora completa 300. Per una cifra d'affari complessiva di 4 miliardi di franchi all'anno, ovvero di 3,2 miliardi di euro. Una cifra che fa brillare gli occhi all'ufficio delle imposte, anche se è costretto a riconsiderare il calcolo dell'Iva.