Economia

Rehn: "La crisi europea non è finita
e l'Italia ha bisogno di una revisione"

Per il commissario Ue agli Affari economici il Paese è come una Ferrari, ma il motore deve essere migliorato "non si può perdere tempo a pit stop. I dati sul Pil sono deludenti". Preoccupa l'abolizione dell'Imu: "Valuteremo la service tax, ma va in direzione contraria alle nostre raccomandazioni". Alle attuali condizioni "non servono" manovre aggiuntive. Saccomanni conferma il rispetto del 3% per il deficit/Pil

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MILANO - La crisi non è finita. La situazione migliora, ma il livello di guardia deve restare alto. Olli Rehn, vicepresidente della Commissione Ue responsabile degli Affari economici, ammonisce dai facili entusiasmi e durate un'audizione in Italia, alla Camera, dice: "La situazione sta migliorando, l'area dell'euro sta arrivando al punto di svolta che attendevamo da tempo. E' in corso un inizio di graduale ripresa che speriamo si consolidi anzi acquisti slancio nei prossimi mesi dove dovremmo vedere un miglioramento dell'occupazione, ma dichiarare che la crisi è finita sarebbe prematuro".

Il commissario europeo ha poi paragonato l'Italia alla Ferrari, entrambe incarnano "una grande tradizione di stile e capacità anche tecnica ma per poter vincere bisogna avere un motore competitivo, bisogna essere pronti a cambiare, adeguarsi. L'Italia è la terza economia per grandezza in Europa e il suo motore di crescita non può andare a basso regime, il motore ha bisogno di un'urgente revisione, non si può perdere tempo a pit stop spero che l'Italia guidi con due mani sul volante e rimanga fermamente in  pista".

Al paragone tra economia e Formula 1 replica Luca Cordero di Montezemolo: "L'Italia è un Paese, come la Ferrari, forte e competitivo. Ma l'Europa, che detta le regole, non deve coltivare il mito del rigore quando è fine a se stesso. Perché di troppo rigore si muore, come hanno ben capito tra gli altri Giappone e Stati Uniti".

A preoccupare i vertici europei sono le incertezze politiche che frenano gli investimenti: "La stabilità politica è un fattore fondamentale per la ripresa". Anche perché l'Ue ha chiuso la procedura per eccesso di deficit, "ma l'Italia dovrà onorare gli impegni assunti, come il governo ha più volte dichiarato. I dati sul Pil sono deludenti". Rehn ha quindi confessato che l'abolizione dell'Imu "ha suscitato e suscita preoccupazioni, rispetto allo spostamento degli oneri fiscali dai fattori produttivi verso altri cespiti. Adesso sarà nostro dovere verificare la service tax". 

Tuttavia Rehn, ha ricordato che "il consiglio ha raccomandato di spostare il carico fiscale dai fattori di produzione al patrimonio e al consumo. La decisione sull'Imu va ovviamente in direzione opposta rispetto alla raccomandazione del consiglio, tuttavia, se configurata bene la service tax potrebbe, 'potrebbe', essere coerente con la raccomandazione".

Per il vicepresidente della Commissione Ue, comunque, "l'Italia è in linea con il conseguimento dell'obiettivo del pareggio di bilancio". Ancora una volta, però, c'è la precisazione: sarà pareggio "a condizione che gli impegni attuali vengano rispettati, o concordate misure compensative laddove si creino buchi di bilancio. A queste condizioni non serviranno interventi aggiuntivi".

Lo stesso ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, in un incontro riservato di cui ha dato notizia il Tesoro ha confermato il rispetto del tetto del rapporto tra deficit e Pil al 3%. I due hanno parlato anche dell'iniziativa europea di cui si discute attualmente per facilitare l'accesso al credito delle piccole e medie imprese e per il quale ci si aspetta una decisione ambiziosa dal Consiglio Europeo di ottobre.

"Il successo dell'Italia è il successo dell'Europa e l'insuccesso dell'Italia - ha concluso Rehn - è un insuccesso per l'Europa. E il premio di rendimento pagato dai titoli di Stato italiani, che ha superato quelli spagnoli, è un segnale d'allarme".